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Le due correnti di pensiero sul Milan. Ha bisogno di top player, no basta Giampaolo. La soluzione attesa non da Udine ma a fine settembre

di Franco Ordine
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A pochi giorni dal debutto di Udine, sul conto del Milan allestito da Maldini e Boban e affidato alle cure di Giampaolo, insistono due correnti di pensiero. Una contrapposta all’altra, in sintesi due filosofie calcistiche. La prima sostiene che per consentire al team di spiccare il volo verso classifica e risultati coerenti con la sua gloriosa storia, ci sia bisogno di reclutare almeno due top player. Dei quali però, al momento, non c’è traccia alcuna nelle cronache di calcio mercato. Tanto meno nelle trattative riconosciute dagli stessi protagonisti. Fabio Capello è tra questi. La seconda corrente di pensiero attribuisce alla presenza in panchina del tecnico abruzzese la facoltà di colmare il vuoto del tasso tecnico addestrando il suo gruppo a un calcio geometrico e spettacolare che possa consentire comunque di centrare obiettivi prestigiosi. Arrigo Sacchi è tra questi, seguito da Zaccheroni e molti ex tra cui Ambrosini.

In questo modo si finisce con il mettere sulla schiena del tecnico, al debutto in un club del prestigio del Milan, responsabilità forse anche eccessive senza calcolare alcune controindicazioni dell’attuale situazione. E cioè: 1) la rosa definitiva non è ancora stata completata; 2) molti dei nuovi acquisti si sono aggregati in ritardo rispetto alla maggioranza dei convocati e hanno da pochi giorni iniziato a studiare il calcio di Giampaolo; 3) in alcuni ruoli chiave, come il tre-quartista e il centrale di centrocampo, ci sono giocatori da collaudare e qualcuno (Suso) da sperimentare. Di qui la dichiarazione di Giampaolo subito dopo la deludente amichevole di Cesena: “Ci vuole del tempo”.

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Ci vuole del tempo, d’accordo. Anche Arrigo Sacchi, all’alba della sua era, ebbe bisogno di addestramento completo durante la preparazione e cominciò a ottenere i risultati inattesi coincisi con la cavalcata tricolore che portò a sorpassare il Napoli solo nella parte finale della stagione. Nel frattempo la concorrenza ha fatto passi avanti decisivi. L’Inter, arrivata l’anno scorso un punto davanti pur avendo vinto entrambi i derbies, ha rimpolpato in modo notevole il suo gruppo e ha schierato in panchina un fuoriclasse del calibro di Antonio Conte. Il Napoli, che pure deve completare la campagna di rafforzamento, è sicuramente meglio della squadra incostante della passata stagione. Sorvoliamo sulla Juve. E passiamo a Roma, Lazio e Atalanta. Quest’ultima, forse, è quella che non ha ancora allestito un gruppo da Champions mentre la Roma e la Lazio sono sulla strada giusta. In particolare la Roma è forse la candidata più autorevole al quarto posto.

È giusto chiedere a pretendere da Giampaolo che faccia lui da top player e che da solo, con i suoi insegnamenti calcistici, sopperisca al deficit che può essere colmato nelle ultime due settimane da Maldini e Boban con qualche cessione e un paio di nuovi ingressi? La risposta più razionale possibile è la seguente: no, anche se molti lo sperano. Non solo. Ma l’altro quesito che occuperà il dibattito a Milanello e dintorni è il seguente: siamo sicuri che questo Milan preparato da Elliott è sicuramente più forte e accreditato di quello passato firmato Leonardo-Maldini allenato da Gattuso? La risposta non può arrivare da Udine e nemmeno dalla sfida domestica col Brescia. Diamo appuntamento a fine settembre.

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