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Viaggio nei Milan Club - Fermata Scafati (foto)

di Gennaro Mirko Auricchio

C'è un treno dipinto di rosso e di nero, che parte da Milano e accoglie a bordo milioni di tifosi. Tantissimi diavoli scatenati, che dalla Lombardia arrivano fino alla punta più estrema della Sicilia, raccolti attorno ad una fede, ad un ideale, quello del club più titolato al mondo. Il nostro sarà un viaggio attraverso i Milan Club di tutto il sud Italia, terra da sempre piena di passione e calore. La prima fermata sarà Scafati, comune della provincia di Salerno di 60.000 abitanti. Qui la passione rossonera è tangibile infatti è nato il Milan Club Scafati, abbiamo intervistato il presidente nonchè coordinatore dei Milan club della regione Campania: Carmine Longobardi.

Carmine parlaci del tuo Milan Club Il Milan club Scafati nasce con l'intento di dare alla possibilità ai tanti tifosi rossoneri presenti in questa zona di ritrovarsi insieme, parlare di calcio e tifare per il Milan condividendo gioie e dolori. Cosa fate in quanto Milan Club per seguire la squadra?

"La maggior parte delle volte guardiamo la partita davanti alla tv ma organizziamo spesso e volentieri dei pullman che partono dalla Campania e che raccolgono tifosi milanisti presenti nelle provincie limitrofi come Avellino, Benevento, Salerno e Napoli che insieme si recano allo stadio per sostenere il Milan".

Il Milan Club Scafati è presente sul luogo anche con iniziative benefiche?

"Con il pretesto di raccogliere tutti i Milan Club intorno alle coppe vinte dalla nostra squadra, che venivano esibite grazie alla collaborazione del Milan e dalla AIMC, organizziamo feste in cui si raccolgono fondi che poi vengono distribuiti alle ONLUS che sostiene il Milan e alle istituzioni regionali che poi provvedono ad utilizzarli per l'acquisto di autoambulanze e per altre opere di beneficenza. Grazie a queste manifestazioni abbiamo anche potuto sostenere il fondo in aiuto degli alluvionati di Genoa e per quelli della Sardegna".

Cosa ne pensa del momento attuale che sta vivendo il Milan?

"Il Milan vive un momento molto particolare, abbiamo l'impressione che la società si sia man mano distaccata dalla squadra e abbia perso la voglia di investire. Il progetto giovani ci faceva ben sperare, l'idea di creare il giusto mix tra freschezza e esperienza era sicuramente giusta per il momento storico che vive il calcio italiano, ma la mancanza di progettazione ci ha fatto ricredere. Speriamo che i risultati non proprio esaltanti delle ultime stagioni possa reincentivare la società, come dimostrato in questi 26 anni di presidenza non sono abituati a perdere per tanto tempo quindi siamo fiduciosi e crediamo molto nel lavoro che sta facendo Seedorf".

Da merdionale come vive la discriminazione territoriale?

"I cori che sentiamo quasi tutte le domeniche negli stadi italiani sono cori che vanno condannati. Nelle curve si può sostenere la propria squadra e anche prendere in giro gli avversari ma bisognerebbe non mancarsi mai di rispetto".

Quando dalla curva sud di S.Siro sente "Vesuvio lavali col fuoco" si sente tradito?

"Assolutamente no; dovrebbero offendersi chi li canta cori del genere. Le faccio un esempio: a Milano vive e lavora mio figlio, tifosissimo del Milan, che a Milano ha incontrato persone splendide con cui ha creato un rapporto molto forte e, nonostante quello che si dice, non ha mai vissuto episodi di discriminazione territoriale sulla sua pelle. Lo sfottò, quello sano, resta dentro lo stadio e non esce fuori".


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