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Solo con le idee si costruisce il futuro. Galliani non può fare tutto da solo

di Michele Pavese

Adriano Galliani e i dirigenti dell’Inter nello stesso ristorante per trattare l’acquisto dello stesso calciatore. No, non è un sequel de “L’allenatore nel pallone” (uno basta e avanza), ma è un episodio realmente accaduto qualche giorno fa a Montecarlo. Come sia andata a finire lo sappiamo tutti: il Milan aveva in mano il sì del giocatore e del Monaco, ma l’Inter è sbucata fuori da una botola posizionata a pochi metri dal traguardo ed è riuscita a tagliarlo per prima. Tra venerdì e sabato sono crollate molte delle certezze del nuovo Milan “Beerlusconiano”, una creatura destinata a rimanere mitologica ancora per chissà quanto tempo. Mettere subito a segno due colpi di mercato come Kondogbia e Martinez avrebbe certamente portato entusiasmo e restituito credibilità a una società che negli ultimi anni ne ha persa tanta, tra buffi teatrini e scelte incomprensibili. L’8 luglio, il giorno del raduno, è più vicino di quanto sembri e tra i tifosi serpeggia il malumore. Come biasimarli, del resto: la Juventus, giocando in anticipo, ha puntellato una rosa già fortissima con innesti di spessore e prospettiva e rimane la squadra da battere nonostante la cessione di Tévez. L’Inter, dopo il rifiuto di Yaya Touré, ha centrato diversi obiettivi fondamentali per il rilancio. Galliani ha poco più di due settimane per mettere a disposizione di Mihajlović un gruppo valido, che possa ambire a risultati importanti. Sarà in quel momento che si dovranno tirare le prime somme e si potrà stabilire se ci sono davvero le intenzioni (e le possibilità) di riportare il Milan ai fasti di un tempo. Da qui ai primi di settembre verranno accostate decine di nomi ai rossoneri, ma guai a esporsi come nel caso delle due trattative saltate di recente. Si avverte l’esigenza di una maggiore concretezza, che si contrappone all’eccessivo fumo prodotto negli ultimi anni, tra fotografie, viaggi, cene, citofonate e “hip hip hurrà”. La parabola discendente di Adriano Galliani, forse, ha toccato il suo punto più basso. Per questo, all’AD rossonero non farebbe male ricevere un aiuto, magari di un vero Direttore Sportivo, qualcuno che snellisca gli impegni del braccio destro di Berlusconi e sia un fine conoscitore del mercato e dei calciatori da trattare. Se cambiamento deve essere, deve esserlo in primis nella mentalità e nel modo di agire. C’è bisogno di chiarezza, di idee: in questo modo si potranno individuare gli elementi più utili al progetto di rinascita, evitando di sborsare cifre enormi per mezzi giocatori e di cedere ai ricatti di club e procuratori che inevitabilmente giocheranno al rialzo. Solo chi sarà convinto, avrà fame e avrà voglia di mettersi in gioco per restituire splendore alla sua Storia, meriterà di indossare la maglia rossonera.


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