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Dopo una vita di trionfi, l'eredità di Berlusconi: debiti e bugie

di Luca Serafini
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Tutti sapevano tutto, persino gli americani. Sul "New York Times" una ventina di giorni fa era stata annunciata la batosta Uefa al Milan, un po' come se il "Corriere della sera" annunciasse una batosta della NHL ai Chicago Hawks. Hockey, quindi sport e squadra di cui in Italia frega a nessuno. Calcio, quindi uno sport di cui negli Usa frega solo alle donne e qualche latino. Ai colleghi statunitensi era però sfuggito - nel frattempo - che due delle famiglie più ricche e potenti del loro continente, il Milan lo stessero trattando da un mese. Come il sottoscritto e alcuni colleghi italiani avevamo anticipato. E' anche vero, del resto, che un anno e mezzo fa analisti e studiosi non avevano neppure lontanamente intuito che le elezioni nel loro Paese le avrebbe vinte Donald Trump. Peraltro, della multa di 30 milioni nella sentenza Uefa non vi è traccia. Dei paletti al mercato, nemmeno. Ma tutti sapevano tutto... 

Quindi ricapitoliamo: l'organo supremo europeo di Polizia sportiva sancisce che i bilanci 2014-2017 erano uno disastro e che questo tizio cinese, tale Yonghong Li, pur avendo apportato centinaia di milioni dal giorno del closing, non garantisce identità e proprietà del club. Tema, quest'ultimo, che non è di loro competenza (lo scrivono economisti, giuristi, colleghi della finanza molto più edotti e meno faziosi di me), ma a Nyon si sono bellamente sostituiti alle fiamme gialle italiane. Quindi la sentenza - comunicata in geroglifici - è iniqua, spropositata e fasulla. Nel silenzio totale, assoluto, categorico della FIGC. Salvo un “Che peccato ...” a mezza bocca di Malagò e un “Vi siamo vicini” di Fabbricini, a buoi scappati. 

Qual è il riassunto della situazione, a parte il tiro al piccione dei media di queste settimane? (Non mettetevi affatto comodi: stanno ricaricando i fucili e ora puntano al fuggi-fuggi di tutta la rosa...). Il parruccone svizzero ha sentenziato: "Caro signor Marco Fassone, avete ereditato una gestione malsana e per di più avete alle spalle un fantoccio. Prego, si accomodi". Avevo chiuso, o almeno così pensavo, con la ferocia nei confronti del crepuscolo dell'epopea Berlusconi: 25 grandiosi anni di trionfi scaraventati in un cesso di 5 anni con prestiti, parametri sottozero, slogan farneticanti e deliri incontrollabili, piazzamenti e squadra indecorosi, esoneri a mitraglia che manco Zamparini, scelte societarie sconcertanti a cominciare dal doppio amministratore delegato, sapendo che uno odiava l'altra e viceversa. Ha imbrattato "La gioconda" dopo averla dipinta. 

Siamo ancora qui, invece. A scontare errori finanziari gravi della gestione precedente e un'operazione di closing finalmente acclarato come una farsa bella e buona. In queste ore, cari amici, non scagliatevi contro Yonghong Li: questi signori di cui Thoir è stato il ben più discreto e professionale precursore, sono solo teste di legno che spostano capitali da una parte all'altra del mondo, per conto di terzi e in cambio di commissioni, percentuali, alla fine anche una bella fetta della torta. Questa è l'unica cosa su cui il signor Li sta trattando: la buonuscita (dove avevo già sentito questa parola?). Il resto non gli appartiene.

Del resto, scusate. Se io metto più o meno un miliardo in un'azienda sportiva dall'altra parte del pianeta, vengo in Italia almeno una volta al mese per una settimana. E poi, quando invito Fassone in Cina lo porto a visitare la mia fabbrica, i miei uffici, la mia miniera, il mio impero. Non lo porto solo a cena e in hotel. Se io metto più o meno un miliardo in un'azienda sportiva dall'altra parte del pianeta, non vengo a Milano 3 volte in un anno con le infradito, mia moglie, la figlia, la nipote come in gita, vado a Milanello e vengo accolto solo dai giardinieri, non parlo mai di programmi né di progetti, non metto lo staff di mia fiducia a Casa Milan e a Milanello. Se i soldi li apporto davvero e se sono soldi miei, mi muovo molto, ma molto diversamente. 

Mi dispiace ammetterlo, ma l'avvilente tragicomica commedia di questi giorni è ancora figlia (eccome!) di Silvio Berlusconi. Lui aveva garantito di consegnare il Milan, dopo averlo sfasciato, in mani sicure. Ci ha regalato una storia di successi e di agi, alla fine ci ha lasciato in eredità hip hip hurrà, debiti e menzogne. Che peccato. 


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Domenica 16 Giugno 2019
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