Tanti soldi spesi ma monte ingaggi più basso tra le top: basta scommesse, servono giocatori di alta caratura!
Si parla con sempre più insistenza di come il Milan dovrà affrontare l'imminente campagna acquisti estiva per risultare, ai nastri di partenza della prossima Serie A, una seria candidata per la vittoria finale. Il primo pensiero, quello più superficiale, porterebbe a dire che vanno spesi tanti soldi perché sinonimo di buon mercato ma, come i rossoneri hanno visto sulla loro pelle anche quest'anno, non sempre questa è un'equazione esatta. Di fatto, tra le tante critiche che si possono esporre a Cardinale e alla società, quella di non investire, a livello di quantità di denaro, non gli è imputabile perché negli anni i soldi sono stati spesi. Certo, direte voi, ci sono state anche le cessioni che hanno finanziato i diversi mercati, da Tonali a Reijnders, ma qui si passa ad un altro discorso altrettanto ampio che però non stiamo in questo momento ad aprire. Oltre ai soldi incassati dalle varie cessioni, anche i ricavi Champions, quando incassati, sono stati investiti sul mercato. E allora il problema qual è? Che sono stati investiti male e in una maniera che definirei astuta.
CARTELLINI ALTI MA INGAGGI BASSI, DAVVERO CONVIENE SEMPRE?
Astuta si, avete letto bene. Ma spieghiamo questa definizione con degli esempi: Santiago Gimenez è stato pagato lo scorso gennaio 32 milioni di base fissa più bonus per arrivare a 35. Costo dell'ingaggio? 2,5 milioni. Jashari, costo del cartellino 34 milioni di base fissa più bonus fino ad arrivare a 39 milioni, costo dell'ingaggio? 2,5 milioni. Samuele Ricci, 24 milioni di base fissa più 1,5 milioni di bonus, costo dell'ingaggio? 2 milioni. Questi tre esempi, che non sono assolutamente un attacco ai giocatori citati, sono la dimostrazione di quanto detto fino ad ora, tanti soldi investiti sui cartellini, ingaggi bassi e scarsa resa. Perché questa puntualizzazione? Perché i giocatori che accettano e prendono ingaggi facilmente gestibili per una società come il Milan sono giocatori che non hanno dimostrato ancora il loro valore assoluto, non sono delle certezze pronte a fare la differenza dal primo momento in cui scendono in campo. Sono ragazzi interessanti, futuribili, di prospettiva, che vengono per questo pagati con cifre importanti ma non danno per forza garanzie. La controprova è Adrien Rabiot, pagato 10 milioni, con ingaggio a quasi 6 milioni di euro netti, che ti cambia la squadra e già dalla prima partita si è dimostrato essenziale per questo Milan. Tutto ciò racchiude quella che è stata un po' la filosofia dell'Inter, squadra che tra poco vincerà il sesto scudetto in tre anni. Molti parametri zero, fattore che li posiziona nettamente più in basso in classifica rispetto ai rossoneri per cifre investiste sul mercato, ma ingaggi alti. Ora, con questo non diciamo che bisogna affidarsi a soli ultra trentenni al tramonto della propria carriera, strapagargli gli ingaggi e costruire la rosa con questa filosofia, ma la via di mezzo è il giusto compromesso.
MONTE INGAGGI, LA CLASSIFICA
Trasformando in dati quanto appena detto, riportiamo la classifica in base ai dati forniti da Calcio e Finanza sul monte ingaggi delle prime cinque squadre di Seria A.
1. Inter: 141,5 milioni di euro
2. Juventus: 123 milioni di euro
3. Napoli: 110,1 milioni di euro
4. Roma: 107,5 milioni di euro
5. Milan: 104,5 milioni di euro
Il dato è eloquente, il Milan spende tanto sul mercato ma per giocatori che percepiscono ingaggi bassi, ovvero giocatori che non hanno esperienza, carisma, che vanno aspettati, dei quali va messa in conto la possibile resa negativa. E per il periodo storico che il Milan sta vivendo e per la mancanza di trofei negli ultimi anni, tutte quelle variabili devono, per quanto possibile, restare lontane dal mondo Milan a partire dalla prossima stagione.