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Le cessioni obbligatorie. Il colpo a sorpresa. Il giocatore che serve. Le ambizioni di Elliott

di Luca Serafini
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Qualche giorno fa, in risposta all'insofferenza e allo scetticismo di qualche follower rispetto al mercato del Milan fino ad oggi, ho postato su Facebook e Twitter un pensiero molto semplice: nelle ultime 2 finali di Champions, sono stati protagonisti (tra Real, Tottenham e Liverpool) ben 8 ex giocatori del Southampton. Squadra inglese per cui faccio il tifo da quando ero ragazzino (colpa di un telefilm) e che storicamente occupa la parte destra della classifica in Premier, spesso è stata - e a lungo - in Championship (serie B), una decina di anni fa era sprofondata in C. Negli anni in cui gente come Lovren, VanDijk, Clyne, Enyama, Mane ma anche Pellè e Gabbiadini vestiva la maglia biancorossa, siamo persino entrati in Europa League e abbiamo battuto l'Inter nel nostro stadio, il bellissimo St. Mary's nato sulle rovine del The Dell in cui giocarono Keegan, LeTissier e altri campioni simili. Il concetto mi pare chiaro: non sono importanti i nomi o i pedigree, ma la scelta delle qualità degli atleti e degli uomini. Non è necessario spendere per forza moltissimo, ma indispensabile spendere bene. Amo Sensi e Barella, ma francamente con 80 milioni prenderei Torreira, Veretout e mi avanzerebbe ancora qualcosa. Di certo c'è che al momento Krunic e (forse) Bennacer, fenomeni se accostati alla Juve, fetecchie se scelti dal Milan, verrebbero a sostituire Bertolacci, Josè Mauri e al limite Montolivo. I titolari restano Kessiè, Paquetà e Biglia in attesa di ordini di scuderia differenti. Il mercato finirà il 2 settembre: ancora una volta il mio invito è per la pazienza e per la fiducia. Mi hanno raccontato dagli spogliatoi di Milanello, che gli allenamenti di Giampaolo sono innovativi e coinvolgenti. La società deve difenderlo, proteggerlo, sostenerlo. Ci vorrà del tempo e passerà anche attraverso risultati negativi. Bisogna esaltare in assoluto la scelta di quest'uomo e dell'allenatore, incondizionatamente. In attesa di vedere dal vivo i suoi allenamenti, mi accontento di una conferenza stampa di presentazione che ho trovato esauriente, soddisfacente e incoraggiante. Nessun proclama, solo promesse e idee chiare. Nessun aggettivo, nessun vocabolo sprecato. Nemmeno da Boban e Maldini. I quali sanno dove riportare (ripeto: riportare) il Milan, ma non coniano dogmi, non alzano il tiro. Testa alta e giocare a calcio, testa alta e fare mercato, testa alta e guidare questo club là in alto dove la storia lo attende e lo chiama. Eppure ci dicono da mesi che "bisogna vendere" Donnarumma, Suso, Kessiè, Cutrone, forse Romagnoli, Calhanoglu, i pezzi migliori. Eppure ci dicono da mesi che non ci saranno "colpi", ma solo giovani da valorizzare e casomai rivendere per plusvalenze. Poi Gazidis dice che l'accordo con l'Uefa risponde a obiettivi comuni con l'organismo europeo e chiarisce che l'arco di tempo sarà un quadriennio per sistemare i conti, costruire una grande squadra e mettere le fondamenta di uno stadio nuovo. Poi Boban rivela che gli obiettivi del Fondo Elliott sono molto più ambiziosi rispetto a quelli che la gente immagina (e per gente intende anche i media, fidatevi). Poi Maldini dice che Donnarumma non si muove. Quindi i soloni di mercato (ne trovate a bizzeffe su giornali, tv e soprattutto in giro per il web) correggono il tiro e dicono che "se arriva una superofferta...". Ma guarda che scoop. Infine, il "colpo". A quel tavolo si è parlato di un giocatore che l'allenatore ha chiesto ed è fiducioso di averlo, si è parlato di sogni con i piedi per terra, si è parlato di classe. Godiamoci questi 50 giorni abbondanti che restano al gong e aspettiamo con curiosità ed eccitazione le prime partite. Non vedo motivi, oggi, per essere preoccupato.

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