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ESCLUSIVA MN - Serafini: "Li non ha potere decisionale, non c'è niente che gli appartenga nel Milan. Lui sposta i milioni, non li trova"

di Fabio Anelli
Fonte: Intervista di Fabio Anelli
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Il Milan si trova, ormai da più di un anno, al centro di complesse vicende societarie. Per commentare il momento della squadra rossonera, la redazione di MilanNews.it ha intervistato in esclusiva Luca Serafini, noto opinionista sportivo.

Perché Mr Li non vende il Milan? “Il mio scenario è che da un anno a questa parte sono stati mossi e spostati capitali. Quindi la chiave di questa vicenda in questo momento non è Yonghong Li ma è il fondo Elliot. È uno dei temi di cui si parla sono sicuramente gli interessi sul prestito, svariati milioni, e altri conti. Oggi ho letto lo statuto della società Rossoneri Luxemburg, i cambi, anche molto importanti, che sono stati fatti in questi giorni, le persone che vi partecipano e non c’è traccia di Mister Li ma c’è Elliot che ha, come si legge, dei poteri decisionali molto forti. È una fandonia il discorso che Li non vuole vendere, si tratta di far quadrare i conti tra quanto realmente è stato recuperato e quanto è uscito. Nessuno ha investito un euro nel Milan da un anno a questa parte, sono stati semplicemente spostati dei capitali, mercato compreso, e quindi serve far quadrare i conti. Io credo che in queste ore ci sia un gioco strategico rispetto a questi conteggi. Al tavolo ci sono advisor, avvocati, ci sono banche, c’è un fondo come Elliot e un paio di gruppi che occupano le prime posizioni della finanza americana. Non sono trattative semplici, ci sono momenti di strategie. Non credo alla storia di Li che si alza dal tavolo per il semplice il fatto che Li ai tavoli non ci va. Questa è la mia idea. Al tavolo c’è Elliot, che ha finanziato Li, ci sono banche, advisor, avvocati e famiglie americane potenti. Serve far quadrare i conti, non è questione di volere 700 milioni o offrirne 500. Non c’è un interlocutore solo. Ci sono in ballo anche interessi forti sul prestito riconosciuto. Anche la storia di Li che trova i milioni, sono bugie. Se è strategia pagare i 32 milioni per l’aumento di capitale in modo tale che sia finalmente acclarato che il Milan sia di Elliot, questa sarà la direttrice della trattativa. Non dimentichiamoci che l’esclusione dall’Europa un deprezzamento del club lo ha comportato. Anche se non mi sembra che Commisso questo tipo di vantaggio lo abbia fatto valere. Stiamo parlando di un club forzatamente e gonfiatamente valutato 700 milioni l’anno scorso, in realtà ne vale intorno ai 400 e secondo me quindi l’offerta di 500 di Commisso è assolutamente equa”

Mr. Li, quindi, sta ragionando da imprenditore e non da presidente di un club calcistico? “Mr Li non ha potere decisionale, non sceglie nulla. È ovvio che alle sue spalle ci sia un fondo e il fondo non ragiona come una società di calcio, non gli interessa, ragiona come per un’azienda. Gli interlocutori di Commisso e Ricketts sono gente che tratta di finanza, economia aziendale ma non di calcio e di sport. Loro sono famiglie di sport, hanno un’ottica molto diversa. Commisso nel suo comunicato non parla mai di Li, ma parla di proprietà. Non possiamo nominare Li che decide, sceglie, si alza. Li porta i milioni, li sposta, non c’è niente che gli appartenga nel Milan”.

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Rocco Commisso può essere l’uomo giusto per rilanciare il Milan, in virtù delle sue conoscenze del mondo del calcio? “Sul tavolo ci sono due famiglie che hanno innanzitutto una solidità imprenditoriale acclarata e una storia sportiva certificata. Commisso è un personaggio che ha combattuto molto per il calcio negli Stati Uniti, si è messo di traverso con la lega americana, ha delle idee precise. È distante però le motivazioni che lo spingono a fare un’operazione di questo genere possono essere molto interessanti, alla stessa maniera della famiglia Ricketts. C’è un’ondata di americani o italoamericani da Tacopina a Saputo, a Pallotta. Questi non stanno facendo male al Bologna, al Venezia e alla Roma. Commisso mi sembra abbia una caratura superiore alla loro”

Al momento della vendita del Milan, Berlusconi disse di aver lasciato il club in buone mani. Ora la situazione sembra diversa… “Berlusconi ha pensato a riprendersi i soldi che in questi anni ha messo Fininvest. Ha fatto l’operazione che doveva fare. Ribadisco la mia idea, il Milan non ha mai avuto un proprietario in questi dodici mesi, se non i fondi e le organizzazioni finanziarie. Se spendi un miliardo di euro, vieni a Milano una settimana al mese ogni mese. Il Milan non ha assunto né un venditore né un commerciale, non c’è nessuno che promuova il marchio nel mondo, come se niente fosse. La cosa più grave di tutte è che se ti stanno squalificando il club, tu puoi muoverti da dove ti trovi e andare a Nyon. Era il minimo sindacale andare a discutere in Svizzera. Commisso lo ha detto da subito, la UEFA non può trattare il Milan in questa maniera. È sottinteso che se avesse concluso la trattativa venti giorni fa avrebbe preso un aereo da New York e sarebbe andato dalla UEFA a difendere la sua proprietà. Siccome Li non ha investito un euro, in totale assenza di una figura di questo genere, è evidente che dietro al Milan ci sia uno scenario di finanziatori occulti. Li non decide niente, non dice né si né no, chi sta trattando sono altri”.

 

 

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