Meno di zero, meno di un euro, meno dei due gol di ieri a San Siro: questo è il valore del Milan
"Meno di zero, meno di un euro, meno dei fiori ai cantanti a Sanremo", così canta nel suo ultimo album FIlippo Uttinacci, meglio noto come Fulminacci, cantautore romano. Un ritornello che ti entra in testa e che, con un piccolo cambio sul finale, descrive molto bene il valore attuale del Milan, in tutte le sue componenti. Un club, una dirigenza e un gruppo squadra che oggi valgono: "Meno di zero, meno di un euro, meno dei due gol di ieri a San Siro".
Che valore può avere una squadra che ha vinto una partita nelle ultime sei e due nelle ultime otto? Che valore può avere una squadra che sempre in queste ultime sei ha segnato solo tre gol, di cui i due arrivati ieri a tempo scaduto? Che valore può avere una squadra che, sapendo di giocarsi tutto nelle ultime tre giornate per raggiungere l'obiettivo dichiarato a inizio stagione e sapendo di aver fornito prestazioni imbarazzanti nell'ultimo mese e mezzo, entra in campo ferma, molle e senza spirito nonostante la spinta di tutto lo stadio?
Che valore può avere una proprietà che dopo una partita del genere, considerando il ruolino di marcia della squadra, non manda a parlare la sua figura dirigenziale di vertice, peraltro bersaglio da tutta la settimana e per tutta la sera delle proteste più aspre dei tifosi? Che valore possono avere un club e una dirigenza che a gennaio, con la squadra a tre punti dalla vetta e in gran forma, si rifiutano di aprire il portafoglio per rinforzare adeguatamente una rosa con le richieste del proprio allenatore, per poi investire sull'arrivo di giovani non pronti da subito?
La risposta a queste domande è sempre quella dell'inizio: meno di zero, meno di un euro, meno dei due gol di ieri a San Siro. E i risultati di questo girone di ritorno sono lo specchio esatto di quella che è una gestione che sta facendo molti buchi. Non finanziari o economici, per carità, ma sicuramente sportivi. Non qualificarsi per il secondo anno consecutivo alla Champions League dopo che nel 2021 eri riuscito a tornarci dopo tempo e negli anni successivi a stabilirti nuovamente nella competizione, spingendoti addirittura fino alla semifinale, è un peccato molto grave. Per espiarlo non basta avere i conti a posto o qualche giocatore da poter vendere in estate per pareggiare il bilancio. E quando le cose vanno così male, tutti devono condividere le colpe, ma le responsabilità arrivano sempre dalla testa e a cascata generano le loro conseguenze: strategie improvvisate sul mercato, allenatore che ripete la stessa filastrocca da un mese e mezzo senza riuscire a rivitalizzare la sua squadra, giocatori che scendono in campo senza il fuoco negli occhi e danno l'impressione di pensare ad altro.
Ora ci sono ancora due partite, due gare in cui il Milan miracolosamente ha ancora il proprio destino tra le mani: con due vittorie i rossoneri sono in Champions League indipendentemente da tutto il resto. La domanda che sorge spontanea è: il Milan (a 360 gradi) è in grado, sotto pressione e all'ultima spiaggia, di fare quello che non gli riesce da praticamente tutto il 2026? Ai posteri l'ardua sentenza, con la speranza che non si debba rivivere l'ennesima estate di smantellamento e ricostruzione.