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UP & DOWN - Inzaghi, è ora di lasciarsi. Tifiamo tutti per El Shaarawy

di Michele Pavese

Non era mai successo, in 60 anni, che Milan e Inter mancassero contemporaneamente la qualificazione alle Coppe. E la prossima finale di Champions si giocherà a San Siro. Basterebbe solo questo dato per certificare il fallimento delle due milanesi, che saranno costrette a guardare in tv le prossime competizioni europee consapevoli di essere lontane anni-luce dalle migliori rappresentanti del calcio continentale. Nel giro di cinque anni, le due cugine sono entrate in un preoccupante vortice di mediocrità, in cui hanno smarrito tutto quel vantaggio competitivo accumulato tra il 2007 e il 2011. Il ritorno della Juventus al comando della scena nazionale è stato così rapido e indolore: nel giro di due sole stagioni, i bianconeri hanno prima annullato il gap e poi sono andati in fuga, ponendo tra sé e le rivali storiche (nonché uniche a poterne contrastare l’egemonia) un abisso difficilmente colmabile in tempi brevi. Divario destinato ad aumentare, visto che la Juventus ha già cominciato a programmare la prossima stagione ingaggiando Dybala e Khedira, rinforzi di qualità ai quali si aggiungeranno Rugani, Berardi e Zaza, giovani talenti pronti a tornare alla base dopo gli ottimi campionati con le maglie di Empoli e Sassuolo. Mentre a Torino hanno le idee chiare e continuano a lavorare seguendo una precisa filosofia, i tifosi del Milan sono ancora in attesa di scoprire chi sarà il prossimo allenatore e in che modo verrà rinforzata una rosa che avrebbe bisogno di essere quasi totalmente rivoluzionata. Negli ultimi giorni si sono rincorsi nomi, voci e cifre più da campagna elettorale che da campagna acquisti, ma a questo i milanisti sono ormai abituati. La Curva Sud  e tutto il popolo rossonero chiedono solo rispetto e trasparenza: il presidente Berlusconi (o chi per lui) deve rimboccarsi le maniche per riportare il Milan ai vertici del calcio italiano e mondiale. Una missione che lo stesso Berlusconi intraprese con successo poco meno di 30 anni fa, e che ha di fatto abbandonato da circa due lustri. La rincorsa teatrale ad Ancelotti non convince nei modi e nelle tempistiche e sembra essere l’ennesima ”pezza” per coprire le mancanze strutturali e progettuali della società. Inoltre, il ritorno di Carletto non convince per tutta una serie di motivi. Innanzitutto, Ancelotti non è l’allenatore adatto per ripartire da zero con una squadra priva di leader. Il Milan, oggi, ha bisogno di tornare competitivo prima di tutto in Italia e necessita di un motivatore come Conte o Simeone, uno che sia in grado di ribaltare completamente lo stato delle cose all'interno dello spogliatoio e di tirare fuori il massimo da ogni singolo elemento. Ancelotti, invece, ha sempre dimostrato di essere un fenomeno nelle partite secche ma meno bravo a tenere alta la tensione per un intero campionato. Si spiegano così i soli tre scudetti vinti allenando Juve, Milan, Chelsea, Psg e Real Madrid. Il prossimo tecnico del Milan non avrà però difficoltà nel migliorare i risultati di Inzaghi. Pippo ha sicuramente tratto insegnamento dai tanti errori commessi in questi mesi e riuscirà a migliorarsi acquisendo esperienza sul campo. Lontano dal Milan. Conosciamo il suo amore per i colori rossoneri, ma la passione ardente acceca anche la vista dei migliori supereroi, proiettandoli in una dimensione onirica, troppo distante dal mondo reale. Abbiamo sofferto seguendo il suo lento declino, corroborato da dichiarazioni visionarie e prive di ogni fondamento. Per questo, la speranza di una riconferma è tanto vana quanto autolesionistica. Inzaghi deve recuperare in primis la lucidità che aveva quando imperversava nelle aree di rigore e deve guardare in faccia la realtà. Poi dovrà recidere il cordone ombelicale che lo lega al Milan da 14 anni, per riattaccarlo quando non sarà più costretto a recitare la parte del parafulmine inesperto (su cui riversare anche responsabilità altrui), ma quella del condottiero pluridecorato.    

In chiusura, ci sono comunque un paio di motivi per sorridere in vista della prossima stagione: l’esordio di ben quattro Primavera (Felicioli, Mastalli, Di Molfetta e Calabria) e i rientri di De Sciglio e soprattutto di El Shaarawy. Un patrimonio importante, su cui il Milan deve continuare a investire e a credere, sperando di valorizzare questi giovani meglio di quanto fatto in passato con i vari Cristante, Niang e Saponara. E sperando che la storia del Faraone abbia un lieto fine.


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