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Cardinale cerca un allenatore straniero per il Milan. Ignorando, ancora una volta, la storia del club rossonero

di Manuel Del Vecchio

Due anni fa scrivevamo su questi lidi, a firma di Gaetano Mocciaro, questo: "C'è stato un momento in cui il motto era "Il Milan ai milanisti". Tutto è partito con l'ingaggio il 5 novembre 2001 di Carlo Ancelotti. Una tradizione proseguita con Leonardo, Seedorf, Inzaghi. Con in mezzo Massimiliano Allegri, sul quale Adriano Galliani se la cavò con la presenza dell'allora centrocampista in una tournée con i rossoneri nel 1994. Il senso di questa filosofia era quello di mantenere una forte identità, un senso d'appartenenza da trasmettere ai nuovi giocatori che sarebbero arrivati. Chi può capire l'importanza della maglia rossonera più di chiunque altro, se non chi l'ha vestita?".

Sembra l'attacco di un pezzo che potrebbe essere stato scritto in questo momento, e infatti lo riproponiamo per sottolineare due cose. La prima: il Milan è un club dal DNA forte, chiaro, addirittura quasi ingombrante. La seconda è che questo DNA è stato calpestato a partire da giugno 2023, quando Cardinale ha deciso di licenziare Paolo Maldini. Anche in questi giorni il numero uno di RedBird l'ha definito un "one man show". Nel frattempo, gli uomini scelti dal manager statunitense non saranno stati one man show (parliamone), ma hanno letteralmente cancellato e azzerato quanto di buono era stato fatto di buono dal duo dirigenziale formato da Maldini e Massara. Non esenti da errori, chiariamolo, ma garanti di competenza e milanismo. Oggi nel Milan non ci sono più neanche Furlani e Moncada, mentre resiste Ibrahimovic, ma ormai il danno è fatto: Cardinale e Ibrahimovic sono stati, sono e saranno contestati duramente da tutto il mondo rossonero fino alla fine dei loro giorni rossoneri.

Il numero uno di RedBird non riesce a capire i motivi di queste proteste e continua per la sua strada. Questo vuol dire che il prossimo allenatore del Milan sarà straniero. Dopo l'illusione Iraola, impensabile pensare che un allenatore in ascesa come il basco potesse accettare un Milan così caotico (infatti va al Liverpool), i nomi che resistono sono quelli di Arne Slot e Oliver Glasner. Ma non trattenete il respiro, perché almeno fino alle metà della prossima settimana non verranno prese scelte definitive (sempre che i due non rifiutino come tutti gli altri). Nel frattempo possiamo farvi rivivere le mirabolanti imprese di tutti gli allenatori stranieri passati sulla panchina rossonera negli ultimi 30 anni.

MILAN E GLI ALLENATORI STRANIERI: OSCAR TABAREZ

Arrivato a Milano dopo una positiva esperienza al Cagliari, dove si era fatto apprezzare per il lavoro svolto, non riuscì a replicare gli stessi risultati in rossonero. La sua avventura si concluse già all'inizio di dicembre 1996, dopo la sconfitta contro il Piacenza decisa da una spettacolare rovesciata di Pasquale Luiso. Va però riconosciuto che Tabarez si trovò a operare in un contesto particolarmente complicato. Ereditò infatti una squadra ormai al termine di un ciclo straordinario, reduce dai successi ottenuti sotto la guida di Fabio Capello, con quattro scudetti conquistati in cinque stagioni. I suoi metodi non riuscirono a rilanciare il gruppo e il Milan fu costretto a intervenire in corsa, cambiando allenatore per la prima volta dopo un decennio di stabilità tecnica.

MILAN E GLI ALLENATORI STRANIERI: FATIH TERIM

Il tecnico turco approdò al Milan nell’estate del 2001, ma la sua esperienza durò poco e regalò ben poche soddisfazioni ai tifosi, fatta eccezione per uno spettacolare derby vinto 4-2. Dopo un avvio di stagione incerto e la sconfitta sul campo del Torino, la società decise di interrompere il rapporto. Anni dopo, Alessandro Costacurta espresse un giudizio molto severo sul suo operato, definendolo in un’intervista "il peggior allenatore mai avuto al Milan". Secondo l’ex difensore rossonero, Terim "pensava davvero di essere più importante di ciascuno di noi e della società". 

MILAN E GLI ALLENATORI STRANIERI: LEONARDO 

Dopo aver lasciato il segno come calciatore e successivamente come dirigente, il brasiliano venne promosso allenatore della prima squadra come post Ancelotti. La sua esperienza sulla panchina del Milan durò però una sola stagione: nonostante alcuni risultati positivi, i rapporti sempre più tesi con Silvio Berlusconi portarono alla separazione al termine dell'annata.

MILAN E GLI ALLENATORI STRANIERI: CLARENCE SEEDORF

L'olandese fece il suo esordio assoluto in panchina proprio alla guida del Milan, subentrando a stagione in corso al posto di Max Allegri e restando in carica soltanto da gennaio a giugno del 2014, un periodo troppo breve per valutarne il lavoro.

MILAN E GLI ALLENATORI STRANIERI: SINISA MIHAJLOVIC

Il compianto serbo era arrivato sulla panchina rossonera nel pieno della cosiddetta "Banter Era", uno dei periodi più difficili della storia recente del club. Nonostante alcuni segnali di crescita e il raggiungimento della finale di Coppa Italia, il tecnico serbo venne esonerato nell'aprile del 2016, poche settimane prima di poter giocarsi il trofeo contro la Juventus.

MILAN E GLI ALLENATORI STRANIERI: PAULO FONSECA

Neanche il tempo di arrivare che fu immediatamente esautorato dallo spogliatoio: il cooling break di Theo e Leao è storia. La società non si prese la briga di difenderlo e lui perse forza sullo spogliatoio. Nonostante vittorie importanti come quella del Derby o al Bernabeu contro il Real Madrid l'esonero arriva a fine dicembre, dopo un pareggio contro la Roma. Trattato praticamente a pesci in faccia da tutto l'ambiente, i dirigenti rossonero lo mandarono in conferenza stampa post partita da esonerato. Una parentesi davvero triste per tutti, ma non per lui: Fonseca ha dimostrato grande dignità nonostante un ambiente ostile.

MILAN E GLI ALLENATORI STRANIERI: SERGIO CONCEIÇAO

Nominato allenatore al posto di Fonseca, rivitalizza la squadra e vince un'insperata Supercoppa Italia battendo prima la Juventus e poi l'Inter in finale, con una fantastica rimonta. Un avvio che illude, visto che in campionato la squadra fa enorme fatica e poi viene eliminata dalla Champions League da un modesto Feyenoord. Il portoghese ha metodi duri e addirittura viene quasi alle mani in campo con Calabria dopo il triplice fischio di Milan-Parma a San Siro. Per non farsi mancare nulla c'è anche il "collaboratore-gate", quando una persona del suo team passa ai giornalisti una fantomatica "lista delle lamentele": Conceiçao disconosce pubblicamente il tutto. Perde la finale di Coppa Italia contro il Bologna e saluta con la promessa di fare chiarezza sulla situazione difficile che ha trovato tra spogliatoio e società.

Alla prossima (dis)avventura, sperando di dover aggiornare questa lista il più in là possibile.


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