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Ibra non va preso e vi spiego perché. Mertens e Ancelotti…

di Andrea Longoni
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Puntuale come la sfida natalizia 'panettone o pandoro' riecco la telenovela Ibrahimovic: da quando è iniziata però sono ormai passati anni e Zlatan adesso ne ha 38 suonati.

Comprendo il fascino agli occhi dei tifosi di una simile operazione, ma a mente fredda pensare di ribaltare la sorti di una stagione ormai compromessa con un quasi quarantenne è da folli. Non bastasse la carta d'identità, le controindicazioni sono infinite. Parliamo di un giocatore che ormai da tempo milita in un calcio minore.

Basti pensare che l'ultima presenza europea risale al 26 dicembre del 2017 contro il Burnley, in pratica due anni fa, tra l'altro in campo per soltanto 45 minuti. Rovistando nelle statistiche, per trovare l'ultima partita intera giocata in Europa bisogna tornare indietro addirittura di due anni e mezzo, fino ad Aprile del 2017.

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"Metti Ibra nel Milan e ti cambia la squadra" è un altro dei tormentoni: cosa questa che però non gli è riuscita ai Los Angeles Galaxy. Con lui gli americani sono arrivati settimi nel 2018 (fuori persino dai playoff) e quinti nell'ultimo anno, in un campionato nemmeno lontanamente paragonabile al nostro. Non solo, Zlatan nei due anni a stelle strisce non è riuscito a conquistare il titolo di capocannoniere. Battuto prima da Josef Martinez (ex meteora del Torino), e nell'ultima stagione da Carlos Vela, messicano che nella sua annata più prolifica in Europa ha realizzato solo 16 gol, in Liga, nel 2014. Martinez e Vela, non esattamente due bomber come Cristiano Ronaldo e Messi. Questo per parametrare i due campionati e pesare le 52 reti di Ibrahimovic nel biennio americano.

E poi c'è l'aspetto economico: difficilmente Ibra e il suo procuratore si accontenteranno di una cifra inferiore ai 5-6 milioni a stagione e di un contratto più breve di un anno e mezzo. Tradotto, considerando il lordo e l’inevitabile commissione a Mino Raiola, per il Milan un esborso vicino ai 20 milioni di euro. Alla faccia della programmazione e di un bilancio che già piange. Il tutto per cosa? Anche con lo svedese raggiungere il quarto posto è ormai impossibile. Tanto vale conservare il 'tesoretto' per la campagna estiva, oppure utilizzarlo a gennaio per inserire elementi che possano fare la differenza nei prossimi anni, ancora nel pieno della loro forma.

Ad esempio prendere Mertens sarebbe un'operazione intelligente: 6 anni in meno dello svedese e rendimento costante in Serie A. Prezzo abbordabile in quanto il suo contratto col Napoli scade a giugno. Utilizzabile come falso nueve, oppure da affiancare a Piatek, porterebbe in dote un numero importante di gol. Un tentativo andrebbe fatto, considerata anche l'aria di rivoluzione attorno al club di De Laurentiis. A proposito, per il futuro della panchina rossonera occhio ad Ancelotti: Carletto è davvero il primo nome spendibile in estate, soprattutto con l'attuale dirigenza.

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