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Con Allegri è un altro Milan: ecco perchè

di Francesco Somma

Quando la giostra è partita, non si può più scendere. A campionato iniziato, e a calciomercato concluso, non resta che chiedersi cosa sarà del Milan, se è stato fatto tutto il possibile, se quella di affidare le redini del gruppo a Massimiliano Allegri è stata una scelta giusta. Prima risposta: il futuro non ci appartiene. Seconda risposta: si può sempre fare di più, ma di certo fino a questo punto è stato fatto tanto. Con un colpo solo, Berlusconi e Galliani hanno raggiunto più obiettivi. Innanzitutto, hanno elevato di un bel po’ la qualità complessiva del gruppo e, conseguentemente, ridotto in maniera evidente il gap con l’Inter. In secondo luogo, la campagna acquisti 2010/2011 è riuscita a polverizzare (o quasi) le fila del Partito degli Scontenti, folte e sempre più arrabbiate negli ultimi anni. Terza risposta: utilizziamo la prima come doverosa premessa, ma vi aggiungiamo qualche riga di riflessione. Come Leonardo esattamente un anno fa, Allegri non è un uomo “a caso”. Come il brasiliano riuscì a fare del Milan una creatura propria - dandogli un’impronta che seppur discutibile (anzi, discussa e a lungo andare, sgradita), era chiara, personalizzata e rispondente ad un progetto preciso – così il livornese, allenatore per mestiere, si è posto un obiettivo, si è rimboccato le maniche ed ha già ottenuto, a nostro avviso, risposte più che incoraggianti. Il Milan che ha travolto il Lecce alla prima di campionato è stato un Milan “diverso”, forse dimenticato, o addirittura mai visto dai più giovani. Un Milan in cui tutti partecipano all’azione, con o senza palla, un Milan in cui tutti, non solo Pirlo, possono far nascere un’iniziativa pericolosa. Non si sono viste, finalmente, le solite manovre estenuanti, caratterizzate da infinite serie di passaggi in orizzontale: chi ha guardato la partita con attenzione avrà notato che per lunghi tratti il possesso palla del Milan ha previsto (e, speriamo, prevedrà) due o tre tocchi, e palla in verticale. Chi non ricorda gli anni (neppure troppo lontani) in cui i rossoneri avevano una corda sola? Dal portiere, palla a uno dei due centrali, poi a Pirlo che aveva una sola scelta: inventare una palla geniale per attaccanti troppo statici.

E’ presto per i giudizi definitivi, ma dalle prime impressioni, la “mano del tecnico” è molto visibile. Il Milan ha voltato pagina: è rapido, determinato e sempre pericoloso, e questo è stato possibile grazie a due elementi essenziali: il lavoro tattico e la bravura dell’allenatore, e quello fisico dei giocatori. Che in estate, agli ordini di Allegri, hanno lavorato sodo come (a loro ammissione) non accadeva da anni. Quando si dice che il calcio, oggi, è una disciplina in cui vince chi arriva prima degli altri sul pallone, con la mente e con il corpo, non è una boutade. La tecnica individuale è fondamentale, ma se non suffragata dai movimenti giusti, possibili soltanto grazie ad una buona condizione atletica, può anche diventare vana. Non possiamo sapere cosa il destino abbia in serbo per il futuro dei rossoneri: tutto ciò che sappiamo è che da qualche giorno il Milan ha messo a posto le carte per andare lontano, e che chi ne è al timone sa quello che sta facendo.
 


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