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Dalle mani in faccia al dischetto "scavato": per favore, basta ipocrisie viscide

di Manuel Del Vecchio

Il rischio di sembrare di soffrire di una forte sindrome d'accerchiamento in questi casi è concreto, ma correremo ugualmente il rischio. Il copione sembra sempre il solito, no? C'è qualche polemica, sembra che tutto il mondo ce l'abbia contro la propria squadra, ci si chiude a riccio e allora ci si scaglia contro qualche "nemico" immaginario per grattare la pancia al proprio pubblico. Il confine è sottile e sconfinare in questo antipatico esercizio è facile, ma arrivati ad un certo punto è doveroso chiedere di smetterla.

Perché o ci si indigna bene, tutti i giorni, per ogni cosa che non va nel mondo del calcio oppure si entra in un cortocircuito che sfocia nel ridicolo. I tifosi hanno la strana abitudine di considerare la propria squadra ed i propri giocatori moralmente superiori rispetto agli altri e chi è incaricato di raccontare questo sport ci marcia allegramente.

Fa sorridere visto che nel calcio, passateci il detto, il più pulito ha la rogna. Le storie strappalacrime fanno vendere qualche copia in più o attirano click dagli amanti dei racconti melensi, ben costruiti e dalla morale positiva. La realtà è altra cosa. Piaccia o non piaccia, sul campo da calcio ci si insulta, ci si spinge, ci si picchia (ora col VAR un po' meno), ci si odia e si fa di tutto per prevalere sull'avversario. È sempre stato così e sarà così per sempre. Cambiano magari i modi, ci si ingegna in nuovi metodi per sfuggire alle telecamere, ma non esiste la purezza o l'ingenuità. Esistono solo atleti più o meno smaliziati.

Negli mondo, in sport strutturati meglio e con un appeal televisivo maggiore (evidentemente queste sono le cose che interessano ai dirigenti di oggi, quindi parliamo il loro linguaggio), il trash talking è un qualcosa che aggiunge, non toglie. Lo scontro, quello sul campo, manda in estasi i tifosi. Nei limiti dei vari regolamenti si utilizza ogni mezzo per prevalere. Poi, a fine partita, una stretta di mano, un sorriso, ed amici come prima. Si chiede agli atleti professionisti di essere animali da competizione e poi ci si scandalizza perché Pavlovic va a "scavare" il dischetto degli undici metri, con il povero Stanciu che poi spara alle stelle il penalty della possibile vittoria del Genoa. E giù a pontificare, a tirare fuori dal cassetto l'aureola delle occasioni giuste da incastrare sul capoccione tra un video social biascicato e l'altro, quando con rabbia, tra servizi o un semplice tweet, si va contro ogni tipo di deontologia per seguire la via degli influencer e degli algoritmi delle varie piattaforme, per un like o un insulto, monetizzabile, in più.

È stato così per Gimenez che si tiene il volto dopo il colpo subito in Milan-Fiorentina, è stato così per il rigore (ma quale rigore poi?) non assegnato ai biancocelesti in Milan-Lazio, è stato così per il dischetto brutalmente deturpato dall'antiecologista Pavlovic. Come ha potuto rovinare lo splendido prato di San Siro? Espulsione, squalifica e dieci Pater Noster prima di andare a letto. Da recitare tutti eh, che controllano bene il labiale. Ne sa qualcosa Maignan,  che subito è stato segnalato per il "fils de pute" che si è lasciato scappare uscendo dal campo. Ma anche questa volta ai soliti noti è andata male: dalle immagini di DAZN non è possibile stabilire a chi si riferisca. Il braccio della morte può aspettare, almeno per il momento. Il benaltrismo è sempre fastidioso, urticante, ma è impossibile non lasciarsi andare ad un sorriso amaro ripensando ad una delle pagine più nere (scelta lessicale non casuale) della storia recente del calcio italiano. Lì nessuna caccia alle streghe, nessun giudizio, niente di niente. E ovviamente audio non pervenuto.

L'indignazione è a targhe alterne, perché ovviamente non è sincera. Non frega a nessuno se Pavlovic è "scorretto" (poi parliamone, ma quale scorrettezza?) o Maignan si permette di dare del figlio di puttana a qualcuno. Frega se è a farlo è un calciatore della squadra X o della squadra Y. In Inter-Verona del gennaio 2024, partita vinta 2-1 dalla squadra di Inzaghi, Frattesi era andato sul dischetto a fare la stessa cosa fatta da Pavlovic e che nella storia del calcio è stata fatta altre 1000 volte. Giustamente in quel frangente non ci sono state polemiche.

Quindi per favore, basta con questa falsa ipocrisia spicciola. È stancante, viscida, fastidiosa, aberrante. Stiamo dicendo che va concesso tutto, rutto libero e così via? No, i paletti devono esserci per le cose giuste. Ma quelle non fanno interazioni, evidentemente. Occhio però a continuare su questa strada: una volta ok, due pure, alla terza il pubblico, che tiene in piedi tutto il carrozzone calcio, si stanca. Poi hai voglia a contare gli steli d'erba brutalmente schiacciati dal cattivone di turno.


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