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Cantamessa contro il FFP: "Paralizza i tentativi di scalare le classifiche"

di Enrico Ferrazzi
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Leandro Cantamessa Arpinati, docente di diritto sportivo all'università Statale di Milano, consulente storico del Milan di Berlusconi, attraverso il figlio Lorenzo di quello attuale e ora componente del cda del Monza, ha rilasciato una lunga intervista a Il Giornale nella quale si è scagliato contro il Financial Fair Play: "Da sempre sono contro i sistemi etici, perciò ho preso a cuore questa battaglia che ha profonde radici in raffinate questioni legali. I dichiarati obiettivi del FFP sono i seguenti: 1) migliorare la struttura dei club; 2) proteggere i creditori; 3) razionalizzare le spese; 4) incoraggiare i club a operare con le sole proprie risorse che tradotto vuol dire pareggio di bilancio; 5) proteggere la sostenibilità nel lungo periodo; 6) ottenere l'equilibrio competitivo. Sa cosa vuol dire quest'ultimo parametro? Vuol dire che l'Uefa invece di guardare in su ha guardato in giù paralizzando ogni tentativo, legittimo come suggerisce il diritto di proprietà, di scalare la classifica europea da parte di nuovi protagonisti. Tali regole, emesse da una associazione di imprese, l'Uefa appunto, sono in aperto conflitto con il principio di non discriminazione da una parte e con la tutela del diritto di proprietà dall'altra, previsto dall'articolo 17 della carta dei diritti fondamentali dell'UE. Nessuno può limitare questo diritto se non la legge di uno stato e l'Uefa non è uno stato. Impedire il mecenatismo significa negare il diritto di proprietà. Se il proprietario del club onora, col suo patrimonio, i debiti sanando le perdite, proteggendo i creditori, il fisco e gli altri club, ha di fatto assolto a tutti i suoi doveri. Il FFP è partito da un virtuoso principio e ha finito col produrre un effetto contrario, depressivo".
 


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