ESCLUSIVA MN - Pagni: "Leo e Gattuso incompatibili. Ecco perchè Elliott e Gazidis hanno ragione sul FPF"

di Salvatore Trovato
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La redazione di MilanNews.it ha intervistato il giornalista Luca Pagni per discutere di alcuni argomenti relativi all'attualità rossonera. Con il collega di Repubblica abbiamo parlato di questioni societarie, di mercato, del Fair Play Finanziario e non solo. Ecco le sue parole.

Secondo lei, Gattuso e Leonardo resteranno entrambi al Milan?

"Per come sono andate le cose, credo siano abbastanza incompatibili. Leonardo non era convinto dall’inizio e quando non sei convinto il rischio di commettere errori è abbastanza alto, a meno che non riesci a trovare un modo di lavorare dimenticando il passato per il bene della società e della squadra. Leonardo - e questa non è solo una voce di spogliatoio - è intervenuto anche sulla conduzione tecnica, mettendo in confusione i giocatori e mandando un po’ in fibrillazione Gattuso. Questo è coinciso con il momento negativo dopo il derby. Sono convinto che ci saranno delle novità subito dopo la fine del campionato".

La cosiddetta "rivoluzione Gazidis" potrebbe toccare anche Leo?

"Non credo ci sia un atteggiamento machiavellico da parte di Elliott, che dice: mettiamo tutti in discussione e in questo modo tacitiamo anche le voci che da qui alla fine della stagione sarebbero potute uscire. Bisogna sempre ricordare che Elliott è un fondo americano di cultura anglosassone, molto distante dal modo di pensare mediterraneo e italiano. Si valutano molto i risultati. Arrivando quinto il Milan otterrebbe un piazzamento migliore rispetto alla scorsa stagione, ma farebbe comunque peggio di un anno fa, perché è uscito prima sia dall’Europa League che dalla Coppa Italia. Quindi, se questi dovessero essere i risultati, considerata sempre la mentalità anglosassone, bisognerebbe individuare il responsabile. È un discorso molto razionale, a cui però non siamo abituati. Da noi si ragiona più di pancia, di simpatie, con manovre di corridoio. Loro ragionano in maniera completamente diversa".

Che mercato dobbiamo aspettarci dal Milan?

"Anche qui, razionalmente, si dovrebbe partire da un altro concetto: che tipo di mercato possiamo o vogliamo fare? Più volte abbiamo parlato - e dico finalmente - di giovani, under 23, o comunque di talenti da prendere prima che esplodano. Ovviamente scegliendo un tecnico che sia propedeutico a questo tipo di calciatori. È inutile prendere giocatori votati all’attacco o costruire una squadra spettacolare, tipo il Liverpool, e poi chiamare Trapattoni o Mazzarri, ovvero uno degli ultimi allenatori iper-difensivisti rimati: sarebbe una follia. Per quanto riguarda il mercato, dico una cosa un po’ controcorrente".

Prego...

"Se davvero sono così fondamentali i 50 milioni che potrebbero arrivare dalla Champions, allora basterebbe vendere Donnarumma. Problema risolto. Non dev’essere una scusa. Non si può, dopo sei-sette anni di mercati sbagliati, fallire ancora. L’altro giorno leggevo la classifica del New York Times delle squadre che hanno speso di più in Europa negli ultimi dieci anni: il Milan è nono davanti al Liverpool. È vero che l’80% è stato speso durante la stagione di Fassone e Mirabelli e in quella precedente da Galliani, ma i rossoneri hanno investito solo 100 milioni in meno della Juve e 176 milioni in meno del Real, che però ha vinto quello che ha vinto. È evidente che si è speso male. Bisogna programmare e non sbagliare gli acquisti. Ripeto, la parte finanziaria non può e non dev’essere un alibi".

Lei prima ha parlato di allenatori: Sarri potrebbe essere il nome giusto?

"Sì. Qualche anno fa avrei preso Ranieri, un allenatore che, dovunque è stato, ha sempre messo le basi e costruito per chi è venuto dopo. Il problema è che Elliott non ha tutto questo tempo a disposizione. Sarri è uno che costruisce. Domenica ci saranno più di 60mila persone allo stadio: la vera forza del Milan, in questo momento, è il suo pubblico. Bisogna puntare su un allenatore che trascini con il gioco, anche non vincendo, che faccia sognare e appassionare. I tifosi rossoneri hanno voglia di andare allo stadio e divertirsi vedendo la propria squadra. Sarri potrebbe essere il nome giusto".

Capitolo Uefa: esiste una possibilità per il Milan di trovare un accordo per non incorrere in altre penalizzazioni?

"Questo è l’obiettivo a cui stanno lavorando fin dall’inizio, da quando è arrivato Gazidis. Il Milan chiede un anno in più di tempo per mettere a posto i conti, perché ci sono ancora degli arretrati non solo della gestione cinese ma anche dell’ultima parte della gestione Galliani. Adesso non voglio gettare la croce sul povero Montolivo, ma 2 milioni e mezzo per un giocatore che non gioca mai sono un problema. Il Milan, che dieci anni fa era un modello all’interno del calcio italiano, con l’accelerazione improvvisa del calcio europeo, sia in termini di fatturato che di diritti tv, è rimasto fermo. Tutti si lamentano del fatto che con Gazidis non siano ancora arrivate sponsorizzazioni, ma queste cose non si fanno in cinque giorni. I tifosi pensano ancora che il Milan sia quello che vinceva con Sacchi, Capello e Ancelotti, ma non è più così. E il mondo, ogni due tre anni, cambia paradigma. Non ci sono riuscite neanche City e Psg, le due squadre che hanno speso di più in assoluto negli ultimi dieci anni, ma che non hanno mai vinto la Champions. Non si può vivere di gloria come una nobile decaduta. Il Milan è sempre tra le famiglie nobili d’Europa, su quello non ci piove, ma si è preso qualche anno sabbatico, diciamo così. Ci vuole tempo e un anno in più sarebbe fondamentale".

Riusciranno a ottenere questo anno in più?

"Non saprei, perché in questo momento, col progetto di superlega europea, il campionato del Mondo che vuole la Fifa e l’opposizione dei club e delle Leghe che si vedono scavalcare, la Uefa si sente sotto assedio. Molto dipenderà dalla diplomazia. Sono convinto che, andando avanti di questo passo, nascerà l’NBA del calcio europeo: le grandi società fanno un accordo tra di loro con regole molto ferree, chi è dentro è dentro. Temo si andrà verso questa direzione. Dico temo per una questione romantica".

La reazione di un club potente come il Manchester City al recente deferimento potrebbe cambiare gli scenari?

"Assolutamente sì. Ci sarà un’accelerazione verso la creazione di una NBA del calcio europeo, ma è inevitabile. Intanto perché c’è una sorta di spread fra il calcio inglese e il resto d’Europa. In Premier i diritti tv continuano a crescere: praticamente stanno facendo loro l’NBA del calcio europeo. Se gli altri club non si adeguano, e in parte anche l’Uefa, potrebbe succedere quello che nell’hockey su ghiaccio ha fatto la lega russa, che a un certo punto ha detto alle altre big europee: venite a giocare da noi. Adesso bisogna vedere se la Uefa o i grandi club avranno la forza di dire agli inglesi “ok, facciamo una cosa nostra”, proprio come l’NBA. Oppure se saranno gli inglesi a dire venite voi da noi. Il rischio è questo".

In quel caso cosa accadrebbe al Fair Play Finanziario?

"Le regole erano giuste, perché c’erano dei disavanzi economici folli e malati, ma è uno strumento assolutamente da rivedere. Soprattutto in un punto, e qui Gazidis e Elliott hanno ragione: come in tutte le attività economiche serve un tot di tempo per imporsi, anni in cui poter investire per entrare sul mercato. Il Milan ha bisogno almeno di tre anni, per questo ne chiede uno in più. Siamo in un mondo capitalista, dov’è scritto che non si possa investire? Il Fair Play Finanziario - buono all’inizio, un’idea giusta - adesso, come tutte le leggi che non vengono riformate al passo coi tempi, sta creando dei favoritismi nei confronti dei più forti".

Il deferimento del City potrebbe in qualche modo venire incontro al Milan?

"Aiuterà sicuramente. Adesso c’è un’attività diplomatica in corso, quindi al Milan tengono un profilo molto basso. Ma se la Uefa dovesse dire no all’anno in più e dare altre penalizzazioni per l’ultimo rinvio a giudizio alla camera arbitrale, cosa succederà? Il Milan resterà senza fare niente oppure reagirà con gli avvocati che solitamente Elliott schiera quando si occupa di finanza e investimenti? Credo che reagirà, di conseguenza la Uefa avrà un nemico in più, che in questo momento, come detto, sta col profilo basso. È come una partita di calcio: se l’arbitro al primo fallo cattivo da dietro non interviene dicendo “al prossimo ti ammonisco”, ma tira fuori il cartellino giallo per la prima volta a fine primo tempo, la partita è andata, nel senso che tutti si sentono autorizzati a entrare da dietro. Lo stesso hanno fatto City, Psg e Real, spendendo, ma la Uefa per un po' non è intervenuta con i più forti, lo ha fatto solo per bloccare le squadre ungheresi, ucraine e la Roma. Poi, quando a una grande dici che non può più fare certe cose, questa si inc...".

 


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