Furlani non parla in conferenza da quasi 2 anni, Cardinale non lo ha mai fatto. Sarebbe giusto rispondere a qualche domanda?
Con il Milan, inteso come club, come sentimento che muove tifosi, e anche come squadra, in questo stato è necessario chiedere ai principali artefici di questa situazione di renderne conto. Anche perché il calcio, seppur anestitizzato e normalizzato negli ultimi anni con questo approccio "corporate", è fatto di domande, risposte ed assunzioni di responsabilità.
A questo punto diventa quasi obbligatorio, soprattutto per rispetto verso i tifosi, far notare che l'ultima volta che Furlani si è presentato in conferenza stampa risale al settembre 2024. Era il giorno della presentazione di Tammy Abraham, e l'AD rossonero prese parola all'inizio per fare chiarezza sul brutto gesto di Leao e Theo di qualche sera prima, quando durante Lazio-Milan si erano ammutinati a Fonseca, "reo" di averli fatti partire dalla panchina nel match dell'Olimpico. Un episodio che, col senno di poi, è stato il perfetto incipit di una stagione sportivamente mediocre e piena di momenti imbarazzanti. Furlani allora disse: "Se n'è parlato tanto, anzi troppo. Noi della dirigenza e i giocatori stessi eravamo sorpresi dalla reazione che c'è stata. È un non-evento per noi".
Fare spallucce verso un problema così grande evidentemente ha portato a cascata altre problematiche che hanno condizionato inevitabilmente la stagione, terminata con un triste ottavo posto e una finale di Coppa Italia persa. Da allora Furlani non ha più risposto in conferenza (e anche in quel caso si è prestato ad una sola precisazione) alle domande dei giornalisti in diretta TV/Web. Con Casa Milan che, a quanto sembra, può essere paragonata ad un saloon del Far West, non sarebbe il caso di tornare a metterci faccia, voce e risposte?
Lo stesso vale per Gerard Cardinale, per tutti Gerry. Dal suo arrivo in Italia si è presentato, tramite interviste ad outlet statunitensi e pochissimi quotidiani italiani, mettendo l'accento su come volesse far diventare il Milan una media company. Una media company che non comunica nelle sue figure apicali che media company è? Il numero uno di RedBird, oltre a farsi vedere pochissimo tra San Siro e Milanello (solo in occasione di qualche big match con annessa intervista concessa a siti come il Financial Times o New York Times), non ha mai parlato faccia a faccia con la stampa italiana che segue il Milan. Cosa che invece succede in tutti gli altri club. A questo punto non sarebbe giusto rispondere a qualche domanda?