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Quanto conta il fattore Allegri? Il Milan è rinato con Max. Eppure c'è chi non è contento

di Manuel Del Vecchio

In Italia che differenza fa avere un allenatore con la A maiuscola? Il Milan ne è l'esempio più concreto e la risposta è facile: tutta! Senza voler mancare di rispetto a Fonseca e Conceiçao (che ha comunque portato a casa un trofeo), rispetto ad un anno fa ci sono differenze come tra il giorno e la notte. Di questi tempi l'anno scorso il Milan era uscito dalla Champions League in modo posticcio contro il Feyenoord e concludeva il mercato di gennaio con un'accozzaglia di calciatori, Joao Felix su tutti, nella disperata speranza di rientrare nei primi quattro posti. Cosa che ovviamente non è avvenuta e, commentando il tutto con l'ausilio del tempo e con il senno di poi, si può dire che era ampiamente prevedibile.

Né Fonseca e né Conceiçao, i risultati e quello che è successo in campo purtroppo parla più forte di qualsiasi dichiarazione, sono riusciti ad entrare nel cuore della squadra e dei tifosi, andando a creare situazioni quasi surreali. Si va dall'episodio brutto del cooling break con Leao e Theo alle scende da Fight Club con Calabria e Conceiçao al termine di Milan-Parma, senza contare il "caso-collaboratore" che aveva alzato un polverone che la metà bastava. In tutto questo c'era anche una forte contestazione nei confronti della dirigenza e della società.

Fast forward ad oggi: il Milan allenato da Massimiliano Allegri è secondo in Serie A con ben 21 (!!!) risultati utili consecutivi (nessuno in Europa come i rossoneri), tredici punti in più rispetto all'anno scorso e la seconda miglior difesa del campionato. L'ambiente è tornato ad essere unito e compatto, a Milanello in primis. Allegri e Landucci hanno lodato il gruppo per la loro disponibilità e attitudine: il Milan è squadra, non solo un insieme di calciatori. Lo spogliatoio è unito, i tifosi sono contenti per la ritrovata dignità calcistica. È stato risolto, e anche qua c'è lo zampino di Max con il suo staff, lo spinoso problema del rinnovo di Maignan dopo la trattativa controversa dell'anno scorso. 

C'è stato un riassetto nei compiti dirigenziali, è stato nominato un DS con Tare e ognuno si occupa delle proprie mansioni. Allegri ha riportato serietà, competenza e soprattutto credibilità. Non esistono cooling break né atteggiamenti deleteri. Se Leao o Pulisic fanno panchina, problemi fisici o meno, nessuno fiata. Tutti lavorano al massimo per mettere in difficoltà l'allenatore nelle sue scelte. C'è un ambiente finalmente sano e i risultati, posto che siamo a metà stagione e ovviamente non c'è ancora niente di scritto, sono lì a dimostrarlo. 

C'è ovviamente ancora tanto da migliorare, ed il primo a saperlo è proprio Allegri. C'è chi si lamenta di una proposta di gioco troppo difensivista e poco qualitativa: tutto giusto, sono opinioni. Il Milan subisce molto meno, e quando subisce riesce a soffrire. Ci sono stati passaggi a vuoto contro le cosiddette "piccole", ma lo spirito dimostrato per gran parte della stagione non si vedeva dall'anno dello scudetto. C'è stato poi qualche infortunio di troppo, tra nazionali e problemi di natura traumatica, oltre al fatto che Leao, per vari motivi, non è mai stato al massimo della forma fisica. Anche Pulisic gioca stringendo i denti, così come altri calciatori: giocando una volta a settimana magari ci si poteva aspettare una condizione fisica migliore. C'è poi qualche problema nella costruzione della rosa, evidentemente ristretta a causa della non qualificazione alle competizioni europee. Alcuni ricambi non sono ancora all'altezza di San Siro, ma con pazienza e fiducia Allegri parla di un bel progetto di crescita per tanti calciatori con poca esperienza. 

Siamo ben lontani dalla perfezione, che nel calcio ovviamente non esiste. Ma intanto siamo avanti luce rispetto all'anno scorso ed è un sollievo. Qualcuno dirà che era difficile fare peggio. Lo si pensava anche dopo l'ultimo anno di Pioli, eppure...


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