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Pato: "Il Milan mi rimarrà sempre nel cuore, nel 2013 non volevo andare via. In questa squadra farei come minimo 10 gol"

di Manuel Del Vecchio
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Alexandre Pato, ex attaccante rossonero che da sempre occupa un posto speciale nel cuore dei tifosi del Milan, è intervenuto in live su Twitch sul canale ufficiale del club. Queste tutte le dichiarazioni del Papero:

Un saluto: "È sempre un piacere ascoltare cose sul Milan. Non dimentico l’italiano, ho amici che parlano italiano. Una volta dopo tanto tempo in italia sono arrivato in Brasile e mi ero dimenticato il portoghese (ride, ndr). Un abbraccio a tutti i tifosi”.

Sul suo saluto al Milan nel 2013: “Quando sono arrivato al Milan è stato amore a prima vista, quando sono dovuto andare via non volevo. Mi rimarrà sempre nel cuore”.

Il suo esordio contro il Napoli: “È stato un bellissimo esordio, ho provato anche a rubare un gol a Ronaldo (ride, ndr). Claudio (Lippi, ndr) è sempre stato una persona gentile, rimarrà sempre uno di noi. È stato bellissimo il tempo che ho avuto nel Milan. Seguo sempre il Milan, vi ascolto sempre. Quando sono arrivato al Milan ero un ragazzino, ero discreto. Capisco che nel calcio ci possano essere le critiche, ho sempre avuto molto rispetto per i giornalisti e per chi parla di calcio. È una cosa che i calciatori devono accettare”.

Ho rimpianti su di te, saresti potuto essere anche oggi l’attaccante del Milan: “Nel futuro perché no, non si sa (ride, ndr). Sono arrivato molto presto al Milan, quando arrivi molto giovane devi avere persone intorno a te che ti stiano vicino. Io ero da solo, non c’era nessuno. Una volta uscito dall’allenamento rimanevo da solo. Mi divertivo in campo, giocavo come se fossi in strada. Non mi faceva impressione chi avevo di fianco, mi divertivo con loro. Purtroppo ho iniziato con gli infortuni, lì mi sono mancate tante cose. Ero sempre solo, quando volevo parlare con qualcuno, dire quello che sentivo non potevo. Quando sono tornato a giocare sono tornati anche gli infortuni, poi sono dovuto tornare in Brasile. Sono state delle scelte, anche non mie. Io ho saputo dopo che il Milan volesse darmi solo in prestito, però purtroppo non è andato così. Sono stato influenzato per tornare in Brasile. Ho cambiato altre squadre, ora sono qui oggi e ora ho la testa di un ragazzo di 31 anni che è molto diversa da quella di un ragazzo di 18. Poi in un Milan così farei come minimo 10 gol (ride, ndr). Quando vedi i ragazzi di oggi c’è sempre tanta gente al loro fianco, in quel periodo non c’era questo approccio. Il Milan comunque è stato come una casa per me, una famiglia, però c’è stato un momento in cui mi sono sentito solo. È stata una bella esperienza, rimarrà sempre nel cuore, ci sono tante cose che sono capitate… È successo, ora guardo al futuro”.

Come te lo immaginavi il tuo esordio? “È una partita che non dimenticherò mai. Stavo guidando fino a casa, pensavo a cosa avrei potuto dire. Oggi il calcio è molto veloce, si è persa la fantasia dei giocatori. Io sapevo che mi sarebbe sempre arrivato un pallone pulito, sapevo che sarei dovuto stare vicino alla porta. Ora è molto veloce, fisico. Prima ero insieme ai campioni, dovevo solo pensare a tirare in porta. Mi piaceva giocare contro il Barcellona, mi piaceva andare in velocità perché lasciavano molti spazi: in Champions ho visto un buco e mi ci sono buttato dentro. Volevo calciare di fianco a Valdes, invece è finita sotto le gambe. Meglio di così… (ride, ndr)”.

Cosa ti arriva del Milan di adesso? “È un Milan che fa sognare i tifosi, possono sognare di arrivare primi. Ovviamente non è facile, competere con i club che spendono cifre assurde è molto difficile. Maldini con quello che ha in mano ha fatto un bel lavoro, adesso vedo che i tifosi credono così come tanti anni fa. Posso dire che di anno in anno il Milan farà sempre meglio”.

Cosa diresti a Leao? “È un giocatore molto importante, è bravo. Il calcio non è solo arrivare a Milanello, allenarsi e andare a casa. Devi concentrarti sul tuo lavoro, se sei in un posto come in Italia in cui la tattica è importante devi imparare, studiare, guardare le partite. Vedo che ha tutto questo potenziale, può fare di più. A volte quando era Milanello volevo tornare subito a casa, il calcio non è così. I giocatori hanno un lavoro molto veloce, due-tre ore sul campo e poi si va a casa. Bisogna curarsi anche in palestra, focalizzarsi sulla testa. Deve capire bene dov’è, deve lavorare molto sulla testa, deve capire quello che rappresenta. Sono sicuro che farà molto bene, e lo auguro non solo a lui ma a tutti i giocatori”.

Ricordi il tuo primo giorno a Milanello? “Quando sono arrivato a Milanello è stato bellissimo. Prima però sono andato a fare un test. Il dottore mi chiese di coprirmi l’occhio con una mano, io mi appoggiai la mano troppo forte sull’occhio e ebbi qualche problema. Il dottore mi mise un collirio, quando andai a Milanello a fare la prima foto ero con l’occhio praticamente chiuso (ride, ndr). Poi quando incontri un giocatore che ha fatto la storia… Ancelotti a pranzo chiese a tutti di alzarsi per salutarmi, tutti si sono alzati e mi hanno dato la mano. Ho visto il rispetto di tutti quei grandi giocatori, è stato bellissimo. Ogni giocatore nuovo deve rispettare gli altri e avere l’umiltà di conoscere gli altri che hanno fatto la storia. Quando nel gruppo tutti vanno nella stessa direzione è il segreto, per questo abbiamo vinto lo scudetto. Tutti giocavano solo per vincere, nessuno per sé stesso”.

Sul futuro: “Non ero molto contento perché ho avuto tanti problemi nella mia vita, ho bloccato il mio contratto con il San Paolo perché volevo essere felice. Ho girato tante squadre, anche in Cina… Volevo un posto che mi facesse sentire felice di nuovo, è arrivato Orlando dopo 7 mesi che ero fermo. Mi è tornata la voglia di giocare, la motivazione che avevo da bambino. So cosa posso fare, posso aiutare molto Orlando. Poi il futuro non si sa, lo sa solo Dio”.

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