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L'arrivo al Milan 'solo per vendere le magliette', la separazione con la Melton, il sogno Mondiale: Pulisic a cuore aperto al Time

di Antonello Gioia

Christian Pulisic, attaccante del Milan, è stato intervistato dal Time, noto tabloid, in vista dei Mondiali 2026, per i quali l'americano sarà la stella più luminosa della nazionale degli Stati Uniti, padroni di casa assieme al Messico e al Canada. La chiacchierata, registrata all'interno di un parco di Milano, risale a più di una settimana fa ed è stata caratterizzata da un dialogo informale sulla carriere del numero 11 rossonero, a partire dalle sue origini per finire al sogno della Coppa del Mondo casalinga.

Si riportano di seguito, divisi per tematica, le risposte di Pulisic alle parole dei suoi intervistatori.

Il professionista Pulisic

Sull'abitare lontano da Milano: "È così che riesco a rimanere concentrato".

Sul gol al Mondiale 2022: "I miei occhi si sono illuminati. È questo che ti segna la storia".

Sul suo modo di giocare: "Andare verso la porta, creare azioni offensive, per me è questo il motivo per cui gioco. Ovviamente bisogna occuparsi anche di tutto il resto, difendere e correre, cose diverse. Va bene così. Ma ciò che mi dà gioia ed entusiasmo è creare occasioni da gol, segnare e finalizzare le azioni".

Sul suo modo di allenarsi: "Ho un modo molto specifico di pensare alla performance e ho sempre voluto essere più vicino al campo di allenamento, perché quello è il mio lavoro, è quello che faccio ogni singolo giorno. Mi ha aiutato in molti modi. A volte mi ha anche reso infelice".

Sulla sua vita privata: "Alexa Melton? La vedo solo in modo estremamente positivo. Era molto divertente e mi ha supportato in ogni modo. Voleva spronarmi a godermi un po’ di più la vita, a fare cose con lei e a fare cose in generale. E le sono grato per questo".

Borussia Dortmund e Chelsea

Sull'esperienza in Bundesliga: "Sembra fantastico essere un calciatore professionista, è tutto ciò che ho sempre desiderato, ma l’idea di farlo davvero mi terrorizzava. Ero davvero spaventato. È stato l’anno più difficile della mia vita. Cominci a pensare sempre di più: ‘Wow, questi ragazzi non vogliono davvero che io abbia successo. Nessuno nella mia scuola parlava mai di calcio europeo. Era come dire: ‘Si avvicinano i Mondiali. Possiamo tifare per gli Stati Uniti’. Quindi per me, quello era tutto. Impari la pazienza, impari che il tuo momento arriverà. La vita va avanti".

Sul passaggio al Chelsea: "Quando la gente dice che non è stato un periodo di successo, la cosa mi incuriosisce, perché credo che sia così che va la carriera di tutti. Non è una carriera in continua ascesa".

Al Milan

Scrive il Time: "Molti consideravano l'acquisto di Pulisic da parte di Red Bird come una mossa di marketing per far vendere più magliette negli Stati Uniti". Pulisic rispose subito alle critiche con un bel gol all'esordio in Serie A: "Non ho pensato molto e non ho ascoltato istruzioni di alcun tipo. Ho pensato solo: ‘Sai cosa? Me la gioco’".

Pregiudizi nel calcio nei confronti degli americani? "Mi piace pensare di aver contribuito a questo cambiamento in molti modi".

E ora i Mondiali

"Gold Cup saltata con la Nazionale? Quel periodo - ha spiegato Pulisic - è stato difficile per me, perché normalmente riesco a zittire tutti con il mio gioco. È quello che ho fatto per tutta la mia carriera. Ero in offseason, quindi la gente parlava solo di me e non potevo semplicemente andare a segnare e farli tacere. Alla fine, se andiamo ai Mondiali e facciamo una buona Coppa del Mondo, tutto verrà dimenticato. Tutti parleranno di quanto saremo bravi. È così che vanno le cose. Ho intenzione di segnare. La cosa non mi preoccupa, amico. I successi passati ai Mondiali mi rilassano sicuramente, in un certo senso. Ma poi arriveranno le prossime grandi partite e io sarò sempre lo stesso. Spero solo di essere un po’ meno sgradevole, se non altro. Ma posso sedermi a letto la sera e immaginarmi mentre sollevo il trofeo della Coppa del Mondo. Lo facevo da bambino. Non ho intenzione di smettere. Bisogna crederci. Perché no?".


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