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Pagni: "Milan, la strategia di Gazidis per evitare un’altra condanna Uefa"

di Enrico Ferrazzi
Fonte: di Luca Pagni per bollettinomilan.wordpress.com
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Ieri, l’amministratore delegato del Milan Ivan Gazidis  si è recato all’Uefa assieme ai legali della società. Per quale motivo? Più di uno, in realtà. Il Milan ha subito una condanna per non aver rispettato le norme del Fair Play Finanziario nei bilanci del triennio 2014/2017. Come si vede si tratta degli ultimi tre anni di gestione Berlusconi, il quale sapendo che avrebbe poi venduto, non è stato così attento a una gestione finanziaria esemplare. Non importa, ne deve rispondere la società qualunque sia la proprietà: multa di 12 milioni di euro, limitazione della rosa in Europa per le prossime due stagioni in caso di qualificazione alle Coppe e obbligo del pareggio di bilancio entro la stagione 2021 pena l’esclusione dalle competizioni continentali.                    Ma il Milan non ci sta e Gazidis, che aveva già avviato una “corrispondenza” con l’Uefa è andato a spiegare di persona la sua richiesta. Sulle prime due sanzioni nessuna obiezione, ma è il terzo punto che necessita di una correzione: Gazidis ha spiegato che il Milan ha una nuova proprietà, con un nuovo piano economico, ha il progetto stadio, ha avviato trattative per nuove sponsorizzazioni. Ma per raggiungere il pareggio di bilancio ha bisogno di un anno in più. E lo chiede proprio in virtù di una radicale trasformazione societaria, ben diversa anche dalla breve esperienza cinese.                            Argomento non sollevato a caso, visto che il Milan attende un prossimo pronunciamento della Camera Arbitrale della Uefa, entro inizio giugno, riguardante il bilancio della stagione 2017-’18, proprio quello della gestione Fassone-Mirabelli, sotto l’egida del misterioso Yonghong Li. Un’ulteriore sanzione, più che probabile tra l’altro, creerebbe nuove difficoltà: ecco perché Gazidis vorrebbe una soluzione complessiva, sempre che sia possibile un accordo “stragiudiziale”, in nome di un “change of control” per dirla all’anglosassone. E in nome della libera iniziativa di un imprenditore che ha bisogno di investire per qualche anno in perdita per avviare la sua attività e raggiungere poi l’obiettivo del bilancio in utile. Un principio su cui il Milan potrebbe anche incentrare una causa a livello europeo: ma una strada che porterebbe via tempo e risorse, oltre a non essere mai stata percorsa da nessuno (l’equivalente di una caso Bosman, insomma). Meglio provare a chiuderla “amichevolmente”.  La soluzione potrebbe essere la seguente: accettare tutte le sanzioni del caso per avere – come detto – un anno in più di tempo.      Fin qui i fatti. Ma quale sarà l’atteggiamento dell’Uefa? Tecnicamente, il cambio di proprietà è uno degli elementi di cui si deve tenere conto. Così come della credibilità del piano economico: il Milan “cinese” era stato proprio punito perché non affidabile, oltre a non essere solvibile il vecchio proprietario, tanto che al Tas si erano presentati i rappresentanti di Elliott a spiegare che nel caso di insolvenza sarebbero subentrati. Ma ci sono ragioni anche politiche. La Uefa ha iniziato un partita a scacchi con la Fifa da un lato (che vuole organizzare un mondiale per club) e l’Eca, l’associazione dei grandi club, che dal 2024 ha in mente una sorta di supercampionato europeo da giocare nei fine settimana, relegando i campionati locali al mercoledì. Per carità, tutto in divenire, pur quanto il Bollettino creda che non siamo ormai lontano dalla creazione di una Nba europea. Al punto che – per non perdere il controllo del giocattolo – la stessa Uefa sta studiando un suo progetto a riguardo.Per questo motivo, in questi mesi l’Uefa oscilla tra l’intransigente rispetto delle regole e l’attività diplomatica per non andare allo scontro con i grandi club che potrebbero a un certo punto di creare un loro campionato, sul modello dell’Eurolega del basket. Ecco spiegato il deferimento del Manchester City, il club che più di ogni altro ha speso in questi anni per ingaggiare tecnici e soprattutto giocatori. Avrebbe violato il fpf, gonfiando sponsorizzazioni per 200 milioni che sarebbero in realtà fondi arrivati direttamente dal suo proprietario, l’Abu Dhabi United Group.  E ora il City minaccia battaglia. Il caso Milan si trova così al centro di giochi molto più complessi. Con Gazidis che dovrà essere abile a farsi trovare conciliante con l’Uefa, ma allo stesso tempo rimanere agganciato al carro dei grandi club che – guidato dallo juventino Andrea Agnelli che dell’Eca è presidente – stanno studiando una possibile secessione. E nel caso di una super lega, non fosse per le vittorie, il prestigio e il numero di tifosi il Milan ne farebbe parte di diritto.

 


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Domenica 16 Giugno 2019
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