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Milan, l'attacco è stellare anche a 3

di Francesco Somma

I due fulmini a ciel sereno che hanno, finalmente, turbato il cosmo rossonero, sono riusciti a destare tutto l’ambiente dalla delusione e dalla rassegnazione, e a riportare, di diritto, il Milan nel novero delle grandi squadre europee. Ibrahimovic e Robinho: due colpi da tirarsi giù il cappello, a conferma del fatto che quando il Milan vuole far calcio nella giusta maniera, sa farlo. Adesso però viene il bello, ovvero schierarli in campo. Se per Ibra la questione non si pone affatto – lo svedese è titolare al centro del tridente offensivo rossonero – nel caso di Robinho sussiste qualche dubbio in più. Può giocare tranquillamente al posto di Pato e Ronaldinho, ai quali di certo non invidia fantasia e dribbling, anche se preferisce partire dal centro. Ma il dubbio è: possono giocare tutti assieme? La risposta non può che essere affermativa. Non sarebbe la prima volta che il Milan scende in campo con il 4-2-4, moderna evoluzione del 4-2 e fantasia di leonardiana memoria, che prevedeva un trequartista classico (Seedorf) incaricato di dare una mano ai mediani. Nel modulo speculare, Robinho al posto dell’olandese (specie di quello visto la scorsa stagione) vorrebbe dire rapidità, imprevedibilità ed ulteriore pericolo in zona gol. Scusate se è poco. Quando ci sarà da tuffarsi all’arrembaggio, insomma, Allegri avrà pochi dubbi…Ma una cosa è chiedersi se il Milan può schierare Pato, Ronaldinho, Robinho e Ibrahimovic insieme; un’altra è chiedersi se questo sarà l’attacco titolare del Milan. Si tratta di una soluzione iper-offensiva che, a nostro avviso, sposta il baricentro della squadra troppo in avanti per assicurare i giusti equilibri in campo. Due sono in particolare gli elementi da tenere in considerazione: la presenza in cabina di regia di Pirlo, che non è un grandissimo corridore né un mediano di rottura. Ibra – d’accordo - non è la classica prima punta che si piazza in area in attesa dell’assist perfetto: lui ama indietreggiare e giocare la palla anche a ridosso del centrocampo ma, considerando la scarsa propensione al sacrificio dei tre brasiliani, in mediana resterebbe soltanto un incontrista, Ambrosini. Troppo (poco) perché diventi un’abitudine…


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