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La posizione del Papa su Bakayoko-Acerbi. La congiura del Palazzo. L'ineffabile Bonucci. Gattuso stratega confuso

di Luca Serafini
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I protagonisti avevano cercato di spazzare la polvere sotto al tappeto, minimizzando la gigantesca gravità dell'accaduto, liquidandola a caldo. Tare: "Una ragazzata, uno sfottimento e basta". Gattuso: "Pensino ad allenarsi di più, chiedo scusa alla Lazio". Bakayoko su Twitter: "Chiedo scusa, non volevo...". Acerbi: "Ok, incidente chiuso, ci rivediamo in Coppa Italia". Eh no, belli, troppo comoda. La graticola è appena iniziata. In proposito stridono assordanti e inopportuni il silenzio e l'assenza totale di Papa Francesco (anche se dal Vaticano filtra la sua indignazione) nonché del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (anche se dal Viminale filtra la sua irritazione) sulla deplorevole, vergognosa, insopportabile vicenda di Bakayoko e Kessié che hanno sventolato la maglia di Acerbi sotto la Curva Sud, al termine di Milan-Lazio. Un gesto violento, volgare, aberrante, sacrilego, scorretto, antisportivo, vigliacco, assurdo, cruento, che ha giustamente finito con l'oscurare l'aggressione di Suso alle spalle da parte di un avversario, l'insulto a Ugo Allevi (Ufficio Stampa Milan dai tempi di Kilpin) sempre da parte di un laziale, nonché qualsiasi altro gesto irridente del passato consumato su un campo di calcio in tutto il mondo. Non solo in Italia.

Niente ha superato per violenza l'assurdo sfottò dei due tribali giocatori milanisti di colore - particolare non sfuggito a un eroico integerrimo parlamentare, quel Ca(pe)zzone che di maglie se ne intende perché si tolse quella dei radicali per vestire quella di Forza Italia, come al mercato - nei confronti di colui che si era limitato a dire: "Uno per uno, noi della Lazio sono più forti del Milan". (Non vincono a San Siro da 30 anni per dettagli trascurabili). Per fortuna ci hanno pensato il Procuratore Federale, il presidente FIGC Gravina (a conferma che non c'è nessuna congiura nei confronti del club rossonero, da parte del Palazzo, semplicemente perché non esiste, un palazzo...), il presidente dell'Associazione Italiana Calciatori... E poi ancora le Associazioni sindacali di categoria, il presidente dei reduci del Vietnam, i comitati di quartiere, le organizzazioni umanitarie, la stampa unita e compatta, il Centro Ricovero di Ambarabà, a condannare con sdegno quella ignobile istigazione a delinquere. Che ha reso una quisquiglia persino il pugno sulla nuca (alle spalle) di Bonucci a un avversario dell'Ajax che stava già perdendo l'equilibrio, spinto da un compagno di squadra. In Champions League. Bazzecole in confronto al vile affronto dei due centrocampisti rossoneri che, in attesa del verdetto del Vaticano e dello Stato, sono stati bendati e mandati a casa da Milanello tutte le sere in autostrada a piedi contromano da Leonardo e Maldini. La storia renderà giustizia. Altro che Materazzi con la maschera di Berlusconi! 

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Questa puntuale sollevazione popolare ha minimizzato i contenuti della scontro diretto verso la Champions, risolto da un cambio tattico di Gattuso che - più che avvantaggiare la sua squadra - ha mandato completamente in tilt i biancocelesti, da quel momento incapaci di imbastire la minima manovra che pure nel primo tempo aveva portato alla creazione di 2/3 chiarissime occasioni, peraltro uguagliate da quelle di Suso, Piatek, Kessié e Calahnoglu. Un confronto teso ma mai nervoso, almeno sino al fischio finale e nonostante 2 rigori in pochi minuti, il primo giustamente revocato dal VAR. Gattuso ha in testa da molto tempo la formula con il trequartista (Paquetà) alle spalle delle 2 punte, ma l'assenza o la condizione precaria di qualche titolare lo hanno indotto a non provarci: era comunque capitato in altre gare (già nella scorsa stagione) che nel corso dei 90' la squadra cambiasse fisionomia. Sappiamo bene come se vinci, sei uno stratega. Se perdi, sei un pirla con le idee confuse. Come rispondeva ironicamente Ancelotti a un giornalista che gli faceva i complimenti per aver azzeccato i cambi: "Se ho azzeccato i cambi, vuol dire che ho sbagliato la formazione iniziale". Su Gattuso la mia idea la conoscete e non cambia: in questa fase storica nessuno sarebbe stato più indicato di lui su questa panchina. Nessuno. Mi tengo stretto questo stratega confuso e il suo quarto posto che un anno fa era lontano 20 punti, 2 anni fa 15, 3 anni fa una dozzina eccetera. 

Con questo 4° posto che va difeso e conservato solo dal Milan senza doversi curare dei risultati delle altre, con una semifinale di ritorno in Coppa Italia che la prossima settimana si annuncia ricca di contenuti e di spirito giustizialista dell'Italia perbenista, vi saluto con un carissimo sincero augurio di una Buona Pasqua. Che sia di pace e di resurrezione nel suo più ampio significato.


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