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L'allarme di Napoli è chiaro a tutti: giocare per non prendere non basta più

di Pietro Mazzara

Ma è davvero una questione di modulo o c’è qualcosa di più profondo dietro ad un Milan iper-pragmatico e volto alla poca propensione offensiva? Il quesito è lecito e merita un approfondimento, perché ciò che preoccupa davvero chi guarda le partite del Milan non è tanto il 3-5-2, il 4-3-3 o il 4-2-3-1, ma è la sensazione sistematica che questa squadra punti di più sul “non dobbiamo rischiare niente” in fase difensiva piuttosto che “dobbiamo rischiare qualcosa di più” in attacco. Qui nessuno sta chiedendo a Massimiliano Allegri  di sciorinare un calcio estetico, che crei proselitismi calcistico-religiosi, ma che ci sia un Milan più concreto e più portato a ribaltare il campo per andare verso la porta avversaria.

Attaccare per difendere
Non è vietato pensare prima a non prenderle, altrimenti il Milan di questa stagione non avrebbe prodotto quelle 24 partite utili consecutive, ma è dentro alcuni di quei risultati che il seme del dubbio ha iniziato a germogliare. Perché il Milan è una squadra che sembra non avere – per impostazione di base – la volontà di ribaltare velocemente il fronte e aggredire con ferocia l’area avversaria. Il problema è che poi, quando lo ha fatto, il risultato è stato spesso lo stesso, ovvero il gol. Sì, perché il Milan – al netto di una rosa costruita in maniera incompleta in estate e non sistemata in inverno – ha dei giocatori che quando muovono il pallone con rapidità e fame, possono e sanno far male agli avversari. Ma questa voglia di risalire il campo con un ritmo più alto non avviene con costanza. E quello che appare altrettanto evidente è che manchi ferocia nel chiudere l’azione, con i giocatori che arrivati all'altezza dei sedici metri si trovano costretti a giocare perimetralmente, nel tentativo di ricreare spazi quando gli avversari si sono chiusi.

I pensieri di Max
Allegri è tutt’altro che stupido, ha sperato di poter ricreare con Leao e Pulisic un coppia d’attacco funzionale, ma nonostante i due si siano messi fortemente a disposizione di allenatore e squadra, l’esperimento non ha dato i risultati sperati. Max ha in testa una sola cosa: arrivare il prima possibile a blindare il posto per la prossima edizione della Champions League, ma per farlo servirà che qualcosa cambi. Se non nel sistema di gioco, quanto meno nell’aggressione offensiva e nella voglia di fare gol. Perché al “Maradona”, specie nel secondo tempo, il Milan non ha mai dato la sensazione di voler spingere per andare a segnare (tranne in un’occasione). Il Napoli, al contrario, ha cercato la via per aprire la difesa milanista, cambiando diverse cose, tra uomini, movimenti e scelte, che poi hanno portato al gol di Politano. Il Mlan deve andare in Champions, ma adesso è tempo di aggredire l’obiettivo prima che il morale dell’ambiente e la classifica cambino in modo non positivo.


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