ESCLUSIVA MN - Giudice: "È Cardinale ad aver licenziato Maldini e ad aver scelto gli uomini, ora ascolta Calvelli. Ibra fa troppe cose"
Alessandro Giudice, manager, consulente aziendale e opinionista per il Corriere dello Sport, ha rilasciato una intervista esclusiva a MilanNews.it soffermandosi sui temi societari che, ormai da settimane, coinvolgono a pieno il Milan.
Cardinale ha intenzione di prendere un po' più in mano rispetto al recente passato?
"Credo che ce l'abbia sempre avuto, ha sempre avuto peso personale nelle scelte. Forse la comunicazione un po' rada che gli è stata consigliata ha dato l'impressione che fosse distante, ma in realtà in tutte le scelte degli uomini, della struttura, come il licenziamento di Maldini fatto da lui in prima persona, le ha fatte lui. Non è stato un proprietario assente. Elliott delegava molto di più di Cardinale. Non può essere coinvolto nella quotidianità, ma nelle scelte c'è sempre stato. Ibrahimovic, per esempio, lo ha scelto lui e lo ha inserito lui nella struttura rossonera. Non c'è una scelta di direzione che non sia stata presa da Cardinale".
L'interpretazione dei posti sugli spalti di Marassi è un'esagerazione?
"Mah, io credo che allo stadio ci si segga come capita. Non è che si decide prima... Certo, di solito la vicinanza di Tare a Cardinale è un buon segnale per il dirigente. Faccio un paragone. Nell'URSS, c'erano i cremlinologi che, siccome non passava nulla dal Cremlino, visionavano a quanti posti di distanza era seduto un determinato personaggio anno dopo anno... Sinceramente, una partita allo stadio non rende indicativo l'ordine dei posti. Si attribuisce un peso eccessivo a delle cose che possono essere casuali. Magari c'è una motivazione eh, ma non mi sembra di poter trarre conclusioni deterministiche dai seggiolini".
A Marassi, però, uscita pubblica di un certo rilievo per Calvelli.
"Calvelli è un manager che viene da un altro sport, dal tennis, e ha esperienza di gestione. Io non credo che nel Milan servano in tutti i ruoli uomini con esperienza di calcio... Ci devono essere nei ruoli tecnici, che seguono l'area tecnica. Ma poi ci sono altri ambiti di gestione della società, che non riguarda direttamente il campo. Se Calvelli sarà l'amministratore delegato del Milan al posto di Furlani non lo so, ma certamente lui è entrato in RedBird, Cardinale lo ascolta, è nelle cerchia delle persone a lui più vicine professionalmente parlando; è già nel CdA del Milan, ma senza deleghe specifiche. Per il momento".
Furlani è più in bilico o più verso la permanenza?
"Furlani ha un mandato che scade nel 2028. Per continuare ad essere amministratore delegato, bisogna che l'azionista abbia fiducia in te e tu stesso voglia di continuare. Furlani è stato oggetto di una contestazione, secondo me, abnorme, come se i problemi del Milan fossero tutta colpa di Furlani. Il suo compito negli ultimi anni è stato più finalizzato alle cessioni che alle acquisti. Il Milan ha una confusione amministrativa, ma non legato a questo punto. Andranno fatte valutazioni sui consultivi e sui bilanci".
Le risulta un reinserimento di Ibrahimovic nell'area sportiva del Milan?
"Potrebbe essere, ma andrà a fare il commentatore per i Mondiali per un mese. Come fa a fare il manager del Milan stando fuori in un momento chiave?! Io penso che Ibra faccia troppe cose. Lui ha tante attività, tante incursioni tra media e social, ma se tu hai un ruolo in una società devi essere sul pezzo. Quando il Milan prese Ibra, lo fece per colmare il vuoto lasciato da Paolo Maldini, soprattutto nella vicinanza alla squadra a Milanello e supporto all'allenatore. Alla prova dei fatti, Ibra non è focalizzato h24 su questo ruolo e che tutte le attività extra siano incompatibili con questa carica. Si è defilato per forza di cose. È parte della struttura, ma prendere in mano il Milan significa mettere il Milan al primo posto delle sue occupazioni. Non può trattarlo come un hobby".