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Da predestinato a invisibile in 5' minuti: la storia di Cristante

di Riccardo Casali

Riavvolgiamo il nastro. Il 10 gennaio scorso, in piena sessione invernale del calciomercato Adriano Galliani, uscito dall’allora sede di via Turati e braccato dai cronisti, proclamò: ''Andrea Petagna e Bryan Cristante faranno parte della rosa della prima squadra dell’anno prossimo''. Le investiture sui promettenti giovani rossoneri nei mesi successivi proseguirono ininterrotte da Allegri fino ai critici, transitando dagli esperti di calcio giovanile, e tutti asserivano sicuri: Petagna e Cristante, la meglio gioventù. Come sia andata a finire è sotto gli occhi di tutti. Se per l’attaccante il prestito alla Sampdoria è un’occasione (finora poco sfruttata) per ritagliarsi uno spazio che al Milan, causa sovrabbondanza di punte non avrebbe avuto, per Cristante la situazione è, per certi versi e non ce ne voglia nessuno, paradossale. Il 18enne playmaker, da più parti e forse troppo frettolosamente definito il nuovo Pirlo, nella scorsa stagione in Primavera e nel precampionato ha convinto tutti: allenatore, compagni, senatori, critici e osservatori. All’inizio della bagarre campionato tutti si aspettavano la sua esplosione, o perlomeno un suo impiego, e invece…E invece il primo semestre trascorso nella squadra dei ''grandi'' dal giovane centrocampista, che due anni fa esordì in prima squadra nel gelo di Praga in Champions League a soli 16 anni, è racchiuso in un numero: 5’. Cinque sono infatti i minuti concessogli da Max Allegri nello scialbo 0-0 contro il Chievo. Bryan è entrato in campo al 86’ e prima del triplice fischio finale ha avuto giusto il tempo di ambientarsi sul rettangolo di gioco. Per il resto lo score in prima squadra di questi sei mesi parla chiaro: troppe panchine e qualche tribuna (soprattutto in Champions), tanto che per giocare è dovuto scendere nella Primavera di Inzaghi con la quale ha affrontato, da titolare, il Barcellona nella Youth Champions League. 180’ conditi da giocate di qualità e da due reti, distribuite tra andata e il ritorno. Quest’ultimo gol è valso un prezioso pareggio che ha permesso alla squadra di Inzaghi di incamerare un punticino fondamentale per il proseguo dell’avventura nella vera Champions dei giovani. Per il 18enne play di centrocampo questa rappresenta l’unica, magra e amara, consolazione raccolta finora. In attesa di una collocazione (probabile) in prestito a gennaio che gli consenta di giocare, una domanda ci sorge spontanea: davvero nel Milan di questa stagione, e vista la poca qualità presente nel reparto di mezzo, non si potevano concedere dei minuti a Bryan?


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