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L'assenza di Gabbia preoccupa anche oltre i dati: al Milan mancano giocatori pensanti e che guidino i compagni

di Manuel Del Vecchio

È dal 18 febbraio che Matteo Gabbia non gioca una partita ufficiale con il Milan: a San Siro i rossoneri affrontavano il Como e la partita si concludeva con un 1-1 che lasciava un po’ di amarezza. Poi, nel riscaldamento della sfida contro il Parma il centrale classe ’99 si è fermato in modo precauzionale, saltando la sfida. Gli esami non hanno evidenziato lesioni, ma dopo qualche giorno dopo Gabbia si è dovuto sottoporre ad un’operazione chirurgica per un’ernia inguinale. 44 giorni out e 6 partite saltate. Contro l’Udinese è tornato in distinta ma non è stato utilizzato da Allegri.

Cos’è successo in questo mese e mezzo? Il Milan, fino alla sfida col Parma, era rimasto imbattuto per 25 giornate consecutive di campionato. Da quella partita in poi ha perso 4 partite di Serie A su 7. Prima: 19 reti incassate in 25 partite (0,76 a gara). Dopo: 8 gol in 7 partite (1,14 a partita).

È un’analisi banale su come senza Gabbia il Milan perde tanto, eccetera eccetera eccetera, così come si diceva per Rabiot? No. O meglio, non solo. I numeri sono lì e ovviamente dicono qualcosa, poi il tutto sta nel come vengono interpretati.

Il discorso più che sul singolo va fatto sulle caratteristiche del singolo. Rabiot, insieme a Modric, guida il centrocampo. Sceglie il ritmo, posiziona i compagni, sa quando andare e sa quando gestire. Lo stesso fa Gabbia, in modo diverso visto il ruolo. Tra Tomori, De Winter, Pavlovic e Odogu è indubbiamente Gabbia ad avere le qualità adatte a guidare il reparto. Quello che il Milan non ha nei singoli la squadra lo recupera con l’organizzazione e l’unione. Le parole di ieri di Rabiot sotto questo punto di vista sono state abbastanza preoccupanti: “Anche di squadra potevamo fare molto meglio, come siamo stati prima: più uniti. Abbiamo perso questa cosa in campo: la voglia di lavorare per il compagno, di tornare tutti insieme e di battagliare insieme. Questo dobbiamo ritrovare: è la cosa che ci ha fatto bene fino a qua", ha detto il francese a Sportmediaset.

Un’ennesima conferma su un qualcosa che è chiaro da tempo e che è stato risolto solo in parte durante questa stagione, grazie all’esperienza dell’allenatore e di alcuni calciatori: il Milan è una squadra piena di calciatori anche talentuosi, ma a cui manca in modo fondamentale leadership e capacità di riconoscere i vari momenti della partita. Non è una squadra che spicca per intelligenza tattica se non per pochi elementi. Gabbia evidentemente è tra questi.

Allegri ha detto che a fine stagione, a bocce ferme e a mente un po’ più ferma, si analizzerà tutto. Questo è evidentemente un tema da approfondire, anche perché l’anno prossimo in Europa ce ne sarà bisogno di questa capacità di guidare, riconoscere il momento ed adattarsi. E se da un lato c’è l’urgenza di rimediare andando a prendere calciatori con determinate caratteristiche, dall’altro è anche triste constatare che tanti giocatori in rosa, arrivati ormai nell’età della maturità calcistica, sotto questo punto di vista non abbiano fatto nessun tipo di passo avanti. Anzi, a volte la sensazione è che si sia andati indietro.


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