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Il Milan ha bisogno di tutti, da domani anche di Kessiè. La "marea" di cartellini gialli è un deficit inquietante. Bennacer e Calha non sono diventati picchiatori

di Franco Ordine
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Spazio, questa settimana, a due argomenti di assoluta attualità: il caso Kessiè e i cartellini gialli. Pioli ha lasciato a casa il centrocampista prima di partire per Torino con la Juve. Motivazione ufficiale: non si è allenato come si deve. Qualcuno suggerisce che c’è stato anche uno scambio polemico di opinioni tra tecnico e calciatore. Kessiè è stato escluso anche con la Lazio ed è stata quella scelta a provocare la sua reazione, probabilmente scomposta. Il giovanotto è un tipo particolare: lo capimmo quella sera in cui litigò davanti alla panchina con Biglia al termine di una sostituzione. Qualche sera fa, intervenuto a Telelombardia, Massimiliano Mirabelli ricordando la nota questione del numero di maglia 19 preteso da Bonucci al suo arrivo e quindi sottratta al sodale, ha raccontato che ci fu bisogno di cambiare strategia con lui perché alla rigidità della decisione, l’interessato aveva reagito in modo scomposto e c’era il rischio di una frattura insanabile. Per dirla schietta: bisognava prenderlo per il verso giusto. Vengo al punto: il Milan, in queste ore e nelle prossime, ha bisogno di tutti. Anche e soprattutto di Kessiè. La spiegazione è elementare: al suo posto non gioca né Sensi nè Barella. Al suo posto gioca Krunic, il cui rendimento non mi sembra irresistibile. Poi, a fine stagione, potranno intervenire considerazioni diverse e si potrà favorire l’esodo verso altri club. La gestione di un gruppo è fatta anche di queste abilità. Un allenatore collaudato, ricordano i sacri testi, dev’essere capace di portare dalla sua parte in particolare gli esclusi, i panchinari, poichè i titolarissimi sono già schierati.

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Secondo punto: i cartellini gialli. È stata pubblicata di recente una curiosa e sintomatica notizia riferita ai gialli dei due rossoneri squalificati per la sfida con il Napoli. Bennacer e Calhanoglu non hanno una fedina disciplinare inquietante. I loro modesti precedenti parlano chiaro: l’anno scorso il turco ha collezionato, in tutto il campionato, la bellezza di 3 ammonizioni, quest’anno dopo 12 turni è già salito a quota 5 e quindi è scattata la squalifica. Idem per l’algerino che l’anno scorso, si badi bene, giocava nell’Empoli non nella Juventus e quindi era sottoposto a un trattamento normale. Bene, il suddetto Bennacer ha timbrato contro la Juve (giallo per la ripartenza impedita a Higuain) il quinto cartellino mentre l’anno scorso, al culmine della 38 esima giornata, era fermo a quota 8. Sono diventati all’improvviso dei picchiatori? Non credo proprio. Allora la risposta esatta è un’altra cari dirigenti di casa Milan: ai giocatori del club viene applicato un metro di valutazione severissimo per la caduta, verticale, del peso politico del Milan che non mi pare eserciti nel pieno le sue funzioni presso le istituzioni calcistiche. In Lega riferiscono, ad esempio, che Ivan Gazidis nel corso delle assemblee è sempre molto silenzioso, occupato ad ascoltare e a capire più che a intrecciare relazioni. Questo è un altro deficit che dev’essere colmato al più presto.

Finale dedicato a Ibrahimovic. Ascolto alcune obiezioni a proposito dell’arrivo di Zlatan. A cosa serve? Non farà crescere i giovani, anzi li ammazzerà nell’autostima. Bene: la mia replica è la seguente. Fatemi un paio di nomi di attaccanti dal sicuro rendimento, di personalità e carisma spiccate come Ibra, trasferibili a gennaio, che possa fare al caso Milan. Attendo pazientemente.

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