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Cardinale, hai visto com'era luminoso quel "€139"? Ascoltate i tifosi del Milan, anche perché lo spettacolo offerto non vale il costo

di Manuel Del Vecchio

In Milan-Juventus di ieri sera è tornata alla luce la netta spaccatura che c'è tra il tifo rossonero e la società/proprietà, proprio come qualche settimana fa la frana di Petacciato è tornata a muoversi e ha spaccato in due la costa italiana sul lato dell'Adriatico.

Solo che a differenza del preoccupante fenomeno geologico che tocca la costa molisana e sale alla cronaca ogni 15-20 anni, la frattura nell'ambiente rossonero è molto più fresca e soprattutto ha smottamenti che tornano in lassi di tempo decisamente più brevi. Il bel campionato della squadra di Allegri non ha fatto dimenticare nulla al popolo rossonero, anzi: il malcontento verso dirigenti e proprietà è sempre ben presente.

Al massimo messo momentaneamente da parte per essere vicini alla squadra, ma mai del tutto assopito. E a Casa Milan ne sono ben consci: infatti ieri sera nel momento della premiazione di Ruud Gullit, con l'olandese che entra giustamente nella Hall of Fame del club, non c'era nessun dirigente apicale durante il riscaldamento sul prato verde di San Siro per consegnare il premio allo storico numero 10.

Dicevamo, la spaccatura tra tifosi e club. L'avvicinamento a Milan-Juventus ha visto montare la polemica sul costo dei biglietti che, anche nei settori considerati popolari, è andato a toccare cifre decisamente impegnative: indicativo il prezzo per il secondo anello blu, comunemente quello della Curva.

139€: il costo del biglietto ripreso dalla coreografia scelta dal tifo organizzato, che con i flash degli smartphone ha fatto comparire la cifra della discordia. Un'iniziativa che non ha avuto lo spazio che meritava in diretta TV ed è un peccato. Perché se Atene piange, Sparta non ride. Di anno in anno il costo per assistere ad una partita dal vivo sale vertiginosamente, in Italia ed in Europa. Proprio in questo weekend i tifosi del Liverpool hanno protestato contro i proprietari, in modo decisamente meno educato e pacato, definendoli "greedy bastards". Avari bastardi. 

I club non sono onlus ed il guadagno è sicuramente un obiettivo primario, ma è importante non tirare troppo la corda. Non deve ingannare il San Siro sempre pieno: tolti i posti sponsor, il conteggio degli abbonati ed i turisti che acquistano il biglietto tramite varie agenzie a prezzi folli, rimane davvero uno zoccolo duro sufficiente a garantire serenità?

Fare affidamento su quelle fette di pubblico è come analizzare un bilancio senza dividere i ricavi caratteristici, più o meno fissi di anno in anno, e quelli derivanti dalle plusvalenze, volatili per definizione. Il rischio di trasformare San Siro in un costosissimo teatro e poi ritrovarsi senza pubblico non è basso, soprattutto perché quello che si vede in campo spesso, proprio a livello di spettacolo, non vale il prezzo del biglietto.

Cardinale ha potuto vedere con i suoi occhi che tipo di aria tira e soprattutto qual è il pensiero del tifoso hardcore, quello che ama il Milan e lo amerà anche oltre questa proprietà. Ritornando negli States è bene che Gerry si renda conto che è sempre ad una decina di risultati negativi dal ritorno del "Cardinale devi vendere, vattene".

Sai che brutta una colonna sonora del genere in un impianto che strizza l'occhio a tutt'altra categoria di spettatori. Negli anni passati Gazidis, nell'anno del ritorno in Champions, ha avuto l'intelligenza di rimodulare il tariffario al ribasso. Maldini, durante la meravigliosa cavalcata scudetto, impose i biglietti a prezzi popolarissimi per rendere San Siro un'arena. Gli esempi virtuosi ci sono, il pubblico vi sta parlando: ascoltate.


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