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È vero: le colpe sono di tutti. Ma proprio tutti...

di Luca Serafini
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Campagna acquisti 2016-2017, l’ultima dell’epopea berlusconiana: Storari, Gomez, Vangioni, Mati Fernandez, Pasalic, Sosa, Locatelli, Ocampos, Lapadula, Deulofeu. Non di Mirabelli né di Leonardo o tantomeno Boban o Maldini. Chiudeva idealmente l’ultimo sciagurato quinquennio che aveva visto approdare in rossonero, tra gli altri, Constant e Niang, Traorè, Vergara, Bojan, Rami, Birsa, Honda, Essien, Taatabt, Alex, Armero, Bocchetti, Cerci, Destro, Van Ginkel, Luiz Adriano... Macerie in cui si sono aggirati Seedorf, Inzaghi, Mihajlovic e Brocchi, Montella nel bel mezzo di 2 closing, poi Gattuso e infine Giampaolo. Ricostruzione di Pompei affidata prima a Mirabelli, poi a Leonardo, infine a Maldini e Boban giovani e inesperti. Sapevamo già tutto, potevamo sperare qualcosa di meglio invece ci hanno sommerso 6 giornate di melma. Come ripeteva ossessivamente Antonio Conte quando arrivò sulla panchina bianconera, “non dimentichiamoci da dove arriviamo”. Altrimenti nessuna analisi ha senso. Tantomeno i processi sommari. 

PROPRIETÀ. L’asset dello Stadio nuovo prelude a discorsi finanziari di alto lignaggio, un investimento colossale dopo quelli ingenti per mercato e dirigenti. Il Fondo Elliott non ha portavoce che parlano di calcio, perché si sono fidati a volti noti per questo: quindi la faccia non la mettono. Sapevamo anche questo. 

GAZIDIS. Tace. Non che debba parlare, comunque. Piuttosto, deve implementare brand, marketing, sponsorizzazioni e dunque introiti. Il recente Cda ha obiettato qualcosa o fatto domande? 

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MALDINI E BOBAN. Quando la società Juventus tornò in serie A passò per Cobolli Gigli, Franzo Grande Stevens e Alessio Secco in società, in panchina Ranieri (preferito a Vialli), Del Neri, Ciro Ferrara e Zaccheroni prima di approdare a Conte. Il mercato portò tra gli altri in ordine sparso Krasic, Almiron, Amauri, Salihamidzic, Felipe Melo, Diego, Thiago prima di arrivare a Vidal e Pogba. Galleggiava ben lontana dalla zona Champions. Eppure aveva un’ossatura molto migliore di quella del Milan attuale. Maldini e Boban sono giovani e inesperti. Lo sapevamo. Esattamente come lo erano Andrea Agnelli, Marotta e Paratici 10 anni fa. Ma forse Agnelli Marotta e Paratici sono più bravi di Maldini e Boban, non lo so, può darsi. Lo dirà il tempo. Sulla loro buona fede, sul loro attaccamento ai colori, scommetto la mia anima.

GIAMPAOLO. Ha fatto di tutto per complicarsi la vita. Un centrocampo impresentabile a Udine suggellato da 5 giocatori fuori ruolo. Insiste cocciutamente su qualcosa che non si vede e non si capisce. L’unica impresa è aver elevato a “casi” 2 ottimi protagonisti della scorsa stagione, Piatek e Paquetà. La gente, i tifosi (gli unici senza colpa alcuna) domenica scorsa, dopo il rovescio disarmante contro la Fiorentina, lo hanno mollato. La società fa benissimo a difenderlo, sostenerlo e proteggerlo ancora: è suo dovere, se ne assume proditoriamente la responsabilità e ne risponde in prima persona. Resti lucida, comunque, decidendo fino a quando si possa umanamente aspettare.

SQUADRA. La “base” ha fatto 68 punti lo scorso campionato. Ora ci sono in rosa buone alternative e la settimana è sgombra da impegni di coppa (purtroppo). Condizioni migliori, dunque. Bisognerebbe che mangiassero le zolle, invece pare che se le fumino. Perdonatemi, ma le colpe principali le ascrivo a loro, ai giocatori. Soprattutto alla vecchia guarda che non cresce, non sputa sangue, non è affidabile. 

Inoltre, in situazioni come queste (così come l’anno scorso in quella settimana tremenda che tra Udinese, Lazio e Torino costò Champions e Coppa Italia) dopo la partita sarebbe bene andare a letto presto. 


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