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Robinho, qualcosa più che un jolly

di Matteo Calcagni

Robson de Souza, noto a tutti come Robinho, è stato una sorpesa decisamente gradita per tutto l'ambiente milanista. Squadra, allenatore e tifosi hanno potuto gioire per l'approdo in rossonero dell'ex Manchester City, prelevato due anni or sono dal Real Madrid per ben quaranta milioni di euro. La mancanza di un'alternativa valida al duo Ronaldinho-Pato, infatti, è stato uno dei motivi per la debacle finale del Milan leonardiano, il quale cedette il passo all'Inter a causa degli infortuni del "Papero" e di Alessandro Nesta. Parlare di alternativa per Robinho, tuttavia, sarebbe riduttivo: il brasiliano è un concentrato di tecnica e fantasia, con spiccati doti offensive ed un'ottima propensione al gol. Le sue caratteristiche, unite alla sua duttililità, gli permettono di essere impiegato in più ruoli, potendo all'occorrenza sostituire il duo verdeoro del Diavolo e, in casi d'emergenza, o forse nemmeno, coesistere con la coppia connazionale, formando uno straordinario attacco tutto samba. La cura Dunga, il quale non ha certo puntato sulla fantasia estrema durante il suo "mandato" sulla panchina della Seleçao, ha aiutato il ventiseienne ex Santos a diventare più concreto, lavorando più per la squadra che per lo spettacolo. Robinho, tuttavia, è stato subito scelto anche dal nuovo c.t. Mezenes, il quale l'ha schierato titolare nella prima uscita contro gli USA assieme a Pato e Neymar, con il giovane Ganso alle loro spalle: un attacco giovane e letale. Nello stage a Barcellona, dove saranno presenti anche il "Papero" e Thiago Silva, "Binho" avrà l'onore di indossare la fascia da capitano della Nazionale brasiliana: simbolo di importanza e di raggiunta maturità, sia mentale che sportiva. Robson, numero 70 del Milan di Allegri, potrà permettere alla squadra rossonera un notevole salto di qualità: qualcosa più che un jolly, con la possibilità concreta di impreziosire la rosa del Diavolo in maniera assoluta.


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