PSG-Bayern Monaco 5-4, calcio spettacolo e valanga di gol: ma siamo sicuri che sia questa la strada giusta?
Avrete visto tutti ieri sera la semifinale d'andata tra il Paris Saint Germain e il Bayern Monaco. Una partita folle, mozzafiato, che avremmo definito fino a qualche anno fa fuori dall'ordinario ma che in realtà, al giorno d'oggi, è quasi diventata la normalità. Quante belle cose ci hanno mostrato i calciatori in campo: ribaltamenti di fronte, rimonte e contro rimonte, nove gol, numeri, azioni infinite, colpi di scena. Tutto figlio di un calcio europeo sempre più votato all'attacco e con l'obiettivo che non è cercare di non prendere gol e farne ma di farne uno in più dell'avversario non curando la fase difensiva. Ne prendo 5 in 60 minuti? Fa niente, provo a farne 4 o 5 o 6 anche io. Ieri, al minuto 60, i parigini conducevano per 5-2, un risultato che, se acquisito, gli avrebbe fatto mettere un piede e mezzo in finale, la seconda consecutiva. Eppure, in soli 4 minuti, il Bayern Monaco ormai spacciato, ha segnato due gol, rimandando tutto al ritorno. La cosa paradossale, che sicuramente farà storcere il naso ai cosiddetti "giochisti" è che sia con il 5-4 che con l'1-0 lo scarto del gol è sempre uguale, dunque ai fini del risultato e del passaggio del turno, è assolutamente equivalente. Ecco, detto ciò, premesso che i gusti sono soggettivi e in quanto tali non esiste giusto o sbagliato, meglio o peggio, siamo sicuri che questa è veramente la direzione che vogliamo prendere? O meglio, siamo sicuri sia la direzione giusta per il nostro calcio?
5-4, CALCIO SPETTACOLO O PARTITA DI HOCKEY?
Anche nel mondo del calcio, tra i protagonisti, c'è chi sostiene e vorrebbe vedere tutte le partite come quella di ieri e chi invece è contrario a questo copione. Per citare due esempi, il primo è Jose Mourinho che, dopo uno spettacolare 5-4 nel derby di Londra nel 2004 tra Tottenham e Arsenal dichiarò: "5-4 è un risultato di Hockey, non un risultato di calcio". Schieramento opposto per la leggenda Johan Cruijff che disse: "Preferisco vincere 5-4 che 1-0". Scuole di pensiero, idee opposte, tutte giuste, nessuno ha la verità in tasca e non esiste un solo modo per fare calcio. Questo è il concetto fondamentale. Ma a chi chiede un calcio simile a quello visto l'altra sera, la domanda spontanea che viene da fare è: abbiamo in Italia tutta questa qualità per giocare in questo modo? Su questo, proprio i tifosi del Milan dovrebbero essere ben informati, più di tanti altri. L'anno scorso, tralasciando tutte le problematiche e le vicissitudini, i rossoneri sono partiti con mister Fonseca e con un'idea di calcio offensivo, dominante. Concetto nobile e ambizioso che però già alla seconda giornata contro il Parma aveva dimostrato le sue falle sistematiche con praterie concesse agli avversari, diverse occasioni da gol subite, partita persa in malo modo e per concludere, riassumendo tutto, ottavo posto in classifica con 43 gol subiti (più di uno a partita). Inoltre, va detto che, anche negli altri top campionati e in tanti big match di Champions League, non è raro, come si vuole far passare, trovare delle partite bloccate, molto tattiche, con pochi gol. E non è una cosa negativa affatto, è semplicemente un modo differente con il quale si può sviluppare una partita, con il quale un allenatore ha preparato la partita perché ritenuto il modo migliore per provare a vincere (che è l'unica cosa che conta alla fine).
VEDREMO MAI QUESTO CALCIO IN ITALIA?
Questa è la domanda e allo stesso tempo la maggior critica che viene posta al calcio italiano. "Tenetevi Milan-Juventus 0-0, quello non è calcio". La frase più utilizzata delle ultime 24 ore dagli appassionati delle cascate di gol. Ma in Italia davvero riusciremmo ad arrivare a quel livello lì? La domanda sembra scontata ma evidentemente così non è. Sembra a volte che ci si dimentichi che queste grandi d'Europa hanno giocatori fenomenali, l'élite del calcio mondiale, calciatori pagati a suon di quattrini sia a livello di cartellino sia a livello di ingaggio, stadi di proprietà, fatturati enormemente superiori, stabilità economica che non rende essenziale e vitale una qualificazione Champions League (tra l'altro praticamente scontata). Tutto questo porta a potersi permettere spese che nel nostro piccolo e umile campionato non potremmo mai sostenere e la possibilità di sbagliare senza gravi ripercussioni."Chissà tra quanti anni torneremo a giocare una finale di Champions", si chiedono in molti. Ecco, se la chiave per farlo è quella di affrontare il calcio come fanno loro, è altamente probabile che passeranno decenni. E l'esempio di quanto dico è l'Inter, finalista dell'anno scorso che ha eliminato sia Bayern Monaco che Barcellona, due squadre che fanno dell'offensività il loro pane quotidiano. Se i nerazzurri avessero preparato la partita a specchio, utilizzando l'attacco come difesa, ne sarebbero usciti con la rete piene di gol. Al contrario, mantenendo un equilibrio e una solidità difensiva, aspetti fondamentali del gioco del calcio, anche le armate da 100 gol e passa stagionali, una ad una, sono cadute. E alla fine, vedendo i risultati, credo che i tifosi tedeschi o spagnoli, avrebbero di gran lunga preferito fare qualche gol in meno prendendone però molti meno, vista la differenza abissale degli organici delle due squadre e visti i modi in cui entrambe si sono fatte infilare nei 180 minuti.