Dall'incertezza cinese al monopolio di Elliott: ecco quanto è importante il fondo americano nel mondo

di Matteo Calcagni
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Il 10 luglio 2018 ha segnato un altro punto di svolta della recente, e tumultuosa, storia rossonera, con il passaggio del Milan ad Elliott, fondo statunitense che ora detiene il 99.93% delle quote a causa dell'inadempimento del precedente azionista di maggioranza, Li Yonghong. L'investitore cinese si era indebitato con Elliott per 303 milioni (più interessi): debito che avrebbe dovuto saldare entro il prossimo ottobre. Tutto si è risolto anzitempo per via degli ormai celebri 32 milioni dell'ultimo aumento di capitale, prestati dal fondo e non restituiti entro dieci giorni lavorativi da Mister Li. Nonostante gli ultimi tentativi dell'imprenditore asiatico, che ha tentato di vendere il Milan sul filo di lana, il club è passato ad Elliott come in tanti prevedevano: un netto cambio di marcia che segna una precisa linea di demarcazione, passando dall'incertezza nebulosa di Li (e della provenienza del denaro che ha messo nel Milan) alla solidità monopolistica e strutturata della società statunitense di gestione degli investimenti.

IL COLOSSO ELLIOTT - In questi mesi l'hedge fund (fondo speculativo) americano è stato inevitabilmente molto attento alla situazione del Milan, vista l'improbabilità che il debito di Li Yonghong venisse saldato. Il fallimento dei vari rifinanziamenti ha messo un ulteriore macigno sulle spalle dell'azionista cinese, costretto a cercare un compratore per provare a rientrare dei soldi spesi. Fallita la strada della cessione, Elliott si è preso il Milan emettendo un comunicato di spessore che mira ad un "progetto a lungo termine". Sarà davvero così? Probabile, quasi certo. La società statunitense sa bene che, gestendo in maniera assennata e logica aziendalistica il team rossonero, l'investimento potrà fruttare molto più denaro. Una cosa è vendere il club in questo momento, un'altra è farlo dopo un paio d'anni di gestione oculata, una squadra rinforzata, un ritorno in Europa e migliori risultati sportivi. E' proprio questo il modus operandi dei fondi speculativi che, qualsiasi sia il settore, puntano a ricavi economici. E su questo Paul Singer, fondatore ed azionista di Elliott, è un vero e proprio maestro. Nel 2018 è stato indicato da Forbes come 822° uomo più ricco del mondo, con un patrimonio stimato in 2.8 miliardi di dollari. Il newyorkese di origine ebrea si è specializzato negli investimenti effettuati con i debiti dei Paesi in default. Spiccano, nello specifico, quelli in Perù, Congo e soprattutto Argentina, da cui Elliott (nel 2016 dopo una lunga battaglia legale) ha ricevuto un rimborso di 2.4 miliardi di dollari dal nuovo governo argentino, cifra che supera di almeno dieci volte la cifra investita sui Tango boys, obbligazioni acquistate nel 2001 per 630 milioni e poi finite in default.

IL FONDO CHE CREA VALORE - Importanti testate giornalistiche internazionali, come The Independent, Washington Post e The Guardian, hanno definito Elliott come "fondo avvoltoio". Bloomberg, addirittura, ha definito Paul Singer il "più temuto investitore del mondo". Una reputazione che non spaventa assolutamente l'imprenditore statunitense, il quale ieri si è espresso in questo modo sul Milan: "Supporto finanziario, stabilità e una supervisione adeguata sono prerequisiti necessari per un successo sul campo e per una fan experience di livello internazionale. Elliott è impaziente di cimentarsi nella sfida di realizzare il potenziale del club e di restituirlo al pantheon dei top football club Europei al quale AC Milan appartiene di diritto. Elliott crede fermamente che vi sia l’opportunità di creare valore su AC Milan". Il fondo americano è esperto nel creare valore dai suoi investimenti, come testimoniano i tanti successi a livello aziendale. Nel 2015 l'hedge fund ha investito nell'Alcoa Corp, azienda statunitense terza nel mondo come produttrice di alluminio, acquisendo il 6.4% delle quote: il valore dell'investimento, datato 2017, è salito dell'104.4%. L'investimento su NRG Energy Inc, effettuato a gennaio 2017, ha reso un incremento di valore del 77.1% in soli otto mesi. In Italia, oltre che nell'operazione legata al Milan, Elliott è intervenuta anche in Telecom Italia, in due occasioni, l'ultima volta a marzo 2018 con una quota inferiore al 3% (con un'impennata del titolo in borsa del 6%). Non ci troveremo di fronte ad una società "familiare" come poteva essere quella relativa alla gestione Berlusconi, dove il primo obiettivo era il risultato sportivo, ma è ovvio e palese che in fondo americano vorrà far crescere il più possibile il valore del Milan e, visto quanto profuso nel mondo, ha i mezzi per farlo anche in tempi non eccessivamente lunghi. E per far crescere il valore di una squadra di calcio bisogna anche vincere.


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