Ciao Ambro e grazie dal profondo del cuore rossonero!
C'era una volta il Milan sentimentale e riconoscente che non ammainava mai le sue bandiere: i giocatori più rappresentativi, i cosiddetti senatori, venivano confermati e trattenuti fino alla fine della loro gloriosa carriera, perchè il Milan si riteneva una grande famiglia che non allontanava mai i suoi "figli", a meno che non fossero loro a chiederlo espressamente; questo Milan non c'è più ed è stato sostituito da una società più cinica dall'atteggiamento meno familiare e più imprenditoriale; si era capito abbondantemente già nella scorsa estate, con la clamorosa e dolorosa rinuncia a tantissimi "senatori" in un colpo solo e la conferma è arrivata come un pugno nello stomaco in queste ore, in cui i tifosi rossoneri sono costretti a dire addio (o arrivederci, perchè potrebbe esserci un ritorno in ruoli diversi da quello di giocatore) al capitano Massimo Ambrosini, senza nemmeno avere la possibilità di salutarlo adeguatemente, con il classico gigantesco abbraccio di uno stadio intero, con tanto di cori e striscioni, come un giocatore del genere avrebbe sicuramente meritato. La notizia era nell'aria, visto che da molti giorni Ambrosini era in attesa di essere convocato dalla dirigenza per discutere dell'eventuale rinnovo, come era successo ad Abbiati e Bonera, ma il momento tanto atteso non arrivava mai; lo strano silenzio attorno al capitano era sospetto e Galliani ha scelto di dare l'annuncio lontano da Milano, in terra straniera, a bordo della nave sulla quale si sta svolgendo la crociera rossonera, quasi che la distanza potesse rendere meno difficile il momento e meno dolorosa la notizia. Sono sicuro che la sofferenza e l'imbarazzo con cui Galliani ha annunciato la rinuncia al capitano, soppesando le parole che uscivano lentamente e a fatica dalla sua bocca, sono assolutamente sinceri e, probabilmente, fosse dipeso solo da lui e dal suo cuore, forse ora Ambrosini sarebbe ancora un giocatore e, soprattutto, il capitano del Milan; molti hanno considerato crudele e irrispettoso il comportamento della società nei confronti di Ambrosini, ma mi piace pensare che quel silenzio e quel colpevole ritardo nel comunicare al capitano la dolorosa notizia fossero proprio causati dall'incapacità di prendere una decisione simile o dalla voglia di ripensarci o, comunque, di riflettere bene su una decisione clamorosa e davvero poco romantica; alla fine hanno prevalso i motivi di età, magari le solite esigenze di bilancio e pure quelle tecniche sui sentimentalismi e ora il Milan ha un altro senatore in meno, rinunciando ad un pezzo di storia e ad una colonna portante dello spogliatoio.
Diciotto anni in maglia rossonera, dodici trofei vinti, ma solo due alzati da "vero" capitano, cioè dal 2009 in poi, anche se Massimo ha potuto sollevare al cielo di Montecarlo anche la Supercoppa europea del 2007, visto che Maldini era assente in quella partita contro il Siviglia. Dispiace che Ambrosini abbia chiuso la sua carriera in rossonero a Siena con un'espulsione, cioè lontano da San Siro e senza nemmeno poter concludere la sua ultima partita con la maglia del Milan, ma in fondo per un gladiatore come lui è giusto così: il suo Milan stava clamorosamente perdendo contro una squadra già retrocessa e dicendo addio ad un prezioso terzo posto a lungo difeso e Ambrosini, da vero capitano, ha avuto un eccesso di foga e di grinta cercando disperatamente di recuperare un pallone a metà campo per rilanciare l'azione, trascinare un'ultima volta i compagni e dare l'esempio ad una squadra che sembrava spenta e scarica e stava andando alla deriva. Fortunatamente il Milan, anche senza Ambrosini, è riuscito a rimontare e vincere e potrà giocare il play-off di Champions League, ma ad agosto la fascia di capitano sarà su un altro braccio, probabilmente quello di Montolivo se Abbiati e Bonera saranno d'accordo. In fondo il criterio di assegnare la fascia di capitano in base all'anzianità in rossonero appartiene al vecchio Milan e a quello spogliatoio che ora non c'è più, quindi si può facilmente derogare e dare la fascia a chi l'ha già indossata in questa stagione nelle partite contro Juventus e Fiorentina; questi discorsi, però, appartengono al futuro, mentre ora dobbiamo voltarci indietro e riassaporare con il ricordo le tante partite in cui Massimo Ambrosini è stato protagonista, con la sua proverbiale grinta, recuperando palloni, lottando senza mai mollare, rendendosi pericoloso con i suoi tiri dalla distanza o con quegli efficaci colpi di testa in terzo tempo da grande appassionato e intenditore di basket e segnando gol importanti e a volte decisivi per la conquista di trofei. Ambrosini avrebbe potuto ottenere di più dalla sua carriera e lo avrebbe sicuramente meritato, ma è stato troppo spesso bloccato, fermato e limitato da infortuni gravi e meno gravi e da tanti acciacchi, soprattutto muscolari, che lo hanno costretto a saltare tante partite; anche negli ultimi tempi Ambro è stato spesso "capitano non giocatore" e forse anche questo ha influito al momento di decidere se rinnovargli o meno il contratto. Galliani ha parlato di decisione presa di comune accordo fra società e allenatore, quindi anche Allegri ha detto la sua e non è un mistero che l'allenatore recentemente confermato voglia evitare di avere in rosa giocatori "ingombranti" che non possono essere esclusi a cuor leggero quando sono disponibili e, quindi, condizionano scelte e decisioni anche se non pretendono il posto sicuro in squadra. Ambrosini aveva capito che tirava una brutta aria, aveva intuito quale sarebbe stata la scelta della società, ma ha voluto sperare fino all'ultimo in un ripensamento e per questo non ha voluto andare sotto la curva a salutare i suoi tifosi, continuando a credere in cuor suo che non ci sarebbe stato bisogno di addii strappalacrime; invece poche ore fa ha salutato tutti in una conferenza stampa, con la voce rotta dall'emozione e dalla commozione, perchè diciotto anni sono tanti e non si può voltare pagina in un attimo. Ambro ha ringraziato tutti, società, compagni e tifosi e ha detto di non essere arrabbiato o deluso, ma solo un po' amareggiato e per questo ha aspettato qualche giorno a parlare, perchè il cuore e la ragione prevalessero sull'istinto e la soddisfazione prendesse il sopravvento sull'amarezza. Ambrosini ha capito e compreso le ragioni di chi gli ha tolto maglia rossonera e fascia da capitano, quindi non vuole dire addio con rancore e risentimento, ma solo con tanto orgoglio e soddisfazione per aver vissuto da grande protagonista un significativo pezzo di storia rossonera.
Ambrosini saluta il Milan con grande dignità e senza fare polemiche e anche per questo merita grande rispetto; soprattutto, però, merita un enorme ringraziamento dal profondo del cuore rossonero che batte in ogni tifoso milanista; ha ereditato la "pesante" fascia di capitano da Paolo Maldini e l'ha indossata con grande impegno e professionalità, tramandando ai compagni i valori di uno spogliatoio frequentato da grandi campioni e facendo capire ai più giovani cosa voglia dire giocare nel Milan e indossare la gloriosa casacca a strisce rossonere, oltre a dare il solito grande contributo in campo quando il fisico glielo ha permesso. In bocca al lupo per il tuo futuro Ambro, qualunque esso sia, anche se sarebbe davvero strano vederti indossare una maglia viola e, soprattutto, grazie di tutto Massimo, grande gladiatore e ultimo capitano di un favoloso Milan che ora davvero non esiste più e questo ci mette tanta nostalgia ma anche tanto orgoglio per aver vissuto insieme a te e a tanti altri favolosi campioni un'era forse irripetibile e sicuramente indimenticabile, piena di emozioni, gioie, trionfi e soddisfazioni che ci porteremo sempre nel cuore!