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Numero 9, la maledizione del Milan. Il CorSport in apertura: "Bruciati 220 milioni"

di Federico Calabrese

Questo weekend il Milan sarà di scena a Verona per sfidare il club scaligero, che è alla ricerca disperata di punti salvezza. I rossoneri invece devono ipotecare ancor di più la qualificazione alla prossima Champions League

Massimiliano Allegri spera di poter contare sui gol dei centravanti, che fino a ora hanno avuto un cammino altalenante. Ma è una crisi più profonda. Il Corriere dello Sport stamattina titola: "Milan, bruciati 220 milioni". Solo Olivier Giroud e Carlos Bacca hanno inciso, per gli altri 9 è stata una maledizione.

L'anticipo di Galli - Rafa e il Milan, la crisi del settimo anno (LEGGI QUI)

di Filippo Galli 

La "crisi del settimo anno", lo sapete, è un momento in cui routine, stress, minore attrazione fisica e tanti altri fattori mettono in discussione la stabilità di un rapporto di coppia. Il matrimonio tra Rafa Leão e il Milan venne celebrato il 1° agosto del 2019. Quella in corso è dunque la settima stagione. Sarà quella che porterà al divorzio?

Di certo c’è che il popolo rossonero, in occasione della recente debacle interna con l’Udinese, al momento della sostituzione del portoghese ha espresso tutto il disappunto attraverso una bordata di fischi, quasi a volergli attribuire la responsabilità (se non pratiche, almeno simboliche) di una sconfitta umiliante. Ma quali e quante sono, davvero, le responsabilità di Leào? E quanto invece abbiamobisogno di trovare un capro espiatorio per giustificare il momento negativo della nostra squadra che, nelle ultime quattro gare, ha collezionato tre sconfitte? E non è, in fondo, la rabbia nei confronti del numero dieci quella che si rivolge all’atleta più dotato e quindi sul quale l’aspettativa è più elevata? 

Il calcio, come scrivo spesso, non è semplice. Al contrario. E la sua complessità ci impedisce di comprendere quanto il rendimento di Rafa influenzi l’efficienza della squadra e quanto invece ne sia influenzato. Certamente a Rafa non giova l’ostinazione di Max Allegri di schierarlo nella posizione di attaccante centrale, che lo vede, sì, giocare più vicino alla porta avversaria, ma anche dover spesso giocare spalle alla porta per difendere palla e permettere ai compagni di inserirsi in avanti, un tipo di lavoro che, nonostante i 188 centimetri di altezza e gli 81 chili di peso (non proprio un fuscello) non sembra proprio fatto per lui. Va detto altresì che quando è stato schierato da esterno sinistro, la sua posizione ideale, le prestazioni non sono sempre state quelle attese da un giocatore dalla sua cifra tecnica e atletica. 

Anche il suo linguaggio corporeo non gli è d’aiuto, poiché suggerisce l’idea, a mio avviso errata, di una sorta di disinteresse all’esito della sua prestazione e della gara. Certo, Rafa in questa stagione ha dovuto convivere con problemi di pubalgia che, ve lo assicuro perché ne ho sofferto anch’io, è fortemente debilitante. Non dimentichiamo poi il valore del suo contratto, nella fascia più elevata della rosa: anche questo, che si situa all’incrocio fra l’aspetto tecnico e quello economico (così importante nel calcio contemporaneo) determina un’aspettativa elevata. Nel momento in cui il rendimento non lo giustifichi, il management, prima ancora del tecnico, è tenuto giocoforza a valutarne la sostenibilità. 

C’è, in conclusione, ma forse al primo posto, una questione di posizione in campo: se Allegri vorrà proseguire con il suo solido 3-5-2 anche nel prossimo anno, quale potrebbe essere il contributo di Leao? Abbiamo già detto che quello di prima punta non è il suo ruolo e, per un motivo o per l’altro, non siamo mai riusciti a vederlo impiegato nel ruolo di seconda punta, alle spalle di un centravanti classico.

Che fare, quindi? A oggi, il valore di mercato dell’attaccante portoghese è ancora alto, anche se non ai livelli del post-scudetto o della sua clausola rescissoria. Alle porte c’è un Mondiale e, al termine della manifestazione, il valore del giocatore potrebbe variare in una direzione o nell’altra: ha senso attendere l’esito della competizione? Dal mio punto di vista no. Riconosco che non sia una decisione facile da prendere ma procrastinarla sarebbe un rischio troppo alto. La cessione di Leao porterebbe nelle casse rossonere risorse economiche che potranno o, meglio, dovranno essere investite per l’acquisizione di giocatori più funzionali al progetto tecnico che, incrociamo le dita, nella prossima stagione contemplerà anche la partecipazione alla Champions.


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