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ESCLUSIVA MN - A. Colombo: "La mano di Giampaolo non si è ancora vista. Piatek? È in crisi, ma deve giocare"

di Salvatore Trovato
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La redazione di MilanNews.it ha intervistato in esclusiva Angelo Colombo, Con l’ex centrocampista rossonero, due volte campione d’Europa con Arrigo Sacchi in panchina, abbiamo parlato del momento della squadra di Giampaolo a pochi giorni dalla sfida di Verona contro l’Hellas. Ecco le sue dichiarazioni.

A Verona sarà dura. Il Bentegodi, poi, storicamente è un campo difficile per il Milan.

"Ho dei brutti ricordi. Ma questo bisogna prenderlo come stimolo per avere delle motivazioni in più, proprio perché ci sono questi aneddoti, questi episodi, queste partite che purtroppo sono nella storia del nostro Milan: bisogna capovolgerle con delle vittorie, così le mettiamo nel dimenticatoio".

Secondo lei, si è già vista la mano di Giampaolo?

"No, per me non si è ancora vista, ricordando l’ultima squadra che ha allenato prima di venire al Milan. A Udine li ho visti male male, qualcosa di meglio col Brescia, ma ci voleva poco. Però la mano di Giampaolo non si è ancora vista, assolutamente. Spero che si cominci già domenica, anche perché dopo il Verona abbiamo una partita importantissima come il derby. Lavorano insieme da due mesi, dovremmo iniziare a vedere qualcosa. Negli ultimi anni, ma anche adesso, si è sempre detto “bisogna lasciarli lavorare, ci vuole tempo, tre anni almeno per i programmi ecc”. Non sono d’accordo. Uno si deve organizzare per lavorare subito. Anche perché siamo il Milan, la squadra più titolata in Italia e una delle migliori in Europa, con tutto il rispetto per le altre, anche per l’Inter stessa. Non possiamo vivere con quello che abbiamo fatto, questo sarebbe un errore gravissimo. Bisogna rendersi conto della realtà e in base alle caratteristiche dei giocatori andare in campo con umiltà, che è la forza dei grandi, e cercare di ascoltare l’allenatore. Bisogna avere rispetto per una maglia così importante".

L’involuzione di Piatek comincia a preoccupare. Se l’aspettava una crisi del genere?

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"Si è presentato non bene ma benissimo. Ce lo ricordiamo tutti, ci ha abituato subito bene. La stagione è appena iniziata e lui è in una fase un po’ così. È una punta e le punte, oltre alla prestazione, sono legate soprattutto al gol, che da loro stimoli, fiducia ed entusiasmo. È un momento di crisi: tutte le squadre e tutti i giocatori, durante la stagione, hanno dei periodi su e giù. Deve lavorare tranquillamente, coi compagni e con l’allenatore. Certo, però deve anche giocare eh... Solo la partita ti dà la condizione, per una punta è importantissimo. Se non giochi, non vai in condizione e non fai gol".

Soddisfatto del mercato? O si sarebbe aspettato almeno un grande colpo?

"In questi anni sono stati spesi molti milioni e sono stati presi tanti buoni giocatori. Bisogna fare i conti con i soldi: la disponibilità è quella che ti permette di costruire la squadra in un modo o nell’altro. Se si potesse prendere un grande campione io lo farei. Ma lo farebbero tutti".

Beh, Boban ha detto che un solo colpo da 100 milioni non ti cambia la squadra...

"No, esatto. Ma neanche comprarne quattro o cinque con 100 milioni. Per questo dico che negli ultimi anni sono stati spesi tanti soldi e sono arrivati tanti calciatori... buoni. Adesso con Maldini e Boban sono fiducioso, con loro c’è una garanzia, una sicurezza. Ma bisogna ovviamente fare i conti con i soldi che ci sono".

Dei nuovi acquisti, da chi si aspetta qualcosa di importante? Bennacer sembra quello più pronto.

"È quello che è arrivato più in forma, più preparato. Fisicamente non ha una struttura enorme, è abbastanza esile. Ripeto: durante l’anno, per quanto riguarda la condizione, è normale che ci siano degli alti e bassi. Capita a tutti, anche ai grandi calciatori. Ma è un discorso anche di squadra: ci sono dei momenti, nel corso della stagione, in cui ci si esprime in modo ottimale e altri in cui ci si esprime modo diverso. Questo è normale. Siamo in un periodo così, non siamo al top, ma ogni giocatore deve cercare gli stimoli dentro sé stesso, con il lavoro, con l’unità di squadra e con l’allenatore. Il gioco del calcio è bello per questo, è un gioco collettivo dove l’unione fa la forza".


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