.

Ordine: "Esistono tre buoni motivi per spiegare il sano realismo col quale Max Allegri continua a guardare lo specchietto retrovisore"

di Manuel Del Vecchio

Ci sono almeno tre buoni motivi che spiegano il sano realismo con cui Massimiliano Allegri continua a controllare lo specchietto retrovisore, più che a godersi il fossato di cinque punti che lo separa dall’Inter capolista. Lo sottolinea oggi Franco Ordine sulle colonne del Corriere dello Sport, provando a leggere la prudenza del tecnico rossonero oltre le frasi di rito.

Il primo motivo è anche il più immediato e pesante: al Milan manca ancora il contributo pieno di Leao e Pulisic, oltre a quello di Saelemaekers, fermato dal riacutizzarsi del dolore all’adduttore dopo il primo tempo dell’Olimpico. La pausa di dieci giorni prima della trasferta di Pisa può rivelarsi provvidenziale proprio per recuperare energie e uomini chiave. Perché Leão e Pulisic, insieme, rappresentano il vero valore aggiunto in termini di talento e gol, e finora solo l’apporto di Rabiot, Nkunku e Loftus-Cheek ha in parte compensato la loro assenza prolungata o un rendimento ridotto, nel migliore dei casi, al 30%.

Il secondo motivo è legato al calendario che conduce al derby di Milano, fissato per domenica 8 marzo. Dopo Pisa, il Milan affronterà cinque giorni più tardi il Como a San Siro, quindi Parma in casa e Cremonese in trasferta. Proprio contro squadre di questo livello, la stagione rossonera ha mostrato le sue crepe più evidenti. I numeri parlano chiaro: contro Pisa, Parma e Cremonese il Milan ha lasciato per strada sette punti su nove. Se avesse fatto bottino pieno, come è riuscita invece l’Inter, oggi sarebbe addirittura davanti alla squadra di Chivu. È un tabù che Allegri deve spezzare, altrimenti il rischio è restare prigionieri dell’etichetta di squadra “grande con le grandi e fragile con le piccole”.

Il terzo motivo nasce proprio da questo intreccio di calendario e classifica. Se il Milan riuscirà a rosicchiare qualche punto all’Inter prima dell’8 marzo, il derby potrebbe trasformarsi improvvisamente in uno snodo affascinante della corsa scudetto. Se invece il distacco resterà invariato o dovesse aumentare, allora i sogni rischiano di restare di carta.

Da qui l’ultima riflessione, che riguarda la cifra tecnica della rosa a disposizione di Allegri. Dopo sette mesi di lavoro, qualche progresso è evidente, anche agli occhi dei critici più severi. La crescita di Athekame, tra i migliori a Bologna nel sostituire Saelemaekers, è un esempio. Così come il rendimento di De Winter, che dopo le difficoltà mostrate nella semifinale di Supercoppa a Riyadh contro Højlund è arrivato a essere preferito a Pavlovic e, recentemente, anche a Tomori.

È servito tempo anche per inquadrare l’utilità di Nkunku, promosso da Allegri rigorista di riferimento già a Como nonostante le resistenze di Leao, e modellato fino a renderlo compatibile in coppia con un Loftus-Cheek inedito nel ruolo di seconda punta. Mettendo insieme tutti questi tasselli, acquista senso anche una frase di Allegri sul mercato: "Se dobbiamo prendere qualcuno tanto per prendere, meglio restare come siamo". 

Postilla finale, ironica ma non troppo: se fosse andato in porto il discusso piano di portare Milan-Como a Perth, oggi i rossoneri sarebbero probabilmente in volo verso l’altra parte del mondo. 


Altre notizie
PUBBLICITÀ