Tra necessità ed assenze, nell'orizzonte di Londra un Milan a due punte. I motivi

di Daniele Castagna
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Gattuso non l'ha mai nascosto, in nessuna conferenza. Dal suo primo insediamento sulla panchina del Diavolo, Rino ha sempre pensato alle due punte, ponendole però in secondo piano sull'altare delle priorità. Prima c'era una squadra da raddrizzare, una tenuta atletica da sistemare, un modulo da stabilire e delle scelte continue da mandare avanti. Svolto il lavoro grosso e dopo aver ridato senso ad una stagione che navigava rapidamente sulla parte destra della classifica, ora il mister ci pensa davvero: ma il suo Diavolo può sostenere un forcone offensivo con due punte vere?

Nel segreto della lunga striscia di imbattibilità e di clean sheets, c'è un accorgimento tattico poco visibile quanto cruciale. Il suo Milan all'apparenza veste l'abito del 4-3-3, cambiando però outfit in fase difensiva con il 4-5-1 ed una sorta di 3-4-3 in zona offensiva (Biglia tra i due centrali, i terzini in avanti e le due mezz'ali in continua spinta). Con il naturale quanto necessario mutamento alle due punte, i rossoneri potrebbero perdere una percentuale di recente invulnerabilità per guadagnare maggiore presenza in zona gol. Attenzione però, l'equazione due punte uguale più pericoli non sempre è corretta, anzi, a tratti può essere deleteria se il supporting cast a disposizione non si dimostra all'altezza. Vedesi le difficoltà ad inizio stagione quando, in piena crisi di risultati, la squadra provava la soluzione del doppio puntero pagando però ulteriormente in fase copertura.

In casa dei Gunners, in uno stadio poco felice alle italiane, Rino non ha molte altre soluzioni per giocarsela. Da una parte ci sono gli infortuni dell'intero pacchetto dei terzini, costringendo il tecnico a schierare uno tra Zapata e Borini da tenere più bloccato per poter liberare Rodríguez sul versante opposto. Indubbiamente l'esterno difensivo con maggiore qualità tra i piedi.  Dall'altra una necessità innegabile di fare gol, più possibili, nella gara da dentro e fuori per l'Europa League. Ed è proprio la produzione offensiva il punto focale dell'intero discorso: le squadre di Rino, numeri alla mano, non hanno mai travolto l'avversario con goleade inarrestabili e le statistiche della Serie A lo dimostrano. Il club meneghino è solo settimo per reti marcate, fermo a 38, lontano anni luce dalle 66 della Lazio o 65 della Juventus. Tutto dunque passa dai rifornimenti che Cutrone e André Silva (in vantaggio su Kalinic) riceveranno: a destra Suso, intoccabile e inamovibile; a sinistra sarà Jack Bonaventura nel ruolo di esterno mancino, spostando Çalhanoglu per una gara in panchina. In mezzo la diga e la regia, guidate da Biglia e Kessie chiamati alla massima attenzione difensiva per poi liberare la forza e l'estro delle fasce. Un 4-3-3 replicherebbe in parte lo scenario visto nel secondo tempo dell'andata: una buona presenza in campo senza però riuscire a mordere. Ecco perché all'Emirates serve osare, serve andare all-in e provare qualcosa in più. Tra necessità ed assenze, nell'orizzonte di Londra si scorge un Milan a due punte.


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