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Il Milan ha ancora il destino in mano, ma lo sta tenendo con le dita scivolose

di Lorenzo De Angelis

Il Milan è ancora terzo, ma il girone di ritorno racconta un'altra storia. Dopo una prima parte di stagione da squadra in corsa per qualcosa di grande, il tricolore, il Diavolo ha rallentato in maniera evidente: appena 25 punti conquistati nel girone di ritorno, rendimento che ha trasformato il sogno scudetto in un'affannosa rincorsa alla Champions. E adesso le ultime partite diventano fondamentali: sbagliarle vorrebbe dire buttare via dievi mesi di lavoro. 

Da squadra solida a gruppo in affanno

Il problema non è tanto quanto la classifica, che ad oggi sorride ancora alla formazione di Massimiliano Allegri, ma la traiettoria. Nel girone di andata il Milan aveva raccolto 42 punti in 19 gare, con una media da altissima quota. Nel ritorno, invece, il passo è calato drasticamente, con una squadra più fragile mentalmente e meno continua nei momenti chiave. La difesa, tutto sommato, ha retto: il vero crollo è arrivato davanti, dove la produzione offensiva si è quasi spesa. Il Milan ha segnato appena 16 gol nel girone di ritorno, con una media di circa una rete a partita, troppo bassa per una squadra che vuole tornare in Champions League. 

Attacco evaporato, ora non si può più sbagliare

Il dato più preoccupante riguarda gli attaccanti: solo cinque gol dalle punte nel girone di ritorno e un reparto che da settimane non incide come dovrebbe. Leao, Pulisic, Nkunku, Fullkrug e Gimenez non stanto dando il peso offensivo ncessario, e quando davanti non segni, ogni partita diventa una salita anche contro avversari teoricamente inferiori. Ora non servono più spiegazioni, ma punti. Allegri deve ritrovare gol, energie e cattiveria agonista, perché il Milan ha ancora il destino in mano, ma lo sta tenendo con le dita scivolose. 


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