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Sprofondo rossonero

di Davide Bin

Un'altra domenica orribile per i tifosi rossoneri: il Milan perde a Bergamo contro l'Atalanta al termine di una prestazione umiliante e inaccettabile che mette a nudo impietosamente tutti i limiti, i difetti e i problemi di una squadra che dopo 31 giornate di campionato non ha ancora un'identità e ancor meno un'anima, visto che subisce sconfitte inconcepibili giocando senza cuore, senza determinazione, senza grinta, senza quegli attributi invocati dalla Curva Sud nella ripresa e anche da mister Mihajolovic negli spogliatoi. Non è bastato nemmeno il miglior avvio di partita possibile, con il risultato sbloccato dopo pochi minuti grazie al gol su rigore di Luiz Adriano, per battere la squadra che nel 2016 aveva fatto meno punti di tutti in campionato e per interrompere la serie negativa di risultati, ora saliti a quattro (con soli due punti conquistati); davvero il modo peggiore per onorare la memoria di Cesare Maldini, scomparso poche ore prima della partita e, soprattutto, un'altra dolorosa tappa di questa stagione, sempre più simile alle due precedenti. Come se non bastassero la rovesciata di Pinilla e il gol di Gomez a far sanguinare il cuore dei tifosi del Diavolo, ecco arrivare in contemporanea nel pomeriggio domenicale altre dolorose coltellate, come la tripletta di Suso (un gol più bello dell'altro), autentico oggetto misterioso a Milanello e quasi mai visto in campo a San Siro e il gol di El Shaarawy (incomprensibilmente offerto a chiunque nelle ultime sessioni di mercato) che ha sbloccato il derby di Roma, mentre, ironia della sorte, Mihajlovic era costretto a far giocare De Sciglio esterno di centrocampo a causa dell'assenza di Honda. Il tecnico serbo aveva già fatto notare l'assoluta mancanza di alternative ai due esterni Bonaventura e Honda, costretti agli straordinari con il rischio di finire la stagione con la lingua a penzoloni, anche e soprattutto perchè durante il mercato invernale non solo non erano arrivati rinforzi, ma la rosa era stata anche sfoltita lasciando pericolosamente scoperti alcuni ruoli. Aggiungiamoci il fatto che anche nel mercato estivo i tanti soldi spesi non sono stati investiti al meglio (Bertolacci tanto per fare un nome...) ed ecco servito il disastro, andato impietosamente in scena a Bergamo con un'altra sconfitta indecorosa che rischia seriamente di far saltare la tregua fra squadra e curva, appena siglata qualche settimana fa dopo prestazioni incoraggianti soprattutto dal punto di vista dell'impegno e del cuore, totalmente mancati nel confronto contro l'Atalanta. Sarebbe davvero il caso di cominciare serie riflessioni in casa Milan, ma dubito che ciò avverrà, vista la confusione mentale che regna sovrana nella società rossonera; certo ha ragione il presidente Berlusconi quando chiama in causa (finalmente) le responsabilità della società in sede di mercato, ma forse dimentica che il primo dirigente è proprio lui, quindi finisce automaticamente fra i colpevoli per aver avallato certe scelte, senza la possibilità di invocare come alibi lo scarso interesse verso le questioni rossonere in quanto in altre faccende affancendato, perchè ciò è, al contrario, un'aggravante, insieme alla sciagurata scelta di criticare e mettere sul banco degli imputati, un giorno sì e l'altro pure, l'allenatore, delegittamandolo nei confronti dei suoi giocatori che, infatti, se ne stanno bellamente approfittando, salvo poi rivalutarlo nell'ultimo periodo per squallidi motivi elettorali (qualche sondaggista forse gli ha fatto notare che la gente stava dalla parte del tecnico, quindi ecco servito il cambio di opinione con sorprendente coinvolgimento della società nelle responsabilità del momento negativo per riconquistare consensi e voti). Insomma, come si suol dire, poche idee e molto confuse sia in società che in campo, con una squadra che va alla deriva senza reagire, che non ha gioco, non ha anima, non ha spina dorsale, non ha uno straccio di leader che la guidi fuori dai momenti difficili. Riassumendo in poche parole, a Bergamo si è vista una squadra con una difesa che non difende, con un centrocampo che non costruisce gioco e non fa filtro, con un attacco che non segna e non tira in porta e se consideriamo che da quando è entrato in campo nella seconda metà della ripresa, uno dei meno peggio è stato il tanto vituperato Balotelli, si può facilmente capire quanto sia negativo il momento che sta vivendo il Milan, con tanti giocatori considerati dalla maggior parte dei tifosi addirittura indegni di indossare la gloriosa casacca rossonera. Volendo essere feroci fino in fondo, viene da dire che in effetti la vera soluzione è il ritiro, ma non nel senso della settimana passata a Milanello a preparare la sfida contro la Juventus, quanto piuttosto nel senso di appendere le scarpe al chiodo e fare altro!

Riavvolgere il nastro della memoria per rivivere il pomeriggio di Bergamo è puro masochismo, ma qualche riflessione va fatta: Mihajlovic presenta un Milan molto italiano, forse per accontentare l'improvvisa voglia di italianità del suo presidente; in difesa il solo straniero è Zapata, davanti a Donnarumma e al fianco di Abate, Romagnoli e Antonelli; tutto il centrocampo è tricolore (Montolivo, Bonaventura, De Sciglio e Bertolacci) e l'unico reparto a fare eccezione è l'attacco, con i sudamericani Bacca e Luiz Adriano. I circa 600 tifosi rossoneri giunti nella vicina Bergamo ricordano Cesare Maldini con i cori, ma anche nella curva avversaria c'è uno striscione che saluta affettuosamente uno dei grandi interpreti di un calcio che non c'è più, sostituito da un calcio moderno sicuramente con meno valori e uomini veri come Maldini senior. Dopo il doveroso minuto di silenzio, ecco la partita, in cui il Milan si trova in vantaggio facilmente e quasi senza accorgersene: sugli sviluppi di un calcio d'angolo, l'ingenuo fallo di mano di Stendardo consente a Luiz Adriano di andare sul dischetto e segnare il suo primo gol del 2016, quarto in campionato. Partita tutta in discesa? Mai dire una cosa del genere con il Milan in campo e, infatti, i rossoneri non sfruttano l'occasione, giocano sotto ritmo, senza intensità, si limitano a controllare una partita tutto sommato noiosa e con poche occasioni e giochicchiano senza grande impegno, forse convinti che il più sia già fatto. L'Atalanta sfiora il pareggio con Gomez (deviazione decisiva di Abate che manda il pallone a sfiorare il palo lontano) e poi lo trova con una spettacolare rovesciata di Pinilla nel finale di tempo, mentre il Milan si limita a un paio di innocui tiri alti di Bonaventura e Bertolacci.

Si riparte nella ripresa con il risultato di parità e un equilibrio da rompere nuovamente; Mihajlovic ci prova dando fiducia a Balotelli (mandato in campo al posto di Luiz Adriano) ma dopo pochi minuti segna l'Atalanta; solo una coincidenza, nessuna colpa di Mario ovviamente, grandi responsabilità, invece, per una retroguardia troppo molle e, più in generale, per una squadra sempre poco reattiva quando c'è da mordere le caviglie avversarie in fase difensiva. Troppa libertà lasciata a De Roon che fa l'assist e a Gomez che conclude a rete, con ben quattro giocatori rossoneri che in area si guardano fra loro inebetiti mentre il trottolino nerazzurro, che già in precedenza aveva creato lo scompiglio nella difesa del Milan, batte Donnarumma e fa esplodere la stadio bergamasco. Mihajlovic tenta il tutto per tutto mandando in campo anche Menez al posto di De Sciglio, ma il francese si fa vedere solo con un tiro "stile mozzarella" fra le braccia di Sportiello; ben più pericoloso Balotelli con una punizione delle sue che scalda le mani al portiere avversario, ma in fin dei conti il Milan costruisce ben poco ed è l'Atalanta a rendersi più pericolosa con insidiose ripartenze che portano al tiro Pinilla (murato da Zapata) e Diamanti (che impegna Donnarumma). Ininfluente l'ultimo cambio di Mihajlovic (Poli per Bertolacci), solo potenzialmente pericolosa un'altra punizione di Balotelli che attraversa tutta l'area senza trovare la deviazione vincente; l'ultimo brivido per i già abbondantemente depressi tifosi del Milan viene da un'incursione del nuovo entrato D'Alessandro, poi il triplice fischio di Rocchi decreta il prestigioso successo dell'Atalanta nei confronti di un Milan versione "povero Diavolo".

Un'altra delusione, un'altra sconfitta che ha conseguenze anche in classifica: ormai è inutile pensare a chi sta davanti, molto più utile guardarsi alle spalle, perchè il Sassuolo è a un solo punto e con la sfida contro la Juventus all'orizzonte c'è il concreto rischio del sorpasso con conseguente perdita dell'ultimo posto che consente l'accesso all'Europa League in caso di mancata conquista della Coppa Italia. Ciò che più peoccupa, però, è una squadra che sembra aver mollato mentalmente e fisicamente, che non risponde alle sollecitazioni del suo tecnico, che gioca con sufficienza e scarsa concentrazione, che sembra appagata da chissà cosa e non ci mette la giusta determinazione. Forse i nove risultati utili hanno illuso un po' tutti e ora questi quattro risultati "inutili" hanno riportato tutti con i piedi per terra; la desolante realtà è che il reale valore della squadra è questo e anche Mihajlovic si è arreso all'evidenza; il tecnico avrà le sue colpe, forse non è riuscito a trasmettere la sua proverbiale ferocia e determinazione (ma bisogna vedere se questi giocatori sono in grado di assimilare queste doti...), ma le responsabilità vanno condivise con altri, a partire dagli stessi giocatori, molti dei quali non sono da Milan, per arrivare, come già detto, alla società, che ancora una volta ha dato in mano all'allenatore (come aveva fatto con Allegri, Seedorf e Inzaghi) una rosa di scarsa qualità e non competitiva ai massimi livelli. Ora bisogna cercare di chiudere in modo onorevole un'altra stagione "calvario" e sperare finalmente in una rivoluzione che spazzi via le tante brutte figure di queste ultime stagioni, perchè i tifosi sono davvero stufi di soffrire e sprofondare nella depressione più cupa dopo sconfitte allucinanti come questa di Bergamo, che è solo l'ultima in ordine di tempo di una serie fin troppo lunga e insopportabile per chi ha il Milan nel cuore.  


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