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Il Milan fa quattro passi a Pescara

di Davide Bin

Era ampiamente prevedibile e prevista e, in effetti, la facile e netta vittoria sul campo del Pescara è arrivata, ma a volte queste partite sono autentiche bucce di banana sulle quali è facile scivolare e farsi tanto male (chiedete alla Roma per eventuali delucidazioni...), quindi i rossoneri sono stati bravi a mantenere la giusta concentrazione per conquistare in scioltezza una vittoria importante per avvicinarsi ancor di più all'obiettivo terzo posto. La partita è sembrata proprio un'amichevole infrasettimanale, visto il giorno in cui si è giocata: ritmi bassi, una squadra in totale dominio, l'altra quasi completamente incapace di creare il minimo pericolo alla difesa rossonera. Il Pescara è davvero l'unica squadra di categoria inferiore in questa serie A e le cifre lo dimostrano impietosamente, visto che stiamo parlando di una squadra che, ad esempio, nel girone di ritorno ha conquistato solo due punti. Niente di che esaltarsi o esultare in particolar modo, quindi: quattro gol sono un divario giusto con una squadra di questo livello e il Milan ha fatto solo il suo dovere, un compitino nemmeno troppo difficile e svolto diligentemente senza metterci troppo impegno perchè non era necessario; partita sbloccata quasi subito, chiusa già nel primo tempo e definitivamente blindata nella ripresa e il mattatore è stato Balotelli, con due gol (uno su rigore), una traversa e tante altre giocate che hanno illuminato la partita come lampi improvvisi nella lentezza generale. Purtroppo in serata non sono arrivate buone notizie da Siena, quindi il terzo posto non è ancora al sicuro, ma mancano tre punti, una vittoria con due partite per ottenerla e domenica c'è il primo match ball contro la Roma.

Allegri rimescola un po' le carte, per necessità e per scelta: in difesa c'è Yepes al posto dell'acciaccato Mexes (affaticamento muscolare), in attacco Robinho e Niang ai lati di Balotelli, per comporre un tridente anomalo rispetto alle previsioni della vigilia, visto che i pronosticati El Shaarawy e Pazzini si accomodano in panchina. Per il resto tutto confermato da un allenatore che torna nella "sua" Pescara, dove ha giocato e segnato il primo gol in serie A proprio in un Pescara-Milan del 1992, che finì addirittura 5-4 per i rossoneri e, di fatto, è l'ultima sfida giocata in Abruzzo fra le due squadre prima di questa. Purtroppo il Pescara è già aritmeticamente retrocesso proprio domenica scorsa, ma ciò non frena l'entusiasmo dei tifosi locali per l'arrivo del Milan e lo stadio è tutto esaurito, complice anche il fatto che da queste parti ci sono moltissimi tifosi rossoneri che raramente hanno la possibilità di seguire il Milan dal vivo e non si sono lasciati sfuggire l'occasione. Allegri non si fida di una partita apparentemente facile e di una squadra dimessa e ha catechizzato a dovere i suoi sui rischi di una sfida in cui c'è tutto da perdere e pochissimo da guadagnare, ma che bisogna assolutamente vincere, perchè dopo tanti sforzi sarebbe imperdonabile complicarsi la corsa al terzo posto in una partita come questa.

Il Milan inizia con il piglio giusto, pur senza strafare: mantiene il possesso palla e il controllo del gioco, abbassa i ritmi e rende vano con il palleggio il tentativo di pressing degli abruzzesi. Dopo soli tre minuti i rossoneri potrebbero già sbloccare il risultato, ma Balotelli calcia clamorosamente sulla traversa da favorevolissima posizione un pallone proveniente in area da un corner di Robinho. Poco male, perchè dopo pochi minuti un'ingenuità di Cosic (netto fallo su Nocerino) provoca un rigore che Balotelli trasforma in gol con la solita freddezza, siglando il gol del vantaggio che sembra già una sentenza di vittoria, vista l'inconsistenza del Pescara. Prova a mettersi in luce Niang con qualche spunto, il migliore dei quali è un diagonale rasoterra che sfiora il palo lontano. Il Milan fatica a trovare il gol del raddoppio ma più che altro perchè non si ammazza certo di fatica per trovarlo: trotterella a ritmi bassi, prova qualche affondo e controlla la partita in scioltezza, quasi fosse una partitella del giovedì a Milanello. Abbiati vive un pomeriggio da spettatore non pagante e nel primo tempo l'unico brivido glielo crea Sculli con uno sgangherato tiro-cross che nessuno riesce a raggiungere per un'eventuale deviazione. Poco dopo la mezz'ora arriva il secondo gol per manifesta superiorità del Milan: punizione calciata da Robinho all'altezza della bandierina con un lungo cross che spiove dall'altra parte dell'area, dove Muntari si coordina e conclude al volo, trovando anche un'involontaria deviazione di Sculli che rende imparabile il pallone che va a sbattere sulla parte bassa della traversa ed entra in rete; primo gol stagionale per il centrocampista rossonero e partita che sembra già chiusa con il minimo sforzo e, infatti, fino alla fine del tempo succede ancora ben poco.

Non cambia il copione nella ripresa: il Milan continua a giocare placido e sornione come il gatto con il topo, il Pescara ci mette impegno e corsa ma è tutto vano. Pochi minuti e arriva il terzo gol, con ancora Robinho nelle vesti di ispiratore: scappa via sulla sinistra e mette al centro un traversone teso che Flamini devia in rete da pochi passi; ancora una rete per il centrocampista francese a riprova del suo ottimo momento di forma e Allegri starà sicuramente apprezzando la ritrovata vena realizzativa dei suoi centrocampisti, che era mancata a lungo in questa stagione, caratterizzata soprattutto dai gol delle punte (ben tre in doppia cifra, compreso Balotelli che ha iniziato a giocare a febbraio). Flamini si trasforma anche in uomo assist e serve a Balotelli la palla del poker e della doppietta personale; Supermario ringrazia, controlla spalle alla porta, si gira a scaraventa in rete, segnando l'undicesimo gol in undici partite, media eccezionale, media da Balotelli. Allegri concede l'uscita dal campo con applausi all'ottimo Flamini, dando spazio a Traorè che in questa stagione ha giocato pochissimo; poi è la volta di Pazzini al posto di Niang e per ultimo entra El Shaarawy al posto di Robinho, finalmente pimpante e positivo. Sia il Pazzo che il Faraone sfiorano il gol personale nel finale, ma, in fondo, quattro gol possono bastare per mandare in archivio una partita davvero senza storia e vinta senza alcuna sofferenza. Missione compiuta con il minimo sforzo e si può tornare a Milano soddisfatti e contenti; per l'aritmetica certezza del terzo posto bisogna ancora attendere, magari domenica prossima nell'ultima partita casalinga contro la Roma; sarà l'occasione per salutarsi vicendevolmente fra squadra e tifosi al termine di una stagione particolare, cominciata malissimo e proseguita in crescendo e sarebbe bello che ci fosse qualcosa da festeggiare, ovvero un terzo posto che sembrava irraggiungibile e invece è lì a portata di mano per un Milan che a Pescara si è concesso il lusso di fare quattro passi sulle rovine di un avversario in disarmo e davvero troppo debole per creare il minimo pericolo. Un pomeriggio assolutamente tranquillo e una vittoria mai in discussione, ma domenica sarà un'altra storia!


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