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acmilan - #onthisday: la finale dei più forti di sempre

di Enrico Ferrazzi
Fonte: acmilan.com
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"Avevamo al nostro fianco, anche quel giorno, una società che non aveva la vittoria come obiettivo. Ma la grandezza". Inizia così il racconto di Arrigo Sacchi, grande condottiero rossonero, della filosofia del 24 maggio 1989. Un giorno, quello di Milan-Steaua, che non era arrivato per caso. Quella di Arrigo, in esclusiva per acmilan.com, non è la retorica dei 90mila del Camp Nou. Ma qualcosa Di diverso e qualcosa di più. "I tifosi che erano presenti quel giorno allo stadio e che avevano fatto tanti sacrifici per esserci devono essere orgogliosi ancora oggi. La Uefa, che è una istituzione e non un giornale, ha eletto il Milan del 1989 come la squadra più forte di tutti i tempi. Un conto è vincere un trofeo un anno, ben altro conto è essere la squadra più forte di tutti i tempi".

Il Milan in maglia bianca del 24 maggio 1989 non vinceva la Coppa dei Campioni da 20 anni e rischiava di essere messo sotto pressione psicologica dall'invasione di Barcellona da parte dei tifosi milanisti: "Ma noi - racconta ancora Sacchi - non avevamo stress che, peraltro, si crea nelle conflittualità lavorative. Noi avevamo invece avuto la fortuna di un ambiente che non ci trasferiva conflitti ma solo orgoglio e senso di appartenenza. Questa situazione mentale ci consentiva di avere l'energia e le intuizioni giuste".

Al sito ufficiale del Milan, Arrigo Sacchi affida anche qualcosa di inedito: "Di recente Guardiola mi ha mandato un filmato da internet. Quando, nella semifinale di andata al Bernabeu un mese e mezzo prima della finale contro la Steaua venne annullato a Gullit un gol regolarissimo, anche secondo i commentatori spagnoli, nessuno di noi assediò l'arbitro. Andò a protestare, senza fare alcun gesto plateale, solo van Basten. Significa che il sistema nervoso centrale della squadra era concentrato solo sul gioco. Quando Gullit mi chiese perché non facevamo un po' di palla lunga sullo 0-0 negli ultimi 5-10 minuti delle partite, gli risposi no, perché se per caso avessimo segnato poi la palla lunga avrebbe rischiato di diventare un vizio. E non avremmo più avuto uno stile, non saremmo più stati il Milan".

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Importanti anche i ricordi che ancora oggi accompagnano Roberto Donadoni, al pensiero di Milan-Steaua del 24 maggio 1989: "Ancora oggi tutti mi parlano della massa dei tifosi che avevamo attorno, certamente li ho visti e notati, ma se penso a quella giornata, la cosa che porto con me è la concentrazione spaventosa che tutti avevamo addosso. Siamo stati noi a rendere facile la partita con la Steaua, perché di suo quell'avversario non era così tanto malleabile...".

Donadoni ha sacrificato tanto per quel trionfo: "No quel giorno non ho pensato al dolore e alla sofferenza di Belgrado, pensavo solo che non dovevamo lasciare scampo all'avversario. Ed ero certo che lo avremmo fatto. Se qualcuno pensa che sia solo un luogo comune la concentrazione totale nella quale eravamo immersi, è giusto raccontare un episodio. Anche sul 4-0 per noi, a risultato ampiamente acquisito, eravamo ancora in partita, la partita non era ancora finita. Tanto che a pochi minuti dalla fine, portai un contrasto a Gheorghe Hagi nel quale mi ruppi il legamento collaterale del ginocchio. Ce l'eravamo meritata quella finale. E l'abbiamo affrontata con questo spirito...".

 

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