Se per l'Atletico è così facile, allora portate il Milan in Spagna. No? Il continuo distacco tra la dirigenza rossonera e l'attualità calcistica
Nella giornata di ieri vi abbiamo riportato integralmente le dichiarazioni (QUI) di Stefano Cocirio, Chief Financial Officer di AC Milan, all'evento "Merger & Acquisition Summit 2026. Italians Do It Better: il sistema Italia tra imprese, istituzioni e Made in Italy nella nuova competizione globale" organizzato da Il Sole 24 ore. I dirigenti rossoneri, spesso è toccato anche a Scaroni e Furlani, mentre Cardinale interviene a panel londinesi o statunitensi, sono soliti partecipare ad eventi del genere, dove il focus è ovviamente l'aspetto economico del calcio. La prima domanda fatta però, spesso e volentieri, è su come si coniuga una necessità di quel tipo al rendere comunque la squadra competitiva sul campo, che è il principale volano di questo sport. Sembra quasi sciocco dirlo, ma è sempre giusto ricordarlo: nel calcio è il campo che determina tutto il resto e non il contrario.
Cocirio ha detto che: "Si può coniugare competitività sportiva e stabilità finanziaria nel mondo del calcio. Secondo me si può però servono alcuni ingredienti. Innanzitutto ogni tanto le due cose vengono viste come due opposti, in realtà nel medio periodo non possa esserci sostenibilità finanziaria, almeno per una squadra dalle dimensioni e dal blasone del Milan, senza successo sul campo. Il successo sul campo tende a portarsi a traino la sostenibilità finanziaria e non il contrario. Una volta che si instaura questa dinamica poi ci sono meno ostacoli per continuare a mantenere la sostenibilità finanziare e continuare ad avere successo sul campo".
In teoria tutto giusto. Anzi, è proprio come abbiamo scritto poco sopra. Ma il Milan ha seguito effettivamente questo dettame? Torniamo indietro di un anno: la squadra conclude il campionato all'ottavo posto e non si qualifica alla prossima edizione della Champions League. A causa delle ingenti spese di gennaio, un correttivo tardivo vista la solita plutocratica sicumera estiva nel non voler "fare il passo più lungo della gamba", il bilancio rischiava di chiudersi in rosso. Follia, vade retro! E così di fretta e furia si è organizzata la cessione di Reijnders al City per circa 54 milioni di euro. Pochi? Giusti? Troppi? Vedendo i prezzi di altri calciatori ed il rendimento dell'olandese in un Milan allo sbando la sensazione è che si è arrivati con la bava alla bocca a firmare e accettare l'offerta al ribasso offerta dai Citizens nella mini finestra di mercato organizzata prima del Mondiale del Club. Bilancio salvo e un altro calciatore sacrificato. Così com'era successo per Tonali, così come succederà in futuro? Il player trading non è una bestemmia, ma deve essere fatto bene. Vendere i pezzi pregiati deve essere un'extrema ratio, non il mezzuccio a cui affidarsi dopo aver buttato letteralmente nell'etere soldi per i vari Musah, Morata, Emerson Royal e via discorrendo.
Cos'è che lega questi acquisti? La volontà di rinforzarsi degnamente e migliorare la performance sportiva? O avere un ritorno sull'investimento decisamente alto, andando a pescare il giovane da far esplodere o qualche giocatore semi-importante da rilanciare, per poi vendere nuovamente e ricominciare all'infinito?
Cocirio, facendo le veci di Furlani, ha parlato di "successo sul campo". Com'è possibile raggiungere il successo sul calcio se: gli acquisti che vengono fatti vengono trattati come investimenti in borsa; c'è un continuo ricambio di calciatori in rosa che non permette di creare uno zoccolo duro che ha a cuore il Milan?
Al CFO è stato chiesto dell'Atletico Madrid: anche il club spagnolo è di proprietà di un fondo, ma a differenza del Milan compete, o prova a competere, ogni anno per risultati importanti e riesce a prendere sul mercato giocatori di livello altissimo, nonostante il fatturato sia veramente simile a quello dei rossoneri. Qui Cocicirio fornisce una risposta quantomeno curiosa: "L’Atletico, rispetto alle squadre italiane, ha e avrà sempre un vantaggio: in Spagna ci sono due squadre enormi, una squadra grande e poi la quarta è a distanza siderale dalla terza. In Italia non è così. Nel bene e nel male abbiamo tante squadre che competono vicino alla vetta e questo si traduce nel fatto che per poter andare in Champions League in Italia bisogna fare 70 punti. In Spagna probabilmente ne bastano 60. Questo cosa fa? Fa sì che l’Atletico ha la possibilità di programmare a medio termine avendo una discreta certezza di partecipare in Champions League tutti gli anni”.
A parte che è un assunto che va in netto contrasto con quanto detto in più occasioni da Cardinale, con il patron di RedBird che si augura enorme competitività nel campionato per vendere meglio il prodotto (aggiungendo anche che vincere sempre sarebbe noioso. Non vincere mai, invece...), ma è anche una frase da persona che sembra essere totalmente fuori dal mondo calcistico. Come si potrebbe rispondere se non con un ironico "E allora iscrivete il Milan nella Liga, no?". D'altronde non ci avevano pensato su due volte a portare la squadra in Australia in piena corsa scudetto...
È l'ennesima dimostrazione, così come quando parla Scaroni o Cardinale, che quando un alto dirigente rossonero prende parola per spiegare i massimi sistemi calcistici il tifoso del Milan è pervaso da un senso di imbarazzo misto a fastidio.
Cocirio poi conclude, sottolineando ancora una volta, l'importanza della Champions League per avere un boost importante al mercato: "Sicuramente la Champions League come sapete porta, ad una squadra come il Milan, dai 60 ai 90 milioni di fatturato. Essere in Champions League è fondamentale. Permette di fare una progettualità diversa nel corso dell’estate, sicuramente più ambiziosa e permette di guardare di più al futuro e non alla gestione dell’anno individuale”.
Sperando che la squadra centri questa benedetta qualificazione sappiano che tutto il mondo Milan sarà ad aspettarli al varco per capire se alle belle parole seguiranno i fatti.