Futuro Leao, Rafa ammorbidisce i toni. Tattica comunicativa o riavvicinamento concreto?
“In questo momento devo stare concentrato sul Mondiale. Quello che so di questo allenatore (Amorim, ndr) è che molto bravo, ha fatto bene in Portogallo, allo United non è andata come voleva ma resta un grande allenatore. Decido la mia vita dopo il Mondiale”. Dopo la vittoria contro l'Uzbekistan, un netto 5-0, Rafa Leao è sicuramente più morbido e democristiano. Sarà il gran gol segnato, quello del 5-0, saranno le tirate d'orecchio che sono arrivate nei giorni scorsi da chi lo consiglia, ma l'esterno rossonero è stato di certo molto più accomodante rispetto ai giorni scorsi quando aveva detto chiaramente di voler un nuovo capitolo e che considerava conclusa la sua esperienza al Milan.
Strategia? Verità? Via di mezzo? Retromarcia visto che le squadre di Premier League per ora non si fanno vedere? Probabilmente un mix di tutto questo. Leao ha parlato più volte del campionato inglese come nuova meta preferita, ma al momento dalla terra d'Albione non arrivano proposte concrete, né a lui e né al Milan, che ha finalmente una nuova struttura dirigenziale e quindi può rientrare nei giochi del calciomercato. Gli unici interessi tangibili sono arrivati da Turchia e Arabia Saudita, ma il numero 10 del Milan al momento non sembra prendere in considerazione questo tipo di destinazioni.
Rafa ha sottolineato ancora una volta che è stata una stagione difficile tra infortuni - e la pubalgia ha oggettivamente condizionato il suo rendimento - e uno stile tattico che non ha di certo aiutato i calciatori offensivi del Milan. Il numero 10, già inviso ad una parte della tifoseria rossonera, è diventato un po' il capro espiatorio di tutta la soluzione, nonché un ricettacolo di fischi continui da parte degli spalti di San Siro nelle ultime gare della stagione. A questo punto bisogna chiedersi due cose: c'è modo di ricucire lo strappo tra Leao e mondo Milan? E poi la più importante: bisogna essere molto onesti e chiedersi se il rapporto tra Rafa e il Diavolo sia arrivato ad una naturale conclusione.
Se per la prima domanda la risposta è "sì, ma deve essere il calciatore a chiedere scusa per primo visto che lo strappo mediatico l'ha causato lui", per la seconda le considerazioni da fare sono più complesse. Non è una cattiveria affermare che dopo lo scudetto Leao ha smesso di crescere calcisticamente e non ha sviluppato l'enorme potenziale a disposizione. Può essere un fattore ambientale? Può darsi. Magari un nuovo campionato e nuove sfide possono farlo uscire definitivamente dalla zona di comfort. Dall'altro lato c'è sempre il rischio rimpianto: e se Leao andasse via e tornasse ad essere devastante come quattro anni fa? La risposta è nella domanda. Innanzitutto è una domanda, un'ipotesi. Non esiste nessuna certezza. E poi c'è questo fattore temporale che deve suonare come campanello d'allarme. Lo scudetto è stato vinto quattro anni fa. Non è che da allora Leao sia stato dannoso. Anzi, spesso e volentieri è stato il giocatore in rosa più decisivo e prolifico. Però non si è evoluto. I difetti sono rimasti gli stessi, l'atteggiamento è rimasto lo stesso. Non c'è stata nessuna presa di responsabilità, se non a parole, e non c'è stata nessuna voglia effettiva di cambiare. E quindi probabilmente, usiamo anche noi il condizionale perché nella vita solo i matti e i profeti hanno le certezze, è giunto il tempo di lasciarsi. Senza rancore, nonostante un finale burrascoso e con qualche parolina di troppo, ma consci che nella vita niente è per sempre: per arrivare al bene di una coppia è anche possibile che questa coppia debba separarsi.