San Donato: stadio sì, stadio no. E se la vera mossa del Milan fosse un’altra?
La chiusura dell’Accordo di Programma (ADP) per il nuovo stadio del Milan a San Donato ha generato reazioni immediate: preoccupazione tra i tifosi, sarcasmo tra i detrattori, e la sensazione diffusa di un’altra occasione persa. L'avvocato Felice Raimondo invece suggerisce, in una recente analisi pubblicata su Substack, che potremmo trovarci davanti a un pivot strategico calcolato da parte di RedBird.
L’idea è controintuitiva ma affascinante: rinunciare allo stadio a San Donato per realizzarlo (o mantenerlo) a San Siro, e trasformare invece l’area di San Donato nella più grande arena indoor polifunzionale d’Italia. Una scelta che, letta con la lente giuridica e industriale, potrebbe rappresentare una vera exit strategy per Gerry Cardinale.
Per capire il contesto è fondamentale distinguere i due percorsi seguiti finora dal Milan:
Accordo di Programma (ADP): era lo strumento necessario per costruire uno stadio da circa 70.000 posti. Un iter complesso, che prevedeva varianti urbanistiche rilevanti, nuove infrastrutture ferroviarie e stradali, e un impatto territoriale molto elevato. È questo il percorso che ieri si è ufficialmente interrotto.
Programma Integrato di Intervento (PII): nasce dal progetto originario “Sportlifecity”, approvato tra il 2018 e il 2019. Prevedeva una cittadella dello sport con volumetrie già definite, tra cui un’arena indoor da circa 20.000 posti. Questo PII è stato successivamente bloccato da una sentenza del TAR, oggi al vaglio del Consiglio di Stato.
Ed è proprio qui che, secondo l’avv. Raimondo, potrebbe aprirsi uno spiraglio decisivo. Dal punto di vista del diritto amministrativo, esiste una possibilità concreta: l’articolo 84 del Codice del Processo Amministrativo. Se i ricorrenti che avevano impugnato il PII (i residenti del cosiddetto “Quartiere Affari”) dovessero rinunciare al ricorso, magari a seguito di un accordo economico, la sentenza del TAR verrebbe annullata senza rinvio e così il vecchio PII tornerebbe immediatamente valido ed esecutivo, senza nuove conferenze dei servizi, senza dibattiti pubblici e senza ulteriori passaggi ambientali complessi. I titoli edificatori tornerebbero attivi e i lavori potrebbero partire in tempi relativamente rapidi.
Tempistiche che, non a caso, sarebbero compatibili con un’altra grande partita che si gioca a livello internazionale. Gerry Cardinale non ha mai nascosto l’obiettivo di trasformare il Milan in una Media & Entertainment Company. In questo quadro si inseriscono i rumor sempre più insistenti sul progetto NBA Europe, che potrebbe entrare in una fase decisiva entro marzo 2026.
Un’arena da 20–25.000 posti a San Donato sarebbe un asset ideale. Basket: possibile casa di una franchigia NBA Europe e, in alternativa o in parallelo, dell’Eurolega. Concerti ed eventi: diventerebbe l’arena indoor più grande e moderna d’Italia, superando Forum e futura arena di Santa Giulia. Milan: utilizzo per Milan Futuro, Prima Squadra Femminile e Settore Giovanile.
Per capire la sostenibilità economica di un progetto simile, basta guardare all’Accor Arena di Parigi, citata nell’analisi dell’avv. Raimondo. Nel bilancio chiuso al 31 agosto 2024, la società che gestisce l’arena ha registrato un fatturato da 83,9 milioni di euro, un utile netto di quasi 9 milioni ed un'EBIT di oltre 13 milioni. Oltre all’effetto una tantum delle Olimpiadi, colpisce soprattutto un dato strutturale, ovvero i quasi 21 milioni di euro provenienti dal segmento B2B (hospitality, skybox, eventi corporate), a dimostrazione che il vero valore di queste strutture è la fruizione premium, indipendente dallo sport praticato.
Con oltre 100 eventi l’anno e una media di un appuntamento ogni 2-3 giorni, un’arena di questo tipo è attiva praticamente 365 giorni l’anno, spesso con margini più efficienti di uno stadio di calcio utilizzato saltuariamente. Ovviamente va riconosciuto che San Donato non è il centro di Milano. Ma la connessione diretta tramite M3 e linee ferroviarie è un buon compromesso. Chi si sposta per una partita NBA, un grande concerto o un evento internazionale guarda soprattutto ai servizi, alla comodità e alla qualità dell’esperienza.
L’ipotesi delineata dall’avvocato Felice Raimondo non vuole essere una previsione, tutt'altro: è una lettura alternativa alla situazione attuale. Una soluzione “in calcio d’angolo” che potrebbe soddisfare tutti: il Milan, RedBird, il territorio e il mercato dell’intrattenimento. Ora resta da capire se i prossimi passi ufficiali potranno andare davvero in questa direzione.