VAR: basta procrastinare. Arbitri: sveglia! Allenatori e calciatori: avete rotto
Anche senza il fattaccio di ieri sera, la brutta simulazione di Bastoni che ha portato all'espulsione di Kalulu, la stagione in corso è una delle più sfortunate dal punto di vista degli errori arbitrali che si sono visti in Serie A. C'è da fare una distinzione importante tra il percepito e quello che succede effettivamente. Il VAR, strumento fantastico che purtroppo viene ancora osteggiato, ha diminuito in modo drastico la percentuale di errori commessi su un campo da calcio: è per questo che quello che ancora sfugge ha un risalto ancora più grande che in passato. L'obiettivo è ovviamente diminuire di anno in anno questa percentuale, ma nel concreto le difficoltà che vengono riscontrate sono molteplici. In primis perché il calcio è uno sport che ha un'infinità di casistiche possibile e provare ad oggettivizzarle è estremamente complicato. Al momento di oggettivo c'è poco: il fuorigioco ed il gol/non gol. E anche sul fuorigioco c'è persino qualcuno che ha da ridire, non arrivando a capire che pur spostando la "tolleranza" con la luce ci saranno sempre situazioni in cui la decisione viene presa sui centimetri.
Per il resto ci allacciamo alle parole pronunciate da Allegri l'altro giorno in conferenza: bisogna ridurre sempre più l'errore sulle situazioni oggettive, e la tecnologia in questo caso è sicuramente amica, ma per il resto ci sarà sempre e comunque una matrice di soggettività in base alla situazione. Basti pensare al protocollo VAR, che può intervenire solo in caso di "chiaro ed evidente errore". Cos'è un chiaro ed evidente errore? Quali sono i limiti entro cui muoversi? Quanto deve essere "grave" la situazione per far sì che da Lissone ci sia un intervento correttivo? È ovviamente elemento di discussione e lo sarà sempre. Lo stesso vale per i falli di mano. Come si fa a definire una posizione congrua o non congrua quando l'infrazione non è palese? È un aspetto davvero difficile da oggettivizzare, perché andando in un verso o nell'altro, punitivo o lassista, i risultati potrebbero essere comici: da un lato vedremmo attaccanti mirare agli arti dei difendenti, dall'altro vedremmo difendenti sostituirsi al portiere o cose simili.
È facile scandalizzarsi ed innervosirsi per situazioni che a primo impatto non paiono "giuste", ma è anche importante capire che stilare un regolamento in uno sport con variabili quasi infinite come il calcio è molto ma molto complicato. Innanzitutto bisognerebbe essere ben consci di quello che è lo spirito del gioco e di come gli arbitri siano chiamati a preservarlo. Quella del direttore di gara è una figura odiata, osteggiata, ma mai capita o compresa del tutto. In primis perché ci si trincera dietro al "chi ha giocato a calcio sa". Ma cosa sa? Conosce il regolamento? O conosce una versione raffazonata e inventata che per anni è stata raccontata in tv con strafalcioni del tipo "danno procurato" o "disponibilità del pallone"?
La verità è che per uscire da questa brutta situazione c'è da fare un bel passo indietro da parte di tutti. Tifosi e giornalisti/opinionisti dovrebbero svestire i panni della superbia e almeno leggere il testo del regolamento, mentre il mondo arbitrale deve uscire dal medioevo comunicativo ed organizzativo. Esempio palese e recente: non è possibile che all'interno di una stessa stagione i gol di Dimarco contro la Cremonese e quello di Leao contro il Pisa siano regolari, mentre quello di Koopmeiners contro la Lazio no. Non esistono situazioni uguali, ma molto similì sì: è follia che a stagione in corso si cambino i criteri di valutazione per una stessa situazione. E soprattutto, è follia che in un mondo così connesso, così attento alla comunicazione e con una facilità di raggiungere qualsiasi informazione il mondo arbitrale faccia affidamento ancora a "indicazioni interne", comunicate ai tesserati AIA sui campi di Coverciano prima che inizi una stagione.
Il regolamento è ovviamente "indicativo" e non va a toccare ogni indicazione nello specifico, altrimenti bisognerebbe redigere un documento da migliaia e migliaia di pagine. Ma non è comunque corretto nel 2026 che non ci sia un vedemecum facilmente consultabile da chiunque per avere un pensiero chiaro sulle indicazioni attualmente in vigore su determinate situazioni. E qui è una situazione che va anche oltre l'AIA e che si estende all'IFAB: va fatta molto più chiarezza e non lasciare che siano pochi professionisti, più o meno avvezzi al linguaggio giornalistico o televisivo, a spiegare il tutto strada facendo.
Legandoci alle parole di Chiellini di ieri sera, che ha parlato di procrastinazione, si tocca un altro punto dolente. Da quanti anni si parla di tempo effettivo di gioco? Da quanto si parla di poca tolleranza verso simulazioni e accentuazioni al limite del circense? Da quanto si parla dell'utilizzo del VAR anche per situazioni come il doppio giallo o un check rapido sul corner da cui poi nasce eventualmente un gol? Il calcio, non ci nascondiamo, è ormai in mano alle TV: con i tanti soldi che versano per trasmettere le partite hanno potere decisionale sul calendario e su come il prodotto in vendita debba essere più spettacolare possibile, per evitare che le nuove generazioni restino indifferenti al calcio a causa dei tantissimi altri stimoli che hanno a disposizione. Le regole cambiate negli ultimi anni sono state modificate per favorire lo spettacolo e la segnatura di più reti possibili: si vedano le regole stringenti per i portieri sui calci di rigore.
Ma così si è andati a modificare questi aspetti è importante muoversi per tempo su aspetti che in tanti hanno denunciato ancora prima che si arrivasse al "morto". Prima ancora di Kalulu l'anno scorso c'era stato Tomori in Empoli-Milan, con il centrale rossonero che venne espulso per doppia ammonizione per un intervento in scivolata su un avversario che era partito palesemente in fuorigioco. In TV e al VAR si è visto in 10 secondi che fosse offside, ma non si è potuto intervenire a causa di un protocollo limitato e limitante: l'hanno visto tutti che il secondo giallo era da togliere, così come tutti (tranne Chivu) hanno visto la deprecabile simulazione di Bastoni di ieri, ma non c'è stato modo di intervenire. Nel 2026, scusate la banalità ed il luogo comune, non è accettabile. Non è accettabile perché ci sono tutti i mezzi necessari per non sbagliare più: le istituzioni calcistiche ed arbitrali devono essere all'altezza dei tempi e dello spirito del gioco. Altrimenti i tifosi, unico pilastro su cui si mantiene uno sport che muove miliardi a livello mondiale, si stancano. E se il castello crolla buona fortuna a tutti.
Ci sarebbero tantissimi altri temi da toccare, come il modo di porsi degli arbitri verso i calciatori (vedi l'espulsione di Rabiot contro il Pisa, al limite dell'imbarazzo) e anche il modo di porsi dei calciatori verso gli arbitri. Siamo nel campo della soggettività e del carattere personale, ma va ritrovato un attimo di buon senso e dignità per non mandare tutto in vacca. Rocchi, che non è assolutamente esente da colpe e che evidentemente non si è rivelato adeguato al compito di designatore, oggi ha detto una grande verità: "L'arbitro ha sbagliato, ma qua si fa di tutto per fregarli". La furbizia e la malizia vanno bene, la scorrettezza e l'inganno no. La linea è ovviamente sottile e nessuno vuole ergersi a moralizzatore perché ripetiamo, nel calcio "il più pulito ha la rogna". Ma va fatto un passo indietro da parte di tutti. Allenatori e calciatori tornino nei ranghi, gli arbitri si sveglino un po' e chi prende le decisioni a livello mondiale la smetta di procrastinare.