Non è il solito pezzo su Leao. C'è un dato interessante nella carriera di Rafa che spiega un po' tutto
Parlare di Milan senza parlare di Rafa Leao è un esercizio impossibile. Si fa male? Si parla di Leao. Gioca con la pubalgia? Si parla di Leao. Segna? Si parla di Leao. Sbaglia gol facilissimi? Si parla di Leao. I compagni di reparto hanno numeri da mani nei capelli e non segnano da mesi? Si parla di Leao. Si parla sempre di Leao, ma senza voler capire Leao. Anche il portoghese ci mette del suo, con un atteggiamento, proprio di vita, che fa pensare al menefreghismo più totale. Non è così, ovviamente. Rafa ci tiene al Milan, ma a modo suo. È un personaggio particolare. Negli ultimi giorni Gullit l'ha inquadrato abbastanza bene: "A volte sembra che combatta con i demoni nella sua testa". Simpatico, forse anche vero. Ma ancora più vero è che Rafa quest'anno sta combattendo con delle situazioni che non dipendono direttamente da lui.
In primis la pubalgia. Per un calciatore che ha sempre fatto dello strappo bruciante la sua arma migliore, e praticamente incontrastabile, avere la pubalgia è un malus troppo limitante. Dolori continui nei cambi di direzione, paura nell'accelerare, gestione difficile del proprio corpo, soprattutto nell'anno del Mondiale. Rafa, evidentemente mai a pieno regime, si è comunque sempre messo a disposizione del gruppo e dell'allenatore. I risultati? Altalenanti, ma come quelli di tutta la squadra. I giudizi su di lui poi sono più aspri perché ovviamente ci si aspetta sempre il massimo dal calciatore più forte in rosa.
Questo comunque non è un articolo per scagionarlo o giustificarlo. Le prestazioni e gli atteggiamenti negativi sono lì, nessuno li nasconde e nessuno li toglie. Però, come per tutto, si deve rimanere nel seminato. Esagerare per antipatie personali o pensare che Rafa possa essere il male del Milan vuol dire essere disonesti intellettualmente. Sia perché è un giocatore speciale, poi perché i compagni di reparto hanno fatto esponenzialmente peggio, e infine perché va sempre ricordato a tutti che questo Milan ha sostituito Tonali con Musah e Theo Hernandez con Estupinan. Chi ha orecchie per intendere, intenda.
Tornando a Rafa, c'è un dato interessante che Gloria Ragnoli è stata brava ad isolare, ovvero la percentuale di dribbling tentati e riusciti da Leao nel corso dei suoi anni al Milan, tenendo conto delle sole partite di Serie A. Vi forniamo di seguito i numeri:
DATI DRIBBLING LEAO IN SERIE A
STAGIONE 2019/2020
- Dribbling tentati 61
- dribbling riusciti 39
- 63,9% riusciti
- 31 presenze (1394 minuti)
STAGIONE 2020/2021
- dribbling tentati 65
- dribbling riusciti 40
- 61,5% riusciti
- 30 presenze (1934 minuti)
STAGIONE 2021/2022
- dribbling tentati 163
- dribbling riusciti 98
- 60% riusciti
- 34 presenze (2619)
STAGIONE 2022/2023
- dribbling tentati 149
- dribbling riusciti 70
- 46,9% riusciti
- 35 presenze (2429 minuti)
STAGIONE 2023/2024
- dribbling tentati 141
- dribbling riusciti 77
- 54,6% riusciti
- 34 presenze (2524 minuti)
STAGIONE 2024/2025
- dribbling tentati 116
- dribbling riusciti 57
- 49,1% riusciti
- 34 presenze (2330 minuti)
STAGIONE 2025/2026 (in corso)
- dribbling tentati 52
- dribbling riusciti 25
- 48% riusciti
- 27 presenze (1779 minuti)
Dati kickest.it
C'è un pattern preciso, lampante. I primi due anni, quelli dell'adattamento (e della posizione ambigua tra centro e fascia), hanno avuto numeri così così. Di conseguenza lo sono state anche le prestazioni. Quello dello scudetto è stato il suo miglior anno per mole di dribbling cercati, e in prospettiva, riusciti. È stato il calciatore più devastante del campionato, accompagnato da una squadra che girava nel modo giusto il più delle volte. I due anni successivi sono andati in salita, o in discesa guardando i numeri: dati comunque positivi, che hanno mostrato come Rafa, largo a sinistra, fosse comunque un fattore. La squadra, allo stesso modo, è andata calando. L'anno scorso Fonseca ha iniziato a spostarlo, mettendolo più verso il centro. Per il tecnico ex Roma Rafa doveva sfruttare di più le sue doti atletiche per far male nelle zone calde facendo più gol. Pensiero anche giusto, ma la realtà ha detto altro. È un fatto, poi ognuno lo può vedere come vuole. C'è chi pensa che un calciatore incapace di uscire dalla sua zona di comfort non sia adatto ai livelli più alti, e c'è invece chi crede che avendo un calciatore di un certo livello in una posizione precisa sarebbe sciocco pensare di snaturarlo. Come ogni cosa, evidentemente la verità sta tra le pieghe di queste due correnti d'opinione.
E si arriva ad oggi. Pubalgia, squadra offensivamente nulla e posizione hanno portato i numeri di Leao nel dribbling ad un punto mai così basso. Nel calcio ovviamente il dribbling non è tutto, anzi. Però Leao è un giocatore particolare. Probabilmente non sarà mai un campione. Ma in un modo o nell'altro è sempre stato l'unico, o fra i pochissimi, a togliere le castagne dal fuoco in questi anni strani che ha passato la squadra. Quest'anno è andata, ormai non è che a maggio ci si può aspettare qualcosa di diverso. Però è importante fare le scelte giuste in estate: Rafa rimane? Va? E se resta, in che posizione deve giocare. Ma soprattutto, quando torna a sorridere? Tutte cose collegate tra loro, come i dribbling: trovando la chiave di volta il Milan può tornare ad avere un calciatore che nei suoi modi è sempre stato devastante.