Il pagellone dei Campioni - Maignan, Tonali e Leao da 10: tutti i voti

Il pagellone dei Campioni - Maignan, Tonali e Leao da 10: tutti i votiMilanNews.it
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martedì 24 maggio 2022, 20:00Pagelle
di Pietro Mazzara

Questo il pagellone di fine anno di MilanNews.it, giocatore per giocatore fino ad arrivare a Stefano Pioli: 

Maignan 10: arrivato in sordina, nascosto alle telecamere, Mike ha spiccato il volo come un’Aquila. Tra i 5 portieri più forti in circolazione, ha avuto una crescita esponenziale capendo rapidamente il metodo italiano degli allenamenti e sfoderando parate clamorose. È uno dei leader indiscussi dentro lo spogliatoio e non dimentichiamo mai che ha accorciato di un mese abbondante i tempi post operazione al polso. 

Tatarusanu 7.5: la sua stagione si racchiude nel rigore parato a Lautaro Martinez nel derby d’andata, che ha permesso al Milan di pareggiare quella partita. Umile e professionale, Tata è stato un vice competitivo in allenamento, che ha fatto spingere Maignan al massimo. 

Mirante sv: zero minuti ufficiali, non giudicabile. 

Calabria 8: crescita esponenziale quella di Davide, che ha stretto i denti pur di essere utile alla causa rossonera. Perché ha giocato anche in condizioni non ottimali. Quando è stato bene, ha fatto grandi partite e molto lavoro oscuro. Dal Vismara allo scudetto, tutto meritato. 

Florenzi 8: altro leader dello spogliatoio. Spizzi ha avuto diversi problemi fisici che ne hanno limitato l’utilizzo in stagione, ma era uno di quei giocatori con mentalità vincente che hanno alzato il livello quotidiano degli allenamenti a Milanello. Il gol con il Verona è stata una liberazione per lui e per i tifosi. Deve rimanere. 

Kalulu 9.5: partito come alternativa, sia in mezzo sia a destra, ha chiuso il campionato da titolare inamovibile. Il feeling che si è creato con Tomori ha fatto quasi paura. Fosse un cacciatore, avrebbe appese al muro le pelli di tutti i centravanti della nostra Serie A. Pazzesca la sua capacità di farsi trovare sempre pronto. Il gol con l’Empoli un segnale. 

Tomori 9.5: monumentale. Fik ha preso per mano la leadership della difesa del Milan dopo l’infortunio di Kjaer, ovvero nel momento di maggior smarrimento apparente. Solido, compatto, autocritico come pochi giocatori sanno essere anche pubblicamente, ha sempre avuto gli occhi della tigre. 

Kjaer 8: fino a dicembre, una stagione di altissimo livello. Regista arretrato, guida e seconda faccia della stessa medaglia con Tomori. Dopo la rottura del crociato, è stato un martello positivo con i compagni, fino allo scudetto. 

Romagnoli 6.5: stagione sufficiente per il capitano rossonero, falcidiato da una pubalgia molto fastidiosa che ne ha minato il percorso. 

Gabbia 6: giocare bene quando non si gioca quasi mai è complicato. Ha reagito bene a inizio gennaio quando il Covid aveva messo ko la difesa. In allenamento non ha mai abbassato il livello dell’impegno. 

Theo Hernandez 9: mille sfaccettature di un terzino moderno e devastante. Gli piace giocare negli spazi interni più che attaccare la banda di competenza. Ha il piede di un esterno offensivo, ma ha capito che bisogna correre anche all’indietro e ha migliorato la fase difensiva. Se ne è fregato del rosso diretto preso nel derby per abbattere Dumfries a pochi secondi dalla fine. Il gol con l’Atalanta l’ultimo segnale di uno scudetto che porta in calce la sua firma.

Ballo-Toure 5.5: prima annata da rivedere per Fodé, che ha pagato il passaggio dalla Ligue1 alla Serie A. L’augurio è che questo scudetto gli dia più consapevolezza per il prossimo campionato. 

Tonali 10: gente che oggi lo idolatra, la scorsa estate si augurava che la trattativa con il Brescia saltasse perché “non era da Milan”. Sandro ha fatto molto di più: non solo li ha zittiti, ma li ha convertiti. Annata pazzesca la sua, condita da cinque gol che hanno lanciato il Milan in orbita scudetto. Simbolo del progetto che si baserà per tanti anni su di lui.

Bennacer 8: quando è entrato in forma, è stato uno dei migliori registi del campionato. Qualità, visione di gioco, inserimenti e il gol al Cagliari che ha portato tre punti nel ciclo del “corto muso” di Pioli. Il finale lo ha vissuto da comprimario a causa di una caviglia in disordine, ma la cabina di regia è sua. 

Kessie 8: valutazione ragionata e caratterizzata dagli ultimi due mesi di campionato. Nella prima fase di stagione, malissimo. Poi qualche squillo come a Empoli e la Coppa d’Africa che gli taglia la condizione fisica. Da fine febbraio, non ha sbagliato una delle partite che contavano. Nelle ultime sei è tornato ai suoi livelli. In bocca al lupo a Barcellona.

Bakayoko 5: la vera nota dolente di tutta la stagione. Arrivato con grandi aspettative e voglia di rilanciarsi, Baka non ha saputo farlo. Finendo ai margini delle scelte di Pioli.

Krunic 7: è l’uomo che tutti gli allenatori vorrebbero avere. Rade ha sempre risposto presente, anche in posizioni non sue. Ha fatto il terzino in emergenza totale, il mediano a due, il trequartista-mediano e quello incursore. 

Brahim Diaz 6.5: in tanti lo hanno messo in croce, a volte giustamente, perché da uno con quel talento ti aspetti di più. Inizio di stagione da fenomeno: gol, assist, giocate di classe e la sensazione di esser l’uomo giusto sulla trequarti. Poi il covid lo ha mandato ko. Difficile la risalita. Lampi decisivi nel derby di ritorno e un finale in panchina.

Saelemaekers 6: sembrava potesse essere la stagione dell’esplosione, si è rivelata quella dei dubbi, delle grandi difficoltà tecniche che lo hanno portato a perdere il posto nella fase cruciale della stagione. 

Messias 7.5: arrivato in estate tra i mugugni, è stato un professionista serio, umile e silenzioso. Ha fatto diversi gol importanti e non ha fatto mai mancare il suo apporto. Ha avuto tanti, troppi, passaggi a vuoto dentro tante partite in termini di scelte di campo. Nelle ultime sei vittorie, però, ci ha messo lo zampino con gol e assist. 

Leao 10: è sbocciato, quasi definitivamente. Dopo due anni di adattamento e di crescita alternante, in questa annata ha fatto detonare il suo talento al servizio della squadra. Gol pesanti, assist decisivi, avversari sverniciati in campo aperto. Ha ancora margini di miglioramento nella fase di finalizzazione, ma nelle ultime sei partite ha fatto sempre le scelte giuste, per il gruppo e poi per lui.

Rebic 7: il miglior Milan della prima parte di stagione è stato quello con lui come prima punta. Cattivo, imprevedibile, Ante ha pagato malamente dazio agli infortuni. Un po’ di indolenza ha anche fatto creare un caso dove nessuno lo ha più difeso. Li ha capito che il noi era più importante dell’io. E quando Pioli lo ha riavuto al 100%, ne ha giovato.

Castillejo 6: se il Milan ha vinto lo scudetto lo deve anche a lui. La partita d’andata con il Verona l’ha ribaltata lui. A Udine è lui a mettere in area di rigore l’ennesimo cross che poi porterà al gol di Ibrahimovic. Probabilmente andrà via a cercare di giocare di più, ma il suo lo ha fatto.

D. Maldini 6: il gol allo Spezia l’highlight della stagione. Poi apparizioni sparute e quella sensazione di essere ancora un po’ acerbo per avere maggior spazio in campo.

Ibrahimovic 8.5: il capo del branco. Il lupo dal pelo grigio, ma che è ancora il più pericoloso. Ibra non ha fatto solo le partite in campo, ma è stato fondamentale anche fuori, nel lavoro sulla testa dei compagni. Decisive le sue parole a Rebic per fargli cambiare mentalità nell’ultimo mese di stagione, decisivo nel far andare tutti al massimo e nel dare i giusti consigli a chiunque. Deciderà a breve il suo futuro, ma ha fatto un lavoro clamoroso, mettendosi a disposizione di tutti.

Giroud 9: l’uomo del destino. Ha fatto i gol in alcune delle partite chiave della cavalcata: doppietta al derby, gol a Napoli, a Roma con la Lazio e la doppietta di Reggio Emilia. Si è preso una grossa rivincita personale e ha mantenuto ciò che aveva detto in diverse interviste, ovvero che  avrebbe portato il Milan a lottare per lo scudetto. O meglio, ha contribuito a farglielo vincere. 

Pioli 10: Stefano ha fatto un capolavoro totale. Ha dato un’anima forte a questa squadra, ha saputo crearle un’ecletticità clamorosa, perché il Milan ha saputo mutare l’approccio alle partite in ogni occasione, anche quando ha dovuto tenere alti i guantoni mentre i colpi - specie degli infortuni - facevano male sulle braccia. Pioli ha tenuto tutti uniti dopo gli errori di Milan-Spezia e Milan-Udinese, tenendo sempre saldo il timone della squadra. È la sua rivincita personale, anche se non gli piace come concetto, ma adesso lui ha vinto e altri più “blasonati” stanno a giustificarsi. E non è ancora finita.