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Pioli il normalizzatore: il tecnico sta trovando pian piano il suo Milan

di Manuel Del Vecchio
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Fin dal suo arrivo sulla panchina del Milan in molti fra gli addetti ai lavori hanno definito Stefano Pioli come un “normalizzatore”, un allenatore capace di adattarsi alla sua squadra e molto bravo nel far giocare i suoi giocatori nel loro ruolo naturale, senza stravolgimenti ed esperimenti particolari. Sulla carta era la scelta giusta per far fronte alle difficoltà riscontrate in questo inizio di stagione con Marco Giampaolo, e nonostante un avvio poco felice (anche a causa del calendario) si può dire che i primi risultati della cura Pioli iniziano a vedersi.

I TERZINI, UN PUNTO DI FORZA – Negli ultimi anni il Milan non è mai riuscito ad avere dei terzini di sicuro affidamento che potessero offrire garanzie, difensive ed offensive, per gran parte della stagione. Pioli ha avuto la fortuna di trovarsi un Theo Hernandez pienamente recuperato dall’infortunio estivo e non ha avuto paura nel buttarlo subito nella mischia, costruendogli attorno un sistema di gioco che sfrutti al massimo le sue qualità. Il francese ex Real Madrid ha risposto presente, mettendo a segno due reti (Roma e Parma, entrambe in trasferta) e risultando sempre fra i migliori in campo. Sulla destra invece il lavoro per il nuovo allenatore subentrato non è stato così facile, visto che ad inizio stagione né Conti né Calabria sembravano essere totalmente affidabili. Pioli li ha provati entrambi per poi scegliere il primo: il terzino ex Atalanta sembra essersi lasciato alle spalle i due terribili infortuni che hanno condizionato la sua esperienza in rossonero e le sue ultime prestazioni sono state un crescendo: sempre più sicuro e consapevole dei propri mezzi, Andrea si sta rivelando prezioso anche e soprattutto in fase difensiva, dando molto più equilibrio e copertura rispetto al suo esplosivo collega mancino.

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IL RITORNO DI JACK – Probabilmente il recupero più importante è stato quello di Jack Bonaventura, giocatore che Pioli ha definito intelligente e di qualità. Il centrocampista di San Severino Marche, che l’anno scorso con Gattuso aveva iniziato molto bene la stagione, è dovuto rimanere fermo per un anno a causa di un guaio al ginocchio. In questo lasso di tempo il Milan ha pagato molto la sua assenza, visto che in rosa ha caratteristiche uniche. Jack può giocare in più ruoli, è uno dei pochi giocatori capaci di superare l’avversario in dribbling e non ha mai paura di provare la giocata. Complice anche l’assenza di Calhanoglu per squalifica, Pioli l’ha schierato titolare contro il Napoli nella posizione che predilige: da esterno alto. Bonaventura ha ripagato la scelta dell’allenatore, offrendo oltre al bellissimo gol anche una prestazione sopra le righe, da leader tecnico e carismatico. Contro il Parma è tornato nei tre di centrocampo, contribuendo alla fluidità della manovra rossonera e mettendo anche lo zampino nel gol vittoria: suo il tiro da fuori che porta alla rete di Theo. In queste ultime uscite si è dimostrato insomma un giocatore recuperato e che può dare ancora molto alla causa.

Parlando di centrocampisti anche Krunic e Calhanoglu sembrano beneficiare del lavoro di Pioli: il primo ha sostituito al meglio Kessie, risultando anche più sicuro e determinante con il pallone fra i piedi, mentre il secondo sembra aver trovato di nuovo fiducia nei propri mezzi. Hakan è tornato a cercare spesso la giocata, tiro o passaggio che sia. I risultati per ora non lo premiano, ma se continuerà in questa direzione verrà sicuramente ricompensato.

CHI MANCA? – In due mesi Pioli, non avendo la bacchetta magica, non avrebbe mai potuto risolvere tutti i problemi del Milan. Dopo aver dato equilibro alla difesa e messo a posto il centrocampo, ora il tecnico rossonero ha l’importante compito di sfruttare al meglio i suoi uomini offensivi. Parliamo di Piatek e Leão, che per un motivo o per un altro stanno riscontrando più difficoltà del previsto. Pioli li considera alternativi ma magari provandoli insieme, con il portoghese schierato sulla fascia, si potrebbe trovare la soluzione alla sterilità offensiva del Milan. Di sicuro l’allenatore rossonero non è una persona testarda e le proverà tutte per far tornare a sparare il pistolero polacco.

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