Derby amarissimo e avvilente
Quando perdi un derby 4-0 è difficile trovare le parole per raccontare una serata da incubo: si può solo ammettere un'inferiorità che si era intuita nei derby amichevoli ma che, purtroppo, è stata evidenziata in modo impietoso nell'appuntamento più importante di questa estate tribolata. In fondo se una squadra già in difficoltà nelle stagioni precedenti, in cui aveva collezionato circa 60 punti di distacco dall'Inter in tre campionati viene ulteriormente indebolita e, al contrario, la squadra che ha vinto gli ultimi campionati si è addirittura rinforzata con acquisti numerosi e mirati, il risultato non può essere che questo. Spiace doverlo ammettere e l'unica consolazione è che questa sonora disfatta ha smascherato il bluff di chi poche settimane fa diceva che la rosa rossonera era fortissima e sicuramente non inferiore a quella dell'Inter, tanto per giustificare l'immobilismo sul mercato con la patetica scusa che non c'era bisogno di rinforzare una squadra che, in fondo, sempre parole della stessa persona, aveva perso lo scudetto nello scorso campionato solo per colpa di Ancelotti (che ora a Londra starà sghignazzando e godendosi una squadra finalmente competitiva da gestire e che, infatti, continua a vincere) che perseguitava il povero Ronaldinho lasciandolo in panchina o schierandolo in una posizione non ideale per il suo talento; peccato che nel derby Dinho sia risultato "non pervenuto" esattamente come in molte occasioni nella scorsa stagione e, addirittura, sia stato controproducente sprecando in malo modo la migliore azione dei rossoneri in tutta la partita, inventata da Pato con un'imperiosa volata sulla sinistra; e stendiamo un velo pietoso sul Ronaldinho seconda punta della ripresa, ovvero schierato come vorrebbe Berlusconi, con Seedorf alle spalle, che è stato letteralmente divorato dai difensori interisti senza toccare più un pallone fino alla sostituzione con Huntelaar. Purtroppo chi di dovere non ha capito che nel calcio si può bluffare meno che in politica, dove spesso si può spararle grosse senza gravi conseguenze, perchè la gente si dimentica più facilmente delle vane promesse e non va a controllare se siano state messe in pratica; nel calcio, invece, non puoi solo parlare, ma prima o poi devi dimostrare sul campo il tuo valore, mostrando le carte a tua disposizione e se l'avversario "vede" il bluff calando il poker, come avvenuto in questo derby, fai una brutta fine e rimani in mutande a meditare sulla tua pochezza. E questa sonora legnata deve servire di lezione anche a quei lettori che negli ultimi tempi avevano accusato il sottoscritto e anche altri collaboratori di questo sito di essere troppo "negativi" e di scrivere solo critiche: a nessuno piace criticare la propria squadra e la propria società ma penso che non si possa negare l'evidenza e sia necessario far notare ciò che non va; se le critiche sono motivate e costruttive risultano più oneste e corrette di elogi falsi e immotivati; era evidente a tutti, meno che al "tifoso n°1", che la squadra consegnata a Leonardo non era assolutamente in grado di lottare alla pari con l'Inter e i fatti lo hanno dimostrato in modo avvilente; facile criticare e lamentarsi ora, più difficile e "rischioso" farlo prima, a costo di sembrare cattivi e troppo esigenti e credetemi che non è di alcuna consolazione poter dire ora che aveva ragione chi criticava e non certo chi considerava questa squadra assolutamente alla pari con l'Inter; avrei preferito ammettere di essermi sbagliato, ma vedere l'inguardabile Jankulovski non azzeccarne una, laddove avrebbe dovuto esserci quel terzino vanamente richiesto da Leonardo per un paio di mesi, mentre nell'Inter esordiva alla grande Sneijder, fortemente voluto da Mourinho per colmare una delle poche lacune della rosa interista e prontamente accontentato da Moratti, ha aumentato la sensazione che la società rossonera in questa terribile estate abbia commesso molti, troppi errori e che purtroppo sia giunto il momento di passare alla cassa per pagare il debito, sotto forma di cocenti delusioni.
Peccato perchè il derby è sempre un appuntamento speciale e lo dimostra il fatto che lo stadio è gremito e strapieno nonostante la data infelice e insolita; clima bollente come in ogni derby che si rispetti e non solo per il gran caldo che toglie il respiro: le curve si sfidano a colpi di sfottò e il popolo rossonero sembra bello carico per tentare di trascinare la squadra ad una vittoria importante e che può essere una prima svolta in una stagione difficile e piena di incognite. Ci vuole l'occhio della tigre per lottare alla pari con lo squadrone nerazzurro e forse per questo viene cambiata la musica che accoglie in campo la squadra per il riscaldamento: non più "We will rock you" dei Queen ma "Eye of the tiger", colonna sonora del film Rocky, che voleva di essere di buon auspicio per dare grinta ai giocatori ma non lo è stata, visto che il Milan è finito al tappeto suonato come un pugile che ha preso una gragnuola di pugni. Gattuso schizza in campo più carico del solito e la squadra viene accolta nel migliore dei modi e incitata a dovere, ma anche questo è servito a poco. La Sud prova a darsi e a dare coraggio con una coreografia realizzata con le plastiche rosse, nere e bianche, che disegnano una gigantesca scritta AVANTI, ma il derby delle coreografie viene vinto dalla Nord che ironizza con striscioni e cartoncini colorati sul famoso motivetto "Luglio e agosto..." che per tanti anni abbiamo cantato in curva e che è rimasto d'attualità solo per la parte che riguarda la coppa "dalle grandi orecchie" che per i cugini rimane ancora un sogno irrealizzato. Insomma il solito clima di ogni derby e anche l'inizio di partita promette bene, visto che il Milan sembra riuscire a mettere in difficoltà l'Inter e risponde colpo su colpo tentando di rendersi pericoloso. Ma come spesso accade alle squadre che ancora non hanno certezze e punti fermi, basta una spallata a far crollare il castello di carte rossonero e a trasformare la speranza in incubo: la folgorante azione palla a terra che porta al gol Thiago Motta, lascia immobile e sorpresa la difesa rossonera e gela la squadra in campo e i tifosi sugli spalti. Da lì in poi il Milan si squaglia come un ghiacciolo con la calura estiva, affondando inesorabilmente sotto i colpi interisti: emblematica l'azione del secondo gol, in cui l'unico a rincorrere Eto'o lanciato in contropiede è il già zoppo Gattuso, costretto al fallo da rigore e da ammonizione. Sullo 0-2 arriva il "capolavoro" di Leonardo, lento e poco reattivo nel sostituire Ringhio che aveva chiesto a gran voce e portandosi a ridosso della panchina il cambio (distorsione alla caviglia) ma costretto a rimanere in campo (perchè Seedorf deve fasciarsi un polpaccio e ricevere le indicazioni del mister) e, evidentemente innervosito, ingenuo nel commettere a centrocampo un fallo da seconda ammonizione e conseguente espulsione. Sotto di due gol e con un uomo in meno, il Milan scompare dal campo e il derby in pratica finisce nel momento in cui Gattuso lascia il terreno di gioco prendendosela, giustamente, con il mondo intero e la sua panchina. A nulla servono i cambi nell'intervallo, perchè nulla può rianimare una squadra al tappeto e sotto di tre gol; per fortuna l'Inter dà l'impressione di non voler infierire, altrimenti potrebbe restituirci con gli interessi il 6-0 del 2001; il Milan prova con il residuo orgoglio a rendere meno amara la serata, ma risulta praticamente inoffensivo, se si esclude l'occasione capitata sui piedi di Huntelaar nel finale. E così il derby finisce in modo amarissimo e la colonna sonora che ci accompagna fuori dallo stadio è il motivetto che tante volte abbiamo dedicato a Kakà e che beffardamente i cugini ripetono di continuo, in modo ossessivo, girando il coltello in una piaga che non si era ancora rimarginata da giugno fino ad ora e che ha ricominciato a sanguinare vedendo una squadra senza gioco e senza idee, umiliata nell'occasione più importante, lasciando attoniti e avviliti i tifosi, che ora hanno ancor più ragione a rimpiangere chi non c'è più!