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Ibrahimovic sfrutta il Milan, il vero acquisto è Bonaventura. La gaffe del club con i figli di Rocco

di Alberto Cerruti
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Se è vero che non c’è il due senza il tre, dopo i successi contro il Parma e il Bologna in trasferta, ben venga il prossimo appuntamento contro il Sassuolo in casa. Fin qui l’Emilia ha portato benissimo all’emiliano Pioli che ha vinto tre partite e tutte contro le squadre della sua regione: 1-0 alla Spal, 1-0 al Parma, 3-2 al Bologna. Peccato che siano soltanto quattro le squadre emiliane in serie A, ma al di là della statistica e soprattutto della scaramanzia l’aspetto più positivo dell’ultimo successo non è il fatto che per la prima volta il Milan ha segnato tre gol, bensì il definitivo recupero di Bonaventura, che detto non per inciso è uno degli ultimi acquisti di Galliani, bravissimo a strapparlo in corsa all’Inter. Il suo gran gol, che alla fine ha fatto la differenza, non è una sorpresa per chi come il sottoscritto riteneva Bonaventura, fin da agosto, il miglior acquisto per il nuovo Milan. Nessuno nel centrocampo ha la sua qualità e la sua capacità di segnare, giocando sia al centro, sia partendo dalla fascia. Con l’aggiunta non secondaria del suo senso di appartenenza al club, caratteristica sempre più rara nel calcio di oggi, tanto è vero che Gattuso aveva pensato anche a lui, prima di promuovere capitano Romagnoli, dopo la sciagurata idea della gestione cinese e del tandem MiraFax, di affidare i gradi a Bonucci. E allora, proprio pensando alla professionalità e alla qualità di Bonaventura, siamo sempre più convinti che Ibrahimovic non serva al Milan e non soltanto per ragioni di bilancio in prospettiva. Se davvero volesse dimostrare il suo amore per il Milan e i suoi tifosi che lo aspettano con comprensibile nostalgia, invece di sfruttare l’offerta rossonera che evidentemente non lo soddisfa, Ibrahimovic sarebbe già arrivato a Milanello per allenarsi, visto che ha 38 anni e soprattutto non gioca dal 25 ottobre. Invece lo svedese gioca a nascondersi, concedendosi pause di riflessione più lunghe di Celentano, ma come il grande cantante dovrebbe dare il meglio sul palco, cioè in campo, non fuori con i suoi silenzi o con le interviste che dicono tutto e il contrario di tutto. Senza contare il fatto che una squadra in ripresa in campo, grazie alla fiducia giustamente concessa a Piatek, e all’interno dello spogliatoio, grazie al buon senso di Pioli, potrebbe risentire dei suoi capricci in campo e fuori. Dopo tanta, troppa incertezza, entro domenica finalmente sapremo tutto, perché a quel punto non avrebbe più senso rimandare l’annuncio del presunto regalo al Milan per la festa dei suoi primi 120 anni, ufficialmente lunedì, ma tutti sperano anticipata di un giorno contro il Sassuolo. La società ha preparato da tempo una grande serata a inviti, pescando tra i recapiti dei tantissimi ex, soprattutto quelli come Rivera e Altafini che hanno vinto scudetti e la coppa dei Campioni, prima ancora che si chiamasse Champions. E allora, pensando a chi ha vinto la prima coppa a Wembley contro il Benfica, visto che Gazidis non conosce la storia del Milan come i veri milanisti, è un peccato che Paolo Maldini, figlio del grande capitano Cesare, si sia dimenticato di invitare altri figli come Tito e Bruno Rocco, nel ricordo del grande “Paron” che poi rivinse la coppa dei Campioni nel 1969 a Madrid contro l’Ajax di Cruijff. Una gaffe che si poteva evitare anche perché, nei 120 anni del Milan, con i suoi 10 titoli in Italia, in Europa e nel mondo, Rocco è l’allenatore che ha vinto più di tutti.

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